Pure lo sciopero della fame?!

8 Febbraio 2010 da Redazione

Serviva uno sciopero della fame di 35 giorni (!!!) per tirar fuori un argomento che da anni ci tartassa (inutilmente)…E continuano a lamentarsi…Di solito funziona, e forse lo hanno capito bene…

ROMA - Dopo 35 giorni, Francesco Zanardi ha interrotto lo sciopero della fame iniziato il 4 gennaio davanti a Montecitorioper sollecitare l’avvio di una discussione parlamentare sulle unioni civili tra gay. Il digiuno, ha spiegato in una nota, è stato accompagnato dalla «più totale indifferenza delle istituzioni italiane, a nulla sono servite le mail degli italiani, le mie, quelle delle associazioni, persino i richiami del’Unione Europea sono stati totalmente ignorati dai nostri politici, una classe politica sorda, che non ci rappresenta affatto».

ECO INTERNAZIONALE - Se in Italia l’iniziativa è stata accompagnata dal silenzio, non così all’estero. «Sono soddisfatto del risultato che tutti insieme abbiamo ottenuto, l’Ue e gli stati membri ci hanno sostenuto e appoggiato moltissimo», ha spiegato Zanardi, «chi ha saputo guardare ha trovato una strada percorribile, che non è purtroppo quella della politica italiana, una classe politica che assolutamente non rappresenta una enorme parte di italiani e che li costringe dietro le porte della repressione». Dunque, ha concluso, «alle prossime regionali spero che gli italiani non credano più alle promesse mai mantenute da quelle persone che non hanno mai affrontato questo problema, tranne che in campagna elettorale». (Fonte: Agi)

07 febbraio 2010

Fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_febbraio_7/gay-sospende-sciopero-fame-montecitorio-1602419845074.shtml

Prossimi appuntamenti Raido

8 Febbraio 2010 da Redazione

Di seguito la scaletta dei prossimi eventi di Raido:

Sabato 20 Febbraio, ore 18
KULTUR KAMPF, La battaglia delle idee contro il nulla che avanza
Con Gabriele Adinolfi, Mario Michele Merlino e Comunità Militante di Raido

Domenica 28 Febbraio, a Terranuova Bracciolini, Cicogna 27/E (AR), ore 10,30
BERTO RICCI
Con Maurizio Rossi — per info: fondazionersiroma@gmail.com

Sabato 6 Marzo, dalle 21
CONCERTO NOTE ALTERNATIVE
Con Francesco Mancinelli

Sabato 27 Marzo, ore 18
LE TRE PROVE LEGIONARIE
Con la Comunità Militante di Raido

Don Emilio e i suoi camerati

6 Febbraio 2010 da Redazione

“Un pugno di soldati stanchi, affranti,

solo l’ardimento che un po’ li rincuora,

hanno appena sepolto l’amico Krahanz

tra i santi e il brillar di una stella

sulla croce tedesca taglia la radura.

Scavata a mani nude sotto un acero

nel muschio umido quell’ultima dimora,

il freddo nelle ossa è come un cantico :

un gesto, una promessa, una preghiera.

Ma è già tempo di andare, il fronte

che li aspetta, la battaglia infiamma

e sulla destra il fiume scorre ancora”

(Norman Zoia)

un ricordo di Emilio Del Bel Belluz

Don Emilio e il 25 aprile come ogni anno quando si avvicinava il 25 aprile appariva furioso più del solito. Non lo poteva negare a nessuno lo innervosiva il fatto che in Italia si pensasse a ricordare una data così buia, non poteva celebrare la festa della liberazione. A lui quella festa faceva pensare al Duce e ai tanti che furono uccisi dai partigiani, in modo particolare aveva tanta considerazione per il 29 aprile la storia del duce appeso ai lampioni. Quasi sempre in quella data celebrava la messa in suffragio per i tanti camerati uccisi, quelli che la guerra aveva ucciso nel campo di battaglia, uccisi lealmente dal fuoco nemico, ma ricordava anche i caduti, quelli che i partigiani avevano ammazzato dopo la guerra. Dalle stime si diceva fossero ventimila, ma anche se fossero stati mille era la stessa cosa. Al paese ve ne erano alcuni che alla fine della guerra furono eliminati perché fascisti e non gli andava giù la cosa. Non riusciva neppure a comprendere che lui un prete di idee molto chiare doveva celebrare la messa anche per i partigiani. Ogni anno si ripeteva la stessa storia, alla Santa Messa qualcuno mormorava nel momento supremo dove la guerra veniva ricordata e dove si nominavano i partigiani uccisi e i fascisti. A quella lista lui vi aggiungeva pure alcuni soldati di Hitler che avevano trovato la morte, proprio negli ultimi giorni prima della fine della guerra. Lui ne aveva visti alcuni, e a quei soldati aveva fatto dare sepoltura nei cimiteri della zona. Alcuni fascisti li avevano recuperati lungo il fiume, crivellati alla schiena come si fa quando si uccide a tradimento. Don Emilio era immerso in questi ricordi dolorosi e rivide nella memoria il corpo di soldato a cui era stata fracassata la testa. Il sangue aveva imbevuto i capelli, tingendoli di rosso, ma il volto aveva un espressione di un bambino che dorme.

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Usa? no grazie!

6 Febbraio 2010 da Redazione

“Per fortuna qualcuno ancora ricorda che NON siamo tutti americani e che NON SIAMO COSTRETTI ad inchinarci sempre al loro cospetto…”

Giacarta, 5 feb. - (Adnkronos/Dpa) - Non c’è pace per la statua di Barack Obama bambino. Le autorità indonesiane hanno reso noto che la scultura di bronzo che raffigura il presidente americano all’età di 10 anni verrà spostata dal centro di Giacarta in una scuola elementare. La statua, eretta lo scorso dicembre in un parco del centro storico di Giacarta, aveva suscitato immediatamente vigorose proteste da parte dei cittadini indonesiani, che ritenevano offensivo rendere un tale omaggio ad un cittadino straniero. Oltre 55mila persone avevano aderito alla pagina di Facebook che ne chiedeva la rimozione e durante una manifestazione alcuni contestatori avevano cercato di abbattere la scultura. Ora la statua verrà sistemata all’interno della scuola frequentata dal presidente americano durante la sua permanenza nel Paese asiatico. “Sono d’accordo con le richieste provenienti dalla società di posizionare la statua nella scuola elementare Menteg 1″, ha dichiarato il governatore di Giacarta, Fauzi Bowo, il quale ha assicurato che i lavori verranno completati prima della visita di Obama in Indonesia, prevista per il mese prossimo. La statua di Obama bambino era stata eretta dal gruppo indonesiano ‘Amici di Obama’, con l’obiettivo, secondo loro, di ispirare i bambini locali a seguire i loro sogni.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/E-straniero-non-lo-vogliamo-E-la-statua-di-Obama-bambino-trasloca-dal-centro-di-Giacarta-in-una-scuola_4278053696.html

Gli eserciti di Roma

6 Febbraio 2010 da Redazione

Dalla fondazione alla caduta dell’Impero.

L’opera affronta e sviluppa in modo completo il vasto mondo delle istituzioni militari di Roma, delinea i principali eventi bellici e gli aspetti tecnici della vita quotidiana dei soldati.

Autore: Romano Del Valli

Editore: Bardi Editore Roma

Pagine: 159, in 8°, con 20 ill. in b/n.

