Libera Chiesa in libero Stato?
Riceviamo, da un lettore, e pubblichiamo il seguente articolo:
Negli ultimi tempi si sta assistendo ad un incremento vertiginoso, per numero ed intensità, degli attacchi frontali nei confronti della Chiesa Cattolica, sferrati dagli sprezzanti ed agguerriti esponenti di quello che si potrebbe definire una sorta di “laicismo militante”.
Un terreno fondamentale di scontro è senz’altro quello della ricerca scientifica, dove i punti che generano continue ed aspre discussioni sono, com’è noto, innumerevoli: l’utilizzo di embrioni umani per gli studi relativi alle cellule staminali, le tecniche di interruzione della gravidanza (come la pillola abortiva RU486) e di fecondazione assistