La morte sospesa [Recensione]

Scrivere del film “La morte sospesa” non è affatto facile. Farlo per chi va in montagna lo è ancor meno. Il film è avvincente, caldo, agghiacciante. E’ il racconto in prima persona di ha combattuto “la morte sua”, di chi ha combattuto per la sopravvivenza. E’ la ricostruzione di una spedizione alpina in Perù, per la conquista del Siuta grande, al tempo vetta inviolata. Joe e Simon sono inglesi, giovani e belli, hanno voglia di conquistare il mondo e l’ambizione che li precede di un miglio, aspirano a entrare nella storia. La scalata per espugnare la cima non riserva grossi intoppi, il tutto riesce bene anche grazie alla buona sorte. Quest’ultima però nella discesa, sembra voltar le spalle ai due protagonisti. Il ritorno a valle infatti, risulta una partita con la morte. Corde rotte, gambe rotte, ghiaccio rotto. Il film tiene attaccati allo schermo per tutte e due le ore. Impossibile, si pensa, che si salvino.

Eppure a volte, la ferrea volontà conta più d’ogni altra cosa. Questo racconto ce lo dimostra, ne è la conferma. Chi vuole raggiungere un obiettivo, rimboccatesi le maniche, può raggiungerlo. I giorni passano, le forze mancano, la strada ancora da percorrere è tanta, lungo il cammino si lasciano chili, speranze e ricordi. Eppure Joe cammina. Lo farà a lungo. “La morte sospesa” è un racconto di montagna e d’amicizia, di vita e di morte, di vittoria e sconfitta, di passione e speranza. Un film che dimostra che le paure possono esser vinte, che gli ostacoli più alti possono essere superati, che la morte, a volte, può aspettare un altro giorno.

Tratto da:

RAIDO – CONTRIBUTI PER IL FRONTE DELLA TRADIZIONE
Anno XI  Numero 31 –  ROMA  –  Equinozio d’Autunno 2006