Picchiare un fascista e’ reato [e il compagno e’ in crisi esistenziale]
“La Resistenza ce l’ha insegnato: uccidere un fascista non è reato”. Ricordate questo slogan che negli anni ‘70 veniva scandito nelle scuole, nelle università e nelle piazze dai giovai militanti di sinistra, un canto di odio e di intolleranza tipico della più grande “tradizione antifascista”?
E certo che non era solo un coro, non erano solo parole, perché a queste seguirono i fatti: gli anni di piombo, con quei giovani che la storia ha voluto seppellire e dimenticare, quei ragazzi barbaramente uccisi solo perchè professavano un ideale “diverso”, perchè erano Fascisti. I tempi sono cambiati ma gli insegnamenti restano evidentemente: 25 aprile 2001, piazzale Loreto, quattro giovani appartenenti alla destra radicale vanno a depositare un mazzo di fiori per commemorare il Duce e i gerarchi che proprio in quel luogo erano stati barbaramente e incivilmente appesi e messi in mostra, dopo essere stati uccisi senza alcun processo. In quella piazza è in corso una manifestazione dei centri sociali e i dimostranti, vedendo questi quattro ragazzi con un mazzo di fiori in mano (armati!?), memori dell’insegnamento dei loro padri sessantottini e dei loro nonni partigiani, si precipitano sui ragazzi aggredendoli a colpi di spranghe e mandandoli in ospedale. Per la polizia e per i media quella era una provocazione fascista e la colpa era dei giovani “nostalgici” che avevano sfidato i “bravi ragazzi” dei centri sociali, quindi la lezione era giusta, legittima. Ma ora una notizia ci regala di tanto in tanto un sorriso: il giudice della Cassazione ha dichiarato tramite sentenza che l’aggressione verso i giovani di destra è reato. In aula di giudizio i compagni, che si erano resi protagonisti della vile aggressione, si erano difesi invocando i valori della Costituzione su cui è fondata la nostra Repubblica, legittimando il pestaggio come segno di particolare valore morale e sociale. In sintesi, questi paladini della libertà avevano agito per colpa non loro ma di quei provocatori e agitatori che, deponendo un mazzo di fiori, gli avevano evidentemente fatto credere che fosse in corso un atto di terrorismo contro la democrazia di cui essi sono i guardiani. La naturale conclusione è che per i giovani antifascisti è un dovere civico bastonare un fascista. Ma per fortuna qualche giudice, ogni tanto e raramente, usa il cervello e dichiara che la difesa dei giovani antifascisti è improponibile. Speriamo ora che questi ragazzi non siano entrati in crisi esistenziale…quel coro li ha ingannati…per favore, che qualcuno chiami loro uno psicologo o un assistente sociale…!
Fonte: “Libero”, martedì 18 dicembre 2007
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