Restare in piedi tra le rovine !

    L’ attuale concezione del mondo si basa su “valori” che non hanno nulla a che vedere con il Sacro, ritenuto al contrario di fondamentale importanza dalle civiltà tradizionali del passato. La società moderna è il risultato di un graduale processo di sovvertimento le cui origini sono legate ad epoche ormai remote. L’inizio della sua fase critica è da collocare nel XVIII secolo, con l’affermarsi dell’ideologia liberale. Caratteristica di tale ideologia fu quella di osteggiare e contraffare i principi di Autorità e Gerarchia su cui era basato lo Stato tradizionale, in nome di una presunta eguaglianza tra tutti gli uomini.

    La prima preoccupazione di questo moderno Stato di diritto è la salvaguardia dell’interesse del singolo individuo, la cui convivenza con gli altri è attribuita a motivi di comune utilità sociale ed economica. Egli è un “atomo tra gli atomi”, scisso dagli altri con i quali non avverte più né una comune origine, nè un comune destino. Si sente libero da ogni Autorità e da ogni appartenenza, la sua sola preoccupazione diventa il soddisfacimento di sé stesso, visto che ormai anche la famiglia – nel senso più ampio di stirpe – è superata e rinnegata.

    Teniamo opportuno mettere in evidenza il senso con cui i valori di libertà, fraternità e uguaglianza, hanno “illuminato” i pensatori moderni, di fronte alla visione tradizionale della vita e del mondo. Infatti nelle società tradizionali del passato, il Sacro era legato ad ogni aspetto della vita tanto da dare una direzione ed un ordine superiore anche al gesto più insignificante, in questo senso la libertà non fu concepita se non in relazione alla funzione che il singolo ricopriva nell’ambito della società stessa. La libertà non era interpretata come la vana illusione di poter fare ciò che si vuole, ma semplicemente come un mezzo per poter attendere alla propria funzione, cosicché ad un quoziente di libertà corrispondeva altrettanta responsabilità ! Ognuno, collocandosi nel posto più adatto alla propria natura, non si sentiva oppresso e non aveva quei pruriti di trasgressione e di ribellione che invece affliggono tutti i poveretti che “lottano per I’emancipazione e l’autogestione”, magari non sapendo liberare sé stessi neppure dal vizio del fumo.

    La tendenza all’eguaglianza caratterizza un tipo di uomo che si preoccupa solamente di soddisfare le esigenze legate ai propri istinti naturali cioè di quegli aspetti della vita umana che dal punto di vista spirituale risultano essere i meno rilevanti. Quest’ uomo non ha alcuna norma interna. ed il suo interesse é rivolto so o a soddisfare i propri desideri, infatti egli é convinto di essere un “gran furbo” e di agire per il meglio.
    Non si può negare come questo punto di vista sia del tutto parziale infatti tiene in conto solo l’aspetto materiale della realtà e si preclude ogni possibilità di coglierne il significato più alto.

    Al contrario l’amore per la differenza e per il giusto ordine – è tipico di chi combatte ogni turbamento derivante dagli istinti e dalle passioni ed attraverso una severa “ascesi eroica” presa attenzione alla formazione del proprio Essere. La formazione, per l’appunto, consiste nel saper dare a sé stessi una forma; una disciplina che sottometta la parte inferiore dell’uomo ed ordinando tutti gli altri aspetti dell’esistenza in funzione dell’elemento divino. Darsi una forma, sia chiaro, non significa reprimere, ignorare o dolersi di quegli aspetti della nostra natura umana che ci segano alla realtà quotidiana, bensì saper dare a ciascuno di questi, lo spazio e l’importanza che ad essi spettano. Questo lavoro di “pulizia interiore” rappresenta il cammino che l’Uomo della Tradizione percorre per conoscere la Verità e la Giustizia. Ed é questa Visione dei Mondo, che ci richiama il concetto di Gerarchia, quale manifestazione visibile di un Ordine Sacro a cui fare riferimento.

    In questa visione risiede il principio secondo cui la “differenza” tra gli uomini non può essere decretata per motivi economici o sociali. La “Selezione” invece, riguarda il grado di approssimazione verso l’Ordine Sacro, cosicché il “vertice” rappresenta il reale collegamento e mediazione con la realtà divina e la “base” gli interessi politici ed economici. In questa visione gerarchica e spirituale, quindi, risiede la legittimità di ogni comunità organica, sia essa la Famiglia, lo Stato, I’ Impero, così che ognuno possa collocarsi in modo confacente alla propria natura senza apportare disordine e instabilità.
    E così come nell’uomo tradizionale esiste la tendenza ad una sintesi in cui tutte le sue facoltà fisiche, mentali e spirituali sono orientate ad ottenere una unità organica, così nello Stato tradizionale vi è solidarietà e non concorrenza, tra le varie funzioni e categorie, poiché ognuna di queste non agisce in nome del proprio interesse particolare, ma in armonia con le altre.

    Garante legittima di questa armonia, nello Stato tradizionale, era un’Elite, un Ordine aristocratico, stante all’interno della comunità umana come l’anima al corpo, i cui membri attraverso un voto incondizionato di Fedeltà, Onore e Lealtà, contribuivano ad assicurare la rettitudine e la stabilità sociale.
    Gli aderenti a questa “Comunità di Uomini” erano vincolati da un profondo legame spirituale, e bene si addice a loro il termine di “Fratelli”. Ma questa caratteristica non appartiene alle posizioni naturalistiche e sentimentali con cui oggi viene intesa la “fratellanza” in senso collettivistico massonico.
    Essere “fratelli” quindi, voleva significare riconoscere “pari dignità”(1) ai membri dell’Ordine; una qualificazione non accessibile a tutti, e una Dignità, ben lungi da ogni volgarizzazione democratica ed egualitaria. Alla luce di questa analisi – tutt’altro che esaurita e che approfondire mo nei prossimi numeri – appare evidente l’incompatibilità tra la visione del mondo tradizionale e quella moderna, che ne è l’esatto opposto.

    Le possibilità attuali di rovesciare la situazione politica al fine di restaurare uno Stato tradizionale sono irrilevanti. Resta però aperta la partita più importante, quella che ognuno di noi deve giocare contro quella parte di mondo moderno che porta dentro di sé.
    Le condizioni relative all’epoca in cui ci troviamo la rendono particolarmente difficile; sappiamo però che il suo esito è interamente nelle nostre mani: siamo responsabili del nostro destino. Chi risulterà vincitore avrà risolto un compito di non poco conto. Avrà restaurato in sé stesso quella patria ideale “…che da nessun nemico potrà mai essere occupata né distrutta”.

    Nota 1
    E’ interessante segnalare come l’attributo della “pari dignità” nelle società tradizionali spettasse solamente ai membri delle élite aristocratiche. Esso, poteva essere revocato in caso di indegnità. Per approfondimenti: Julius Evola “Gli uomini e le rovine” cap.3

    Raido – Contributi per il Fronte della Tradizione – Anno 1, Numero 2