Resistenza boia

13 Marzo 2010 da Redazione

In ambito internazionale, non è così scontata la bontà del partigiano e la schiacciante colpa del combattente per la Repubblica Sociale Italiana. Chissà se verranno fuori tutti i crimini commessi dai presunti “liberatori”… In Italia, di sicuro, non sarebbe nemmeno pensabile.

La Resistenza accusata di genocidio

di Eugenio Di Rienzo

La Corte internazionale dell’Aia accoglie il ricorso del figlio di un milite della Repubblica sociale assassinato senza processo dai partigiani comunisti. Chiede giustizia per altri 400 caduti

La malinconica profezia espressa da Piero Buscaroli nel suo bel libro, Dalla parte dei vinti (Mondadori) secondo la quale la memoria degli sconfitti del 1945 sarebbe stata per sempre condannata all’oblio non si avvererà. Luis Moreno Ocampo, procuratore capo della Corte penale internazionale dell’Aia ha accolto la domanda che chiede l’apertura di un’inchiesta per la morte di Lodovico Tiramani (milite scelto della Guardia nazionale repubblicana) e di altri quattrocento appartenenti alla Repubblica sociale, trucidati dalle bande partigiane. L’ipotesi di reato è genocidio. Il Tribunale dell’Aia ha risposto così al figlio di Tiramani, Giuseppe, che, attraverso la consulenza del suo legale Michele Morenghi, ha chiesto l’apertura del procedimento tramite una memoria dove si sostiene che: «Mio padre fu prelevato nei pressi di casa sua a Rustigazzo nel piacentino nel luglio del ’44 da un gruppo partigiano della brigata Stella Rossa, fu processato e condannato a morte senza un giudice, senza un comandante partigiano e senza una sentenza a verbale. Fu fucilato poche ore dopo nei pressi del Monte Moria. Mia madre lo trovò crivellato di colpi. Io non voglio vendette, ho già perdonato tutti coloro che uccisero mio padre, abitavano nel mio paese e li ho conosciuti personalmente dopo la guerra. Chiedo sia fatta giustizia per il suo caso e per tutti gli altri combattenti della Repubblica sociale uccisi in quegli anni nel piacentino».

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Un passo indietro

13 Marzo 2010 da Redazione

Le tirate d’orecchio nei confronti di Paolo Scaroni e Silvio Berlusconi, hanno sortito effetti positivi. Dopo aver preso atto del loro comportamento sgradevole e indisciplinato nei riguardi dei loro superiori, i due si sono affrettati a esporre pubblicamente le proprie scuse. Dichiarando inoltre  di esser pronti a sacrificare gli interessi nazionali, pur di porre rimedio ai danni derivati dal loro atteggiamento.

La notizia è di quelle che lasciano increduli. Ieri l’Amministratore Delegato dell’Eni Paolo Scaroni, spiazzando un po’ tutti, soprattutto i partners di Gazprom, ha dichiarato che South Stream, il progetto di pipeline in coabitazione tra Russia, Italia e Francia che aggira i paesi extracomunitari dell’est, dovrebbe fondersi con Nabucco, gasdotto concorrente voluto dai vertici europei e statunitensi per depotenziare l’arma energetica russa, la quale, secondo le alte sfere di Bruxelles e quelle di Washington, rischia di divenire un ricatto di lungo periodo per l’indipendenza energetica del Vecchio Continente. Riporto interamente la notizia alla fine di queste breve riflessioni, tratta da un dispaccio dell’Agi news. Inutile negare che queste uscite apparentemente po’ bizzarre e fuori dal reale contesto geopolitico sono il prodotto di quella svolta strategica, per nulla vantaggiosa, che Berlusconi ha attuato con il suo discorso davanti alla Knesset, il parlamento Israeliano.

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Sul crocifisso nelle aule

12 Marzo 2010 da Redazione

del Cuib Femminile di Raido

Un altro… l’ennesimo attacco alle nostre radici di esseri umani e della nostra tradizione. Un attacco alla solida terra su cui dovrebbero poggiare i nostri piedi e al sicuro cielo cui dovrebbe tendere il nostro spirito. E l’attacco diventa ancora più duro e cruento se il bersaglio sono i nostri bambini e ragazzi che vivono la fase più delicata della vita, la fase della crescita in cui è fondamentale e necessario avere scogli sicuri cui ancorarsi per non essere trasportati via dalle tante correnti, argini sicuri per non disperdersi in mille insignificanti rivoli destinati a sparire…quella preziosa e delicata fase delle nostre vite in cui i punti di riferimento acquistano più che mai un’importanza fondamentale. E l’attacco che si è cercato di portare a segno consiste nel togliere un simbolo sacro dal luogo principe in cui si svolge l’educazione dei nostri ragazzi, che poi si traduce…considerando anche le influenze che i simboli esercitano sull’ambiente circostante, si traduce nel tentativo di togliere il Sacro come punto di riferimento per la giovani vite che si stanno formando…E’ semplicemente pazzesco, disumane e crudele!