Anno: 2006

Collana: Collezione storica

Prezzo: 16 €

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La Saga Imperiale, il Signore Universale

5 Febbraio 2010 da Redazione

di Julius Evola

Secondo l’ aspetto ora accennato, la saga di Arthur, appare essere una delle molte forme del mito generale dell’ imperatore o dominatore universale invisibile e delle sue manifestazioni. E’ un motivo che risale alla più alta antichità e che ha anche una certa relazione con la dottrina delle “manifestazioni cicliche” o avatara: la manifestazione in momenti determinati, in varie forme, di un principio unico che nei periodi intermedi sussiste allo stato immanifesto [1]. Così ogni qualvolta un sovrano ha presentato i tratti di una specie di incarnazione di un tale principio, è sorta oscuramente nella leggenda l’ imagine, che egli “non è morto”, che egli si è ritirato in una sede inaccessibile donde si rimanifesterà un giorno, o che egli “dorme” e dovrà ridestarsi. E come l’ elemento superstorico va, in questi casi, a sovrapporsi a quello storico, facenso simbolica una data figura reale, così per converso, i nomi di quelle figure reali talvolta sopravvivono, stando però a designare qualcosa che li trascende.

Ma l’ imagine di una regalità in stato di “sonno” o di morte apparente è affine a quella di una regalità alterata, lesa, paralizzata, non nel riguardo del suo principio intangibile, bensì dei suoi rappresentanti esteriori e storici. Dal che deriva il tema del re ferito, mutilato o inane che continua a vivere nel “Centro” inaccessibile, ove non vige la legge del tempo e della morte.

Senza ripetere quel che abbiamo esposto altrove, a tal riguardo [2], per dare un’ idea complessiva e universalizzata del contesto in quistione, ricorderemo alcune forme tipiche in cui nei tempi più antichi prese espressione tale simbolismo. Nella tradizione indù incontriamo il tema di Mahâkâshypa che dorme in una montagna, ma si desterà, al suono delle conche, al momento del nuovo manifestarsi del principio, già apparso nella forma del Buddha. Un tale periodo è anche quello della venuta di un “Signore universale” - cakravartî - portante il nome di Shanka: ma shanka vuole appunto dire “conca”, onde, attraverso questa assimilazione verbale, si esprime l’ idea di un risveglio dal sonno in funzione della nuova manifestazione del “Re del Mondo” e della stessa tradizione primordiale che il racconto in questione concepisce racchiusa, nei periodi intermedi di crisi, appunto in una “conca”.

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E il backstage del Festival?!

4 Febbraio 2010 da Redazione

Ecco l’ipocrisia, diremmo noi “democratica”… Morgan viene escluso da Sanremo perchè avrebbe dichiarato di far uso di cocaina… Vorremmo solo vedere dietro le quinte dell’Ariston… Se quei muri potessero parlare!

MILANO - Si scusa, ammette di avere sbagliato, dice di aver cominciato un percorso di riabilitazione per uscire dalla tossicodipendenza. Ma Morgan - dopo l’intervista in cui dice di assumere quotidianamente cocaina che gli è costata l’esclusione da Sanremo - passa anche al contrattacco con la Rai: «Penso di non aver infranto il regolamento di Sanremo. Dal punto di vista tecnico non ci sono molti motivi per escludermi» dice durante un dibattito con il ministro Giorgia Meloni e Pierluigi Diaco su Radio Gioventù. E le sue parole sembrano avere un effetto immediato. Il direttore di Raiuno Mauro Mazza, al Tg1 delle 20, spiega: «È stata una scelta obbligata, figlia diretta di quelle deliranti dichiarazioni di Morgan. Ora sento parlare di ravvedimenti, di pentimenti… Certo, di fronte ad altre prese di posizione, dovremmo ascoltare, vedere e forse fare anche altre valutazioni. Di sicuro la Rai è regolata da un codice etico che ha precise norme, che Morgan ha palesemente e gravemente violato». Insomma, uno spiraglio potrebbe riaprirsi.

