Le tre prove legionarie

codreanu 2

“La vita legionaria é bella. Ma non é bella per ricchezze, per divertimenti e lusso. E’ bella invece per il gran numero di pericoli che essa offre al legionario; bella per il nobile cameratismo che lega tutti i legionari dell’intero paese in una santa fratellanza di lotta; bella -in misura sublime- per l’inflessibile, virile comportamento di fronte alla sofferenza.”

Questo é il messaggio con cui C.Z. Codreanu, nel “Capo di Cuib”, esordisce il discorso riguardante la strada che deve percorrere un legionario nella sua vita legionaria.

Sul “Capo di Cuib” c’è da dire ben poco, é sicuramente uno dei libri fondamentali per l’uomo di milizia, carico di messaggi e indicazioni indispensabili per procedere correttamente lungo il cammino, faticoso e arduo, della Tradizione. Tra queste regole di vita legionaria, che Codreanu ci ha lasciato come patrimonio, noi vogliamo porre l’attenzione su uno dei passi, a nostro avviso più intensi e significativi, quello riguardante appunto le tre prove a cui un, legionario si deve sottoporre per far propria “quella virtù che lo renderà tale”.


La strada che si dovrà compiere passerà quindi per il monte della sofferenza, la selva delle fiere selvagge e la palude dello scoramento. Queste tre verifiche, che poi rappresentano unicamente tre diversi momenti della vita militante di un uomo, sono il mezzo che tutti noi abbiamo per provare il nostro carattere su tre distinti valori su cui si fondò la Guardia di Ferro e con essa tutte le realtà tradizionali passate e presenti. Questi tre valori fondamentali sono: il Sacrificio, la Virilità e la Fedeltà.

Quando si inizia la militanza ci si trova subito in uno stato di grande entusiasmo e voglia di agire, ma ciò che ci si pone davanti non é sicuramente una tavola imbandita, come ci dice Codreanu, bensì l’inizio di quel monte della sofferenza che farà scemare l’entusiasmo e farà proseguire fino alla cima solo coloro che hanno fatto proprio il valore del Sacrificio, che non é masochismo ma unicamente azione sacra. In questo primo e faticoso esame molto presto ci si trova a fare i conti con la parte “borghese” e malsana che c’é in noi e che infidamente ci suggerisce di mollare e ritornare sui nostri passi. E’ questo il momento più di ogni altro in cui ci si deve stringere in un solido cameratismo con i propri fratelli e superare, con le “armi” che ci offre la comunità, la parte malsana che risiede dentro di noi.

Questa non é che la prima battaglia da vincere, in quanto una volta arrivati sulla cima del monte della sofferenza ci si dovrà scontrare con la selva delle fiere selvagge, altri pericoli ed altri ostacoli che rappresentano un secondo momento della vita legionaria di ciascuno di noi. La staticità e le vane comodità di una vita borghese, lasciataci ancora non definitivamente alle spalle, ci fanno apparire ogni piccolo problema o pericolo come un enorme mostro da cui mettersi in salvo facendo sfumare il lavoro fatto su sé stessi. Non bisogna commettere questo errore, ancora una volta occorre annullare quella voce diabolica che ci risuona dentro ed abbandonare i retaggi di una vita mediocre che abbiamo vissuto fino ad allora. Affrontare i pericoli che ci vengono incontro con la lucidità propria del guerriero, che fugge dalla codardia, è l’unica scelta che abbiamo per rimanere sulla strada legionaria che conduce alla virtù.

Uno di questi pericoli, forse il più temibile, è la perdita improvvisa della fedeltà alla propria comunità ma soprattutto alla via intrapresa. Può succedere di dubitare del buon esito della lotta, paura dovuta molto spesso a tutta una serie di problemi creati dalle forze contrarie alla Tradizione, e perdere ogni punto di riferimento tanto da portare la persona alla rinuncia ritenendo di essersi liberato di ogni problema ma in realtà non accorgendosi di essere caduto solo nel baratro della falsa vita moderna, o affogato nella palude dello scoramento. Solo chi saprà raccogliere in sé le forze e proseguire lungo la strada, senza curarsi dello scoramento e dei pericoli del resto inevitabili, potrà arrivare vittorioso alla fine dei lungo cammino e dirsi legionario, in quanto ha incarnato i valori fondamentali per cui è stato messo alla prova e la ricompensa sarà la virtù stessa raggiunta. Codreanu ci ha tramandato, non solo attraverso le parole del “Capo di Cuib”, ma soprattutto attraverso il suo esempio e quello della Guardia di Ferro, che l’unione dell’impegno politico all’ascesi spirituale per mezzo dell’Azione, rappresenta un riferimento dal quale ogni seria organizzazione non potrà mai disgiungersi.

Per concludere, è peraltro necessario ricordare che quanto Codreanu ci ha tramandato rimane inalterato ed inestinguibile.

Tratto da: Raido – Contributi per il Fronte della Tradizione – Anno 1, Numero 1