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Mo’ vi difendo… ma intanto vi ammazzo!

12 Marzo 2010 da RedazioneNord

Lo “spettabile” Dipartimento di Stato Usa sarebbe bene che, prima di criticare gli altri, guardasse un po’ meglio cosa capita all’interno dei suoi confini… e poi hanno il coraggio di intraprendere la crociata per la salvaguardia dei diritti dei musulmani, dopo tutto quello che hanno fatto dall’ 11 settembre ad oggi… anche all’ipocrisia c’è un limite!

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WASHINGTON - Nel loro rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo, il Dipartimento di Stato Usa afferma che la situazione è “degenerata in Iran”. La critica si estende anche alle scelte ostraciste nei confronti dei musulmani in Svizzera. Il rapporto esprime preoccupazione per l’aumento della discriminazione verso i cittadini di religione islamica registrato nel corso del 2009 in Europa e cita in particolare la vicenda della proibizione in Svizzera della costruzione di minareti.

Il rapporto annuale negli Stati Uniti rileva una serie di esempi di “discriminazioni e di molestie” nei confronti dei musulmani “in diversi paesi dell’Europa, invece generalmente rispettosi dei diritti umani”. “La discriminazione nei confronti dei musulmani in Europa è diventata una fonte di crescente preoccupazione”, afferma il documento annuale del Dipartimento di Stato, citando in particolare proprio il divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera.

http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/11/news/usa_diritti_umani-2594026/

Chi fa da se fa per tre?

12 Marzo 2010 da RedazioneNord

Questo stato è così presente che sono i cittadini qualunque – anche gli anziani – a dover badare alla sicurezza della propria gente… eloquente se non altro…

Trieste - (Adnkronos) - Dopo gli esami medici per attestare l’idoneità fisica e psicologica sarà necessario effettuare un corso di formazione di 20 ore prima di venir inserito nell’albo regionale. Il 10% degli aspiranti supera i 70 anni e il 35% ha un’età che va dai 61 ai 70 anni

Trieste, 11 mar. - (Adnkronos) - Sono 348 le persone che in Friuli Venezia Giulia hanno chiesto di diventare volontari per la sicurezza. Di questi, 205 appartengono alla provincia di Pordenone, 123 a quella di Udine e 20 a quella di Trieste: “Un trend inversamente proporzionale - rileva l’assessore regionale alla Sicurezza Federica Seganti - alla presenza delle Forze dell’ordine sul territorio, piu’ nutrita a Trieste e Gorizia, citta’ questa dove addirittura non sono state presentate domande”.

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Strade di Belfast

11 Marzo 2010 da Redazione

Storie di vita quotidiana sullo sfondo della lotta di liberazione irlandese

Storie quotidiane di una comunità immersa nel conflitto tra il Movimento Repubblicano irlandese e l’esercito inglese, i racconti del leader irlandese rievocano le strade di Belfast e la loro variegata umanità.

