GazaImpedito con un veto da parte della massima istituzione dell’Islam sunnita, la visita da parte dell’Imam di Roma Ala Eldin Al Ghobashy presso la sinagoga. La sua visita avrebbe avuto il significato istituzionale di “risposta” alla precedente visita del rabbino capo di Roma Di Segni alla moschea romana. Ferma però l’opposizione dell’Islam sunnita attraverso la voce della Grande moschea di Al Azhar, che in conformità all’attuale trattamento israeliano dei palestinesi di Gaza (in questi giorni sottoposta ad un embargo che ha piegato la popolazione), ha negato tale visita. Vi potrà essere forse un dialogo solo quando sarà restituito ad un intero popolo, quello palestinese, la dignità ad avere una terra ed un domani…ma questo non rientra forse nei piani israelo-americani per il Medio Oriente!



ROMA - Alla fine dal Cairo è arrivato il “no”. Dopo una giornata di intensi contatti, scambi di discorsi e accordi sulla composizione delle rispettive delegazioni, la visita dei musulmani alla sinagoga di Roma prevista per domani è saltata. E così per ora il tempio ebraico non potrà accogliere l’imam della più grande moschea d’Europa, Ala Eldin Al Ghobashy.

Il motivo? Sul caso è calato il silenzio stampa da parte di ebrei e musulmani. Fonti vicine alla moschea di Monte Antenne attribuiscono l’inaspettato annullamento della storica visita semplicemente a problemi di carattere organizzativo. Ma non è proprio così. Dietro la decisione di annullare l’incontro ci sarebbe l’intervento diretto della Grande moschea di Al Azhar, la più importante istituzione dell’Islam sunnita.

Abd Al Fattah Allam, esponente di spicco della moschea egiziana, ha spiegato: generalmente, ha detto, “adottiamo una posizione positiva” nei confronti delle iniziative di dialogo interreligioso, ma “quello tra Islam ed Ebraismo non è contemplato finché non saranno restituiti i propri diritti a chi ne è titolare”. Un implicito riferimento alla crisi fra palestinesi e israeliani, particolarmente acuta in questi in giorni sulla scia dell’emergenza umanitaria di Gaza.

Le critiche alla decisione della moschea egiziana non sono tuttavia mancate all’interno della comunità musulmana italiana. “Se l’ipotesi di una pressione esterna sulla Grande moschea fosse vera, ciò dimostrerebbe l’impossibilità di quest’ultima a rappresentare la comunità islamica in Italia - ha dichiarato Anas Bregheiche, presidente dei Giovani musulmani -. Se in Sinagoga fossimo stati invitati noi, ci saremmo andati comunque, magari chiedendo attenzione ai diritti umani”.

“La visita è stata rinviata e non annullata”, sottolinea invece chiedendo di rimanere anonima una voce interna al Centro culturale islamico d’Italia. “Si tratta di uno scambio di incontri. Il 13 marzo scorso il rabbino capo di Roma Di Segni ha visitato la grande moschea, ora tocca a noi”, ha spiegato poi a “Repubblica” Abdellah Redouane, direttore del Centro culturale poche ore prima della decisione bilaterale di “rinviare” l’incontro.

“L’Islam crede nell’urgenza del dialogo come base per la cooperazione tra le fedi e i popoli”, ha sottolineato l’imam Al Ghobashy nella sua prima intervista ad un media italiano che sarà riportata integralmente domenica prossima sul numero di Metropoli di Repubblica. “Il dialogo non annulla le differenze tra le fedi - sostiene l’imam - l’importante è rendere queste differenze uno stimolo per un confronto più proficuo”.
Un passo avanti se si considera che solamente tre mesi fa, durante l’incontro annuale a Napoli organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, si era sfiorata la lite sotto gli occhi di Papa Benedetto XVI tra il rabbino capo d’Israele Yona Metzger e l’intellettuale musulmano Ezzedin Ibrahim, fondatore dell’università negli Emirati Arabi.

repubblica.it

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