Cavalcare la tigre (di carbone)
Il famoso detto cinese “cavalcare la tigre” sintetizza perfettamente l’atteggiamento odierno della Cina comunista. Il record economico cinese infatti non conosce soste, tant’è che questa settimana il ministero dell’economia cinese ha annunciato la crescita maggiore degli ultimi 13 anni: 11,4 percento in più di Pil rispetto al 2006. Peccato che il colosso asiatico sia a corto di energia elettrica, e per questo costruisce una centrale a carbone a settimana…
A raffreddare gli entusiasmi ci pensa il gelo intenso e le nevicate che hanno colpito le regioni centrali cinesi nelle ultime due settimane: centinaia di milioni di cinesi da riscaldare. Ma la neve ha bloccato anche i rifornimenti di carbone dalle regioni centrali verso le centrali elettriche che crescono nelle regioni costiere a ritmi impensabili per gli standard ecologisti europei. Il ministero dell’economia rassicura gli investitori stranieri: stiamo costruendo una centrale elettrica a settimana. Questioni di punti di vista. Nove centrali su 10, informa GreenPeace, funzionano a carbone. Molti europei si sentirebbero meno rassicurati al pensiero delle emissioni al vapor di carbone di queste centrali.
Ma le centrali a carbone pongono altri problemi ai governanti: rifornimento e costi. In settimana il ministero dell’Energia di Pechino ha fatto sapere che al momento il paese sta vivendo una crisi di energia elettrica: circa 70 gigawatt l’ammontare dell’energia che servirebbe per far funzionare a pieno regime fabbriche e riscaldamenti centralizzati cinesi. Settanta Gigawatt è la capacità di produzione di tutti gli impianti dell’intero Regno Unito a pieno regime, fanno sapere da GreenPeace. Da settimane il prezzo del carbone è salito alle stelle, per le difficoltà di trasporto legate alle eccezionali nevicate. E se il partito Comunista ha deciso di introdurre robuste dosi di liberismo nel paese, liberalizzando i prezzi di alcune materie prime come il carbone, per altri beni di largo consumo, come l’elettricità , i prezzi sono calmierati. Risultato: il costo della materia prima carbone sta salendo per i produttori di energia elettrica, ma il loro prodotto mantiene un prezzo fisso. Non è più conveniente produrre energia elettrica
Per abbassare i costi di produzione per le centrali, e aumentare l’offerta di un bene fondamentale allo sviluppo da 11 percento anno, come l’energia elettrica, i ministeri pechinesi all’Energia e alla Produzione hanno deciso di chiudere tutti e due gli occhi. Soprattutto sulla riapertura di miniere di carbone dichiarate insicure dagli ispettori del lavoro. O dichiarate illegali dal ministero dell’Energia per le disastrose condizioni di sicurezza. Ne stanno riaprendo più di una a settimana, soprattutto nelle regioni centrali dello Shanxi e dello Shaanxi. La Cina è la maggiore produttrice mondiale e consumatrice mondiale di carbone. Il 78 percento della propria energia viene dal carbone. Un record che va a braccetto con quello delle morti sul lavoro: le miniere cinesi sono le più mortifere del pianeta. Un rappresentante della Oil (Organizzazione internazionale del lavoro, delle Nazioni unite) ha contestato lo scorso dicembre la valutazione di fine anno dell’agenzia nazionale cinese del lavoro, sui cinque mila morti in miniera ogni anno. Per l’Onu sono almeno il doppio. E qualcuno teme che anche i 100mila morti annui sul lavoro che l’agenzia di vigilanza sui luoghi di lavoro ha riportato la scorsa settimana a Pechino, siano a loro volta, una cifra approssimata per difetto.
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