Autore: Gerry Adams

Curatore: S. Chiarini

Traduttore: O. Casagrande

Editore: Gamberetti

Pagine: 152

Anno: 1994, 3a edizione

Collana: Equatori

Prezzo: 13 €

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Decolonizzazione

11 Marzo 2010 da RedazioneSud

Come faceva notare ieri Federico Fubini sul Corriere, l’idea che circola in questi giorni in Europa, quella di creare un proprio fondo monetario, curiosamente riprende l’iter seguito dalle ex colonie europee. Come dire, l’Europa comincia a prendere coscienza del suo essere colonia ed accarezza finalmente l’idea di liberarsi. Da chi? Beh, basta vedere chi sono i principali azionisti - e membri permanenti - del Fondo Monetario Internazionale: Stati Uniti e Gran Bretagna. Perché il Fondo negli anni ha avuto e continua ad avere primariamente un ruolo politico fondamentale, com’è ovvio: chi ti presta i soldi e ti permette di salvarti, ti tiene in pugno. È pura logica. È il motivo per cui il Fondo, di fatto, detta l’agenda ai paesi che chiedono un prestito, imponendo una certa politica economica, fatta per lo più di tagli alla spesa sociale. In mancanza di un’entità politica che possa decidere una politica economica unitaria, il Fondo si assume in pratica questo compito, imponendo ai debitori un modello economico tipicamente anglosassone: poca assistenza sociale e liberismo sfrenato. L’aiuto del Fondo, dunque, rappresenta prima di tutto la dipendenza da un soggetto esterno, motivo per cui “in America Latina le potenze emergenti, a cui il Fmi dettava le condizioni, ora si smarcano” e “quando nel 2008 gli oligarchi vicini al Cremlino si sono trovati con 490 miliardi dollari di debiti e il barile a 30 dollari, Vladimir Putin ha preferito bruciare le riserve piuttosto che chiamare il Fmi” (ibid.). Insomma, l’idea di un fondo europeo nasce un po’ dal bisogno di riprendersi la propria sovranità, motivo per cui il presidente della Commissione europea, Barroso, che ha da poco fatto approvare il via libera agli Ogm, con grande gioia delle multinazionali americane che li producono, ha subito detto che il fondo, si, è un bel progetto, ma “a lungo termine”: un modo per smarcarsi e rinviare la questione. Resta da vedere per quanto tempo la questione possa essere rinviata. Ma c’è di più, e lo dice chiaramente Thomas Mayer, capoeconomista di Deutsche Bank ma, soprattutto, uno dei due economisti che ha avanzato l’idea del fondo europeo (l’altro è Daniel Gros, anche lui tedesco). Il fondo, infatti, avrebbe anche il compito di fare quello che non è stata capace di fare la Banca Centrale Europea, ovvero dare un senso al Patto di stabilità (“disatteso dai suoi stessi proponenti a metà anni Novanta, la Germania e la Francia”) e dare un equilibrio alle differenze di competitività tra i paesi europei, fattore che proprio per il presidente della Bce, Trichet, “non conta per la stabilità dell’euro, ma come si è visto non è così” - continua Mayer nell’intervista. Insomma, senza dubbio una svolta, ma siamo sicuri che sia una svolta positiva? Chi vivrà vedrà ed ovviamente ciò dipenderà da come sarà poi concretamente gestito il tutto. Ma, in questo momento, tornare ad una politica economica fatta in loco, anziché decisa oltreoceano, sembra già un passo in avanti.

Fonti: Corriere della Sera (10 marzo 2010) - effedieffe.com

L’ennesimo voltagabbana

11 Marzo 2010 da RedazioneSud

E per fortuna esistono i fischi, con i quali pare sia stata accolta, dagli stessi colleghi del Pdl, Daniela Santanchè, al momento del suo ingresso tra i banchi del governo, dopo la sua promozione a sottosegretario per l’Attuazione del programma. E dopo, soprattutto, le sue passate (ma non troppo!) dichiarazioni fortemente anti-berlusconiane e tristemente volgari: “tanto non gliela do”, o ancora “Berlusconi vede le donne solo in orizzontale”. Ora, non vorremmo essere troppo scortesi nei confronti della rampante cinquantenne, ma a quanto pare, altro che in orizzontale, ben più scomoda è la posizione (metaforica, per carità!) che sembra sia stata disposta ad assumere per avere una poltrona…!

Fonte: Corriere della Sera (10 marzo 2010)

Che genio

11 Marzo 2010 da Redazione

Dovete perdonarci se ancora ci capita di parlare del soggetto dei soggetti, il rampolletto di casa Agnelli che dovrebbe in qualche modo rappresentare il nostro paese a livello industriale all’estero… Guardate il video… Il playmaker che perde la palla per colpa sua lo guarda esterrefatto e sembra pensare “Ma questo è un coglione!”. Lo avranno pensato gli americani che guardavano la partita e gli italiani che lo hanno visto da qui…

Il vecchio va bene, ma solo se paga!

10 Marzo 2010 da RedazioneNord

E dire che in una società giusta dovrebbero essere considerati i custodi del sapere e dell’esperienza…

ROMA - I pensionati italiani sono i più tartassati d’Europa. Nel freddo inverno della crisi economica sono loro, capelli grigi e qualche acciacco, a portare un terzo del peso della pressione fiscale sulle spalle. Sembra un paradosso ma il 30,4 per cento del totale del prelievo Irpef è sostenuto dai pensionati. Ovvero: sui 145,9 miliardi che l’erario incassa ogni anno dai suoi oltre 40 milioni di contribuenti, ben 44,4 provengono dalle buste-paga dei 15,3 milioni lavoratori a riposo.
Pagano molte tasse e, al netto, si mettono in tasca ben poco. Circa il 15 per cento in meno, in media, rispetto ai pensionati dei maggiori paesi europei dove, con un sistema di detrazioni e deduzioni, si tutela il reddito di questa fascia debole della nostra società. Ma non basta: a parità di reddito con un lavoratore dipendente incassano di meno al netto delle tasse perché il sistema delle agevolazioni li penalizza.

Il quadro allarmante emerge da uno studio della Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, che lamenta, oltre alla questione fiscale, anche la caduta del potere d’acquisto degli assegni e la carenza del sistema assistenziale per i più anziani. Tutto ciò - spiega la Cgil - a dispetto della propaganda del governo che tende ad accreditare l’idea che i percettori di reddito fisso, e tra questi i pensionati, si trovino avvantaggiati dalla ripresa e dal calo dell’inflazione.

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