PERSA OCCASIONE - Su Radio Gioventù, l’emittente del ministero omonimo, Morgan fa ammenda di quella che in un primo momento è parsa un’esaltazione della cocaina: «Sento un grande dolore - dice il cantautore -, ma l’apologia della droga è quanto di più lontano da me e non credo che togliendomi da Sanremo si risolva un qualche problema. In questo momento sono una persona in difficoltà: mi rendo conto di aver fatto un errore, sono stato veramente ingenuo, ma togliermi la musica sarebbe ancora peggio, significa togliere a Sanremo una canzone molto bella. Penso che Sanremo perderà una grande occasione». Rispondendo a una domanda di Diaco, nega però di essere comparso a X-Factor sotto l’effetto di stupefacenti: «Assolutamente no, in queste quattro edizioni non ho mai lavorato sotto stupefacenti. Non è possibile andare davanti a una telecamera e sostenere un ragionamento, insegnare la musica, giudicare in quello stato». Morgan ha cominciato un percorso di recupero: «Sono all’inizio ma voglio farcela, prima di tutto per mia figlia, poi per la musica che è la parte migliore di me. Ho avuto momenti di debolezza, e lo ammetto, ma sono forte della convinzione che la droga fa male».

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Tradizione Mistica Azione [Novità Dvd]

3 Febbraio 2010 da Redazione

Collana Dvd Raido - n. 12

“Tradizione Mistica Azione”, è questo il titolo della conferenza tenuta presso i locali di Raido il 18 aprile del 1998. Sono passati ormai più di dieci anni, ma le parole di Cesare Mazza hanno ancora un valore invariato e riescono ad emozionare e suscitare coraggio, ad accendere i cuori di chi crede ancora «allo scintillio delle stelle».

Cesare Mazza, si avvicinò, durante il ventennio, all’esperienza della Scuola di Mistica Fascista. Fondò, nel dopoguerra, la “Scuola di dottrina e mistica”, dedicandola a Niccolò Giani. Autore di diverse pubblicazioni, tra cui “Atemporalità e universalità del Fascismo” (Wage, 1993), ostinato difensore e propugnatore ai giovani nati dopo il ‘45 della mistica fascista, si battè, durante tutto il corso del suo transito terreno, affinché quel patrimonio di spirito e sangue, di cui Giani e i suoi forgiarono l’anima e il corpo divenisse patrimonio vivo e stile di vita.

Prezzo: 7 €

Haiti, Bertolaso e gli Stati Uniti

3 Febbraio 2010 da Redazione

Parole piuttosto chiare, e diremmo impeccabili di uno dei massimi esperti di Politica internazionale in Italia, Sergio Romano.

A mio avviso, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha sbagliato, soprattutto se le sue osservazioni erano fondate. Il suo compito è di dirigere gli aiuti, quelli italiani, dato che nessuno aveva proposto che dirigesse quelli degli altri e nessuno degli altri lo aveva accettato come capo. Ciò non significa che non dovesse farle, ma che dovesse rivolgersi ai suoi mandanti, non alla stampa. Spettava a chi gli ha dato l’incarico— cioè il governo italiano per bocca di cui è preposto alla politica estera — decidere se, quando e come trasmettere le sue osservazioni agli americani. È stato controproducente: Silvio Berlusconi ha dovuto chiedere scusa per siffatta rottura delle norme che regolano i rapporti tra Stati e per il principio, invocato da grandi e piccini, di non ingerirsi nelle questioni interne altri. Ammesso che ne abbia voglia, oggi il nostro governo si trova impossibilitato a farlo o a sollevare la questione con la giusta efficacia nelle giuste sedi: Onu, Bruxelles, Ambasciate. Ha nuociuto all’efficacia della missione umanitaria italiana: non potremo certo ottenere con entusiasmo l’appoggio, anche solo logistico, degli Stati Uniti. Pensi all’attracco delle navi, ai trasporti e alla sicurezza. Si è messo da solo un bastone tra le ruote. Purtroppo a subirne le conseguenze saranno gli haitiani e la serietà dei nostri rappresentanti. Chissà se Bertolaso se ne rende conto. Temo di no.

Vittorio A. Farinelli

Caro Farinelli,
Le sue considerazioni sono formalmente impeccabili. Ma io continuo a pensare che Guido Bertolaso, come il bambino della favola di Andersen («l’imperatore è nudo!»), abbia avuto il merito di stracciare il velo dì ipocrisia e correttezza che i governi occidentali (con qualche eccezione a Parigi) avevano steso intorno alla vicenda haitiana. Parecchi giorni dopo l’intervista di Bertolaso a Lucia Annunziata, Bill Clinton, incaricato da Obama di coordinare insieme a George W. Bush l’opera di salvataggio e assistenza, ha detto a un gruppo di imprenditori americani che le scuole sono ancora chiuse, che i centri per la distribuzione di cibo sono 15 (ne occorrono altri 100) e che il sistema ha un urgente bisogno di mezzi di trasporto: «Se qualcuno sa dove posso trovare camioncini o camion, me ne servono 100 ieri». Ha detto in altre parole ciò che tutti noi abbiamo potuto constatare guardando la televisione. Non mancano soltanto le scuole, i centri di distribuzione, i camion. Mancano anche e soprattutto le tende dove alloggiare il popolo che ha perduto la casa.
È permesso chiedersi se fosse utile e necessario, in questa situazione, mandare nell’isola dodicimila soldati? I vertici delle forze armate degli Stati Uniti ci hanno spesso spiegato che le truppe americane non sono addestrate per dirigere il traffico ed esercitare funzioni di polizia: sono educate a combattere. Le abbiamo viste da allora presidiare l’aeroporto e il palazzo del capo dello Stato; molto meno, se non sbaglio, nelle vie e nelle piazze della città distrutta. Era opportuno fornire a Hugo Chavez, ai fratelli Castro e a Evito Morales l’occasione per affermare che l’America è sbarcata a Port-au-Prince con un corpo di spedizione che assomiglia a una forza d’occupazione molto più di quanto non somigli a una missione umanitaria? È scorretto osservare che l’America sta ancora trattando i Caraibi con i metodi di un colonialismo sussultorio? Manda le sue truppe quando un territorio le sta scappando di mano, le ritira quando il pericolo è passato; e quello che accade fra una crisi e l’altra le interessa soltanto fino a un certo punto. Riconoscere la sua leadership, come ha fatto il ministro Frattini a Washington per calmare i furori di Hillary Clinton, significa semplicemente riconoscere che ha il diritto di invadere Haiti a suo piacimento.

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

Presentazione editoriale a Terni [I Giustizieri]

3 Febbraio 2010 da Redazione

Presentazione del volume di Marcello Marcellini:

I GIUSTIZIERI
Quattro storie, quattro tragedie su cui è stato steso un velo d’oblio, non per pietà
1944 : La Brigata “Gramsci” tra Umbria e Lazio

Coordina
Prof. Dario Guardalben
Presentazione
Prof. Stefano Fabei
Sarà presente l’Autore
Avv. Marcello Marcellini

Venerdì 5 Febbraio 2010—Ore 17,00
Sala Rossa — Palazzo Gazzoli — Via del Teatro Romano, Terni

Sui crimini dei partigiani in Umbria

Il libro:

Tra l’inverno e la primavera del 1944, la zona dell’Appennino compresa tra le province di Terni e di Rieti vide impegnata la brigata partigiana “Gramsci” contro i reparti tedeschi e della RSI. In questo periodo, e prima dell’arrivo delle forze alleate in lenta e difficile avanzata da sud, esponenti fascisti, o presunti tali, e civili inermi, furono uccisi, non in combattimento. I partigiani riconosciuti responsabili di tali delitti e processati dopo il 1945 vennero tutti assolti perché le loro furono considerate “azioni di guerra o di lotta contro il fascismo” e quindi legittime o da amnistiare, in base alle leggi allora in vigore. L’autore, attraverso un accurato lavoro di ricerca tra documenti ufficiali e testimonianze, ricostruisce alcuni tragici episodi che hanno lasciato traccia negli archivi dei tribunali. Analizzando quanto avvenuto, mette in luce, fra l’altro, come le tesi difensive degli accusati (”erano spie dei nazifascisti… ci è stato ordinato… non ricordo…”) abbiano molti elementi in comune con altri processi celebrati in altre regioni d’Italia contro esponenti delle forze partigiane accusati di omicidio, spesso con l’aggravante della crudeltà.

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