Nella stanza 501
Anche quella che può rappresentare una innoqua –e volendo anche simpatica- trovata pubblicitaria risulta un problema e così il buonismo “politicamente corretto” dell’occidente ci da sempre nel suo. In Serbia, a Belgrado, fa scalpore la stanza 501, la “suite Hitler”, di un albergo “dedicato” a tutti i capi di stato che hanno segnato, nel bene o nel male, la storia a noi più vicina.
Prima di Natale ci dormiva una turista tedesca: «Vuoi mettere, andare a letto con il Führer?»
Entri all’hotel «Mr.President », zona stazione di Belgrado, e le faccione dei presidenti sono già nella reception. Mica Washington o Lincoln: ci sono Castro e Stalin, Tito e Ceausescu. Un Mount Rushmore dell’orrore. Poi sali le scale, e ci tengono a mostrarti la più pubblicizzata delle suite, la 501. Una targhetta sulla porta, un grande ritratto sulla testiera del letto, aquile e simboli runici qua e là. È la camera intitolata all’inventore delle camere a gas: Adolf Hitler. Richiestissima. Qualche giorno prima di Natale, ci dormiva una turista tedesca: «Non sono una fanatica nazista — spiegava la signora ai giornalisti del tabloid Blic —, ma appena ho saputo che c’era, l’ho voluta: vuoi mettere, andare a letto col Führer?».
La Hitler Room, l’albergo dei dittatori dove ogni stanza è una piccola Predappio, è un caso politico internazionale. Fotografata dalla stampa serba, ripresa da quella italiana, ne ha parlato anche il quotidiano israeliano Haaretz. Indignando Abraham Foxman, direttore della Lega antidiffamazione americana, che ha scritto lettere di protesta ai proprietari della catena alberghiera tedesca, la Design Hotel, e ne ha chiesto al governo di Belgrado la chiusura: «Usare questo tiranno per promuovere un hotel è una trovata di marketing discutibile e dimostra una profonda incomprensione dell’orrore dell’Olocausto. Hitler sterminò milioni di ebrei, tra cui decine di migliaia di ebrei serbi e rom. Offrire l’opportunità di dormire sotto il suo ritratto è un’offesa».
La rimozione non è una novità: in dicembre, solo dopo le proteste, il Centro Wiesenthal ottenne che nel vecchio lager belgradese di Sajmiste non si tenesse un concerto rock. Tutte cose che non scandalizzano Dusan Zabunovic, il gestore dell’albergo che ha avuto la bella trovata: «Nella maggior parte degli alberghi, se va bene, sulle pareti delle camere appendono le nature morte. Che noia. Ho pensato di scaldare un po’ l’ambiente, mettendo in ciascuna delle mie 47 stanze un volto familiare». Zabunovic chiama a sua difesa la memoria del padre che «ha combattuto i nazisti», dice che «Hitler è parte della storia, ha segnato un epoca», cita uno scrittore serbo («il buono e il cattivo dipendono da chi li guarda»), insomma di togliere quella roba non vuole saperne e, anzi, rilancia: 140 euro a notte, lusso no limits per gli standard serbi, e fra poco al «Mr. President» si potrà dormire anche nella suite numero 7 dedicata a Slobodan Milosevic. «Una riverniciata, una pulita ed è pronta». Giusto: anche Slobo amava la pulizia, purché etnica.
Fonte: corriere.it
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