L’azione tradizionale

Nascere nell’ epoca attuale, pone ciascun uomo al confronto con un tipo di società e di ambiente in cui e’ disconosciuto qualsiasi punto di riferimento spirituale. Questo clima di sradicamento può determinare nell’individuo, confuso, tra esempi di vuoto moralismo e di superficiale anticonformismo, una crisi esistenziale.

Nella migliore delle ipotesi, costui si potrà rendere conto di non aver ancora compreso il significato della propria esistenza e guardando dentro se stesso si accorgerà di quale influenza abbiano su di lui i condizionamenti esterni. Allora sarà facile notare, come sovente si siano assunti degli atteggiamenti, quasi delle maschere, che lo hanno reso simile più ad un attore che ad una persona.

Dinnanzi alla indifferenza del vivere quotidiano e’ necessaria una REAZIONE che sgorghi da una serie di domande : “Chi sono io? Perchè vivo?”. A queste domande e’ possibile, non rispondere; oppure si può evitare l’imbarazzo del silenzio, aggrappandosi a qualche “filosofia di vita”, più o meno stravagante, ma sempre ingannatrice.

Noi riteniamo che qualsiasi vita valga la pena di essere vissuta, quando misurandosi con i valori spirituali, si sappiano incarnare. In questo modo, l’ esistenza assume un significato superiore che va oltre la semplice meccanicità e le conferisce il giusto valore. Per questo e’ necessaria la capacità di interiorizzare, la Dottrina, cioè farla propria : che non deve essere intesa come una “teoria” e non deve giacere morta sulle pagine di questo o di quel libro, bensì deve essere vivificata con l’Azione, cosi da rinnovare le idee nella pratica.
Altresi assume rilevanza il “modo” in cui quest’ azione viene svolta, dovendo essere completamente disinteressato e quindi libero dagli istinti e dalle passioni egoistiche che l’ambiente circostante favorisce.
L’Azione compiuta secondo questi canoni e’ pura e rappresenta un’ offerta, un sacrificio – inteso non come sofferenza bensì di sacrum facere, azione sacra ! In questo modo l’azione svolta con profonda dedizione e con una volontà del tutto indipendente dalla gratificazione personale, ha la funzione di frantumare gradualmente la “scorza” delle abitudini e dei vizi che impediscono il riaffiorare della propria identità; stabile e luminosa.

Poste queste premesse, risulta evidente che a questo gioco non si può barare a lungo; chi intraprende questa strada lo fa innanzi tutto per se stesso, cioè per la propria crescita interiore.
Così, chi recita il ruolo del “duro e puro” senza poi essere realmente disposto al sacrificio e ad un arduo lavoro di “rettifica”, che alimenti dentro se un fuoco di Forza e di Amore, finisce col prendersi in giro da solo. Siamo consapevoli che la nostra scelta e’ difficile ma, siamo altrettanto determinati a sfidare noi stessi misurandoci con essa. II “cammino” che ci troviamo davanti viene spesso paragonato alla scalata di una vetta: chi lo intraprende sa che dovrà soffrire e che avrà come sostegno soltanto la propria volontà.
Raggiunta la vetta, si renderà conto del carattere illusorio, mediocre e assurdo della vita della “pianura” e quale follia sarebbe stato, il rinunciare ad una simile esperienza.

Tratto da Raido – Contributi per il Fronte della Tradizione – Anno 1, Numero 1