da Azione Tradizionale Novembre 2007
Il 25 novembre del 1970, Yukio Mishima, considerato il maggior scrittore giapponese dell’epoca, insieme con altri quattro aderenti all’associazione Tate-No-Kai, “La società degli scudi”, si recano presso la caserma del Quartier Generale dell’Armata Jietai a Ichigaya nel cuore di Tokio. Il loro piano è ardito, rapire il generale Mashita, comandante dell’Armata Orientale, e arringare i militari presenti. La loro speranza è di sollevare l’esercito contro il Governo e porre in essere un vero e proprio colpo di stato (…). Per otto minuti, Mishima indossando l’uniforme imperiale, si rivolge ai soldati radunati nel cortile, esaltandoli a rimanere fedeli alla Tradizione, all’Imperatore e alla Patria (…). La sua fronte era stretta dalla Hackimaki, la candida benda della concentrazione e del sacrificio, il volto era teso (…). Mishima, fallito il tentativo di sollevare l’esercito, si recherà nella stanza dove il generale Mashita è tenuto prigioniero, e dopo il canto funebre “Tenno Heko Banzai”, compirà il Seppuku, il sacrificio rituale, che segnerà la fine terrena di un uomo che ha saputo risvegliare il senso dell’Onore, del Coraggio, della Lealtà e del Sacrificio.[1]
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