Cyber-trappola per cyber-terroristi
27 Febbraio 2007 da Redazione
Se non bastava la presenza fisica nei territori arabi di decine di migliaia di soldati “occidentali” ad eliminare il sempre incombente pericolo del “terrorismo islamico”, oggi scende in campo anche la polizia informatica.
Da oggi dunque, dietro ad un qualunque sito arabo anti-americano o anti-sionista potrebbe invece nascondersi un poliziotto pronto ad arrestarvi…al fine di tutelare il nostro amato occidente però!
Poco importa se “reati di pensiero” verranno probabilmente puniti come atti di terrorismo vero e proprio, l’importante è convincersi di avere paura del terrorismo, che tanto a pensare per noi, se ne occupano già altri…


Le Unità Operanti sono ordinate da impegni e scadenze ritmate, e verso queste non si ammettono diserzioni o negligenze, se non per causa maggiore. Devesi riconoscere un significato rituale il veder riunita la comunità in un giorno e in un’ora prestabilita della settimana, il contribuire finanziariamente versando il 10% delle proprie entrate mensili, l’assumersi responsabilità che misurano la capacità di sacrificio e di disponibilità dinanzi a sé, al “gruppo” e all’Idea.
Partendo dal dato di fatto che la popolazione cinese è la più numerosa al mondo, si evince facilmente che i prigionieri destinati ad esecuzioni saranno decine di migliaia…come far fruttare la loro uccisione? Vendendone gli organi, ovviamente. Da qualche tempo a questa parte infatti, il governo cinese ha cominciato ad utilizzare iniezioni letali, preferite alle “classiche” fucilazioni, al fine di non ledere alcun costosissimo organo. In Cina dunque tutto è business,compreso l’uomo, sia da vivo che da morto.
Ecco un fulgido esempio di soldato Usa: stupro e omicidio di una 14enne e dei suoi famigliari, attuati insieme ai commilitoni del militare americano. 100 anni di carcere la pena, ma chissà quante altre storie non sono state rilevate, contro inermi civili, e che i “portatori della democrazia” continuano ad occultarci per non infangare una missione che di fango ne ha già visto troppo.
“Nel momento in cui un uomo, con la propria parola, afferma la sua estraneità ad un evento, per il nostro comune codice d’onore, equivale ad una dichiarazione d’innocenza”.
Mentre il presidente Bush chiede ed ottiene di ampliare il numero dei militari americani impegnati in Irak, il contingente inglese sembra pronto a fare i bagagli, destinazione Gran Bretagna. La domanda sorge però spontanea, ritiro strategico-militare oppure abile mossa pre-elettorale per Blair che ha raggiunto in patria il minimo storico nei consensi elettorali?
I soldati americani tornati dal fronte, irakeno ed afghano, sono sempre più vittime dei tipici disturbi post-bellici, come durante il conflitto in Vietnam. Lo stato americano, che ha così a cuore lo status mentale dei suoi “patrioti” andati ad esportare un po’ di democrazia qua e là nel mondo, interviene però per curarli. Come? Con l’ennesima dose di guerra ma, stavolta virtuale…Così mentre i pochi soldati americani sottoposti al trattamento di guerra-virtuale, potranno reintegrarsi nella vita ordinaria e “smilitarizzata”, i milioni di afghani ed irakeni resteranno in patria a fare quotidianamente i conti con la guerra. Quella vera, però.









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