La triste storia delle banche
Purtroppo le banche, pur essendo le responsabili della recessione incombente, hanno i mezzi e le connivenze politiche per far scontare a noi, cittadini comuni, il prezzo delle loro nefandezze. La storia sta dando piena ragione a chi l’economia l’avrebbe voluta al servizio del popolo e non in mano agli speculatori…purtroppo non sembra ci sia un lieto fine, a questa triste storia.
Fonte www.ilsole24ore.com Le banche affondano Wall Street di Mara Monti La nuova fase della crisi dei mutui subprime sta sotto le voci di bancarotta e le dimissioni eccellenti. Dopo settimane passate a soppesare le stime sulle svalutazioni dei bilanci bancari, falcidiati dalla perdita di valore delle obbligazioni garantite da mutui, i mercati finanziari Usa hanno subito ieri un nuovo crollo, confermando così il forte nervosismo sulla situazione delle banche e sulle prospettive dell’economia americana. Wall Street è confusa e la notizia delle dimissioni del numero uno della banca d’affari statunitense Bear Stearns ha spinto alle stelle una seduta già appesantita dai rumors (smentiti) sulla bancarotta del colosso dei mutui Countrywide, dai timori di un’esplosione della bolla del credito al consumo, e dai tagli occupazionali annunciati sia dall’agenzia di rating Moody’s che dalla sua concorrente Standard&Poor’s. E come se non bastasse, un allarme di AT&T sulle insolvenze nei pagamenti delle bollette telefoniche ha provocato un nuovo crollo dei titoli tecnologici.
Wall Street è dunque in allarme e l’annuncio del “siluramento” di James Cayne dal vertice di Bear Stearns conferma il nervosismo crescente nella comunità finanziaria americana. Cayne è il terzo top manager del club ristretto dei colossi del brokeraggio a pagare il prezzo delle perdite subite con la crisi del credito: prima di lui, avevano perso il posto il presidente di Citigroup Charles Prince e quello di Merrill Lynch Stan O’Neal. La svolta non ha comunque aiutato la banca, i cui profitti sono crollati il trimestre scorso dell’89% proprio per la perdita di valore delle obbligazioni sui mutui: il titolo ha chiuso la seduta con un tonfo del 6,6%. A segnare il destino del 73enne James Cayne sono state anche le rivelazioni del Wall Street Journal, che in un recente articolo ha accusato il banchiere di aver trascurato i segnali di crisi dei mercati, arrivando al punto di spegnere il telefono nel pieno della bufera estiva sui mutui subprime per non essere disturbato nel corso di un torneo di golf. Cayne dovrebbe essere ora sostituito dall’attuale direttore generale, Alan Schwartz.
A tenere banco tra gli investitori è stato anche il caso-Countrywide: il colosso statunitense dei prestiti immobiliari è crollato in Borsa di oltre il 28% per i rumor di una possibile bancarotta. Le voci sono state smentite, ma il rischio dei fallimenti è concreto: secondo Moody’s, il tasso di insolvenze nel 2007 è sceso allo 0,9% dall’1,7% del 2006, ma per quest’anno si prevede un balzo al 4,8% e al 5% nel 2009. Dalla crisi nessuno sembra escluso, neppure Moody’s che ieri ha annunciato un taglio occupazionale di 275 unità, pari al 7,5% del totale. La stessa agenzia era stata messa sotto osservazione dalla Sec, l’autorità di Borsa di Wall Street, per via dei rating ritenuti “dopati” e assegnati alle obbligazioni garantite dai mutui subprime. Poco dopo l’annuncio dei licenziamenti di Moody’s, è stata la volta di Standard&Poor’s: la McGraw-Hill, holding della società di rating, ha preannunciato il licenziamento di 611 dipendenti, pari al 3% del gruppo: la maggior parte dei tagli riguarderà proprio gli analisti di S&P nel settore obbligazionario.
Tutte queste pressioni si sono dunque riversate su Wall Street, che dopo un avvio positivo ha invertito drasticamente la rotta per il crollo dei titoli finanziari: il Dow Jones ha perso l’1,93%, l’S&P’s 500 l’1,84% e il Nasdaq il 2,36%. Dall’inizio dell’anno, il Dow Jones è sceso del 5,5%, S&P’s500 il 5% e il Nasdaq l’8%. Arretrano Bear Stearns del 2,7%, Countrywide -16%, Citigroup -2,6% e JP Morgan -2%. A nulla è valso il dato positivo sul credito al consumo di novembre, il più alto degli ultimi tre mesi: si teme che un nuovo focolaio di insolvenze possa venire proprio dall’indebitamento delle famiglie. Mentre oggi dalla riunione della Bce non si attende alcuna decisione sui tassi, qualche indicazione è venuta sul fronte della Fed: dai verbali pubblicati sull’ultima riunione, quando venne deciso il taglio dei tassi dello 0,25%, è emerso che non ci fu accordo tra i governatori del Fomc sull’entità dell’intervento: in tre auspicarono un taglio dello 0,50% e in due un nulla di fatto.
Le Borse europee, invece, hanno messo a segno la prima chiusura positiva del 2008. Il Dj Stoxx 600, termometro dei mercati europei, ha terminato in progresso dello 0,6 per cento. Indici in pareggio a Piazza degli Affari dove a fine seduta il Mibtel ha segnato una flessione dello 0,05% e il SPMib dello 0,08 per cento.
Il settore bancario continua ad essere scrutato con attenzione dagli investitori che dalla prossima settimana dovranno fare i conti con i risultati del quarto trimestre, probabilmente il peggiore dell’anno. Nessuno si fa illusioni dopo le svalutazioni per 100 miliardi di dollari finora annunciati. Come nel caso di Citigroup che potrebbe registrare una perdita superiore alle previsioni, secondo Merrill Lynch, a causa di svalutazioni attese per 16 miliardi di dollari del quarto trimestre.
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