Delitto e disco party
Dice di aver visto l’assassino, e non sa chi sia…dopo il delitto, esce, tranquillo, e se na va in discoteca. Una serata come le altre. Con delitto.
PERUGIA — Il commento dell’investigatore che lascia il carcere di Capanne dopo otto ore di interrogatorio, dà il senso della giornata: «Il racconto non è credibile». Si è rivelato un bluff l’annuncio di «rivelazioni nuove» fatto da Rudy Hermann Guede al suo rientro in Italia. L’ivoriano ventunenne accusato di aver violentato e ucciso Meredith Kercher con Amanda Knox e Raffaele Sollecito il primo novembre, ha di fatto confermato la versione fornita dopo l’arresto al magistrato di Coblenza: «Ero in quella casa, ma non l’ho uccisa ». E su quel «giovane italiano » che secondo lui sarebbe l’assassino, dice: «Non lo conosco e non saprei farne una descrizione precisa perchè ho lottato con lui, ma guardavo il coltello». Non parla di Amanda, non parla di Raffaele.
Dopo otto ore di interrogatorio, la ricostruzione che offre sembra aggravare la sua posizione, già delineata grazie agli esami compiuti dalla polizia Scientifica. Perché appartiene a lui l’impronta di un palmo rimasta sul cuscino intriso del sangue della vittima, così come il Dna rinvenuto sul tampone vaginale di Meredith. E quindi sarà lui a dover raccontare, in maniera più convincente, che cosa successe. Nei prossimi giorni sarà interrogato di nuovo dal pubblico ministero. Venerdì comparirà davanti ai giudici del tribunale del Riesame. Ma la possibilità che ottenga la scarcerazione appare davvero remota.
Fiorenza Sarzanini
08 dicembre 2007
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