WaterboardingPochi giorni fa la Cia ha ammesso di aver utilizzato nei suoi interrogatori la tecnica del finto annegamento, o waterboarding.
Inoltre a fine 2007 è risultato - da alcuni videotape che stavano per essere distrutti e che il Dipartimento di stato di Washington ha deciso di rendere pubblici - come simili ed altre tecniche d’interrogatorio siano state usate a Udon Thani, campo segreto Usa nel nord tailandese. Evidentemente la tortura made in USA non ha confini….

Da Algeri all’Argentina Nel waterboarding, si fa credere all’interrogato che morirà affogato con la testa sott’acqua, per poi farlo riemergere ed estirpare una confessione. Questa tecnica, come quella di denudare i detenuti, di scatenare loro pastori tedeschi senza museruola, di incappucciarli o costringerli a comporre piramidi umane, furono inventate dalle Sas, forse speciali francesi usate contro gli indipendentisti algerini. Come dimostrato da alcuni studiosi israeliani, gli ufficiali Sas portarono le loro conoscenze nella lotta al comunismo in Sud america negli anni ‘70, insegnando alla Escuela de las americas, una caserma centroamericana dove vennero addestrati i repressori dei vari regimi militari del cono Sud latinoamericano, riuniti dal Plan Condor nell’intento di reprimere gli oppositori di sinistra. Il Plan Condor riunì in una strategia comune le dittature cilena, argentina, paraguagia e uruguagia contro i contestatori comunisti. Secondo l’organizzazione Usa Human Rights Watch, queste tecniche sono state usate dall’esercito thai nel combattere la guerriglia musulmana indipendentista del sud. Documentati casi di nudità forzata ed esposizione al freddo, minacce con cani lupo o privazione del sonno, come nella prigione irachena di Abu Ghraib, ultimo terminale di queste tecniche di tortura sinistre, mirate ad annullare la volontà del detenuto. Hrw ha documentato il caso di un detenuto quasi morto in una caserma della provincia di Pattani, perchè lasciato a congelare per 24 ore nella cella frigorifera dove i conservava la carne per la truppa.

 

Thailandia Le tecniche da Abu Ghraib vennero esportate nel sud est asiatico col nuovo millennio, in conseguenza della lotta al terrorismo islamico. In Thailandia c’è una guerriglia indipendentista al meridione che mira ad instaurare un emirato islamico a maggioranza malese; su di loro hanno operato alcuni agenti Cia presenti nel paese dopo l’11 settembre 2001. In dicembre, da alcuni deputati thai sono arrivare conferme ad un articolo del Washington Post, giornale usa, poi confermate da una interpellanza al Cogresso di Washington: la caserma di Udon Thani è stata usata fino al 2003 come centro di prigionia e tortura per terroristi considerati vicini al Al Qaida. Udon Thani era stata fondata negli anni ‘60 per far decollare i B-52 usa destinati a bombardare il Vietnam. Negli ultimi anni veniva usato come centro di spionaggio delle telecomunicazioni per la regione, soprattutto delle regioni della Cina meridionale. Con l’instaurazione del nuovo parlamento, è stata avviata una inchiesta dei deputati su alcune eventuali rendition dall’estero di sospetti terroristi e sull’interrogatorio di almeno due sospetti talebani pachistani e tre afgani. Le rendition in questi anni sono state le consegne di sospetti terroristi islamici ada genti Cia da parte di servizi alleati che avevano portato a termine sul proprio territorio gli arresti.

 

Come Abu Ghraib Lo scandalo del 2004 sulle sevizie comminate nella prigione irachena aveva indotto gli agenti cia a non usare più la caserma di Udon Thani, nel nord est thai verso il confine cinese, come centro per gli interrogatori in stile Sas – Escuela de las americas. Pratiche che violano la Convenzione di Ginevra, e che hanno fatto presentare ad alcuni parlamentari un esposto per violazione delle leggi tailandesi e della sovranità territoriale; i giudici thai potrebbero procedere contro gli allora responsabili della sede Cia e dell’ambasciata Usa a Bangkok, Darryl Johnson e Ralph Boyce. Quest’ultimo avrebbe ammesso di sapere di quelle pratiche in corso nella base di Udon Thani ad un parlamentare thailandese, ma non ha voluto ripeterlo di fronte alla stampa locale. Anche se la Thailandia no nha ancora firmato la Convenzione Onu contro la tortura (come nemmeno gli States), ha però siglato il Trattato internazionale per la difesa dei diritti civili, così come gli Usa, dove si stabilisce il diritto ad “un giusto e rapido processo” e al “trattamento umano dei detenuti”.

 

Tutto continua però nel migliore dei modi tra Bangkok e Washington, soprattutto ora che i seguaci di Thaksin sono tornati al comando; mentre mercoledì 6 febbraio si installava il nuovo governo del premier Samak Sundaravaj, il presidente Usa George W. Bush ha fatto sapere che verrà tolto l’embrago alla vendita di armi al paese asiatico, embargo che era stato apposto il 20 settembre 2006, all’indomani del colpo di stato che aveva deposto Thaksin.

 

fonte: peacereporter.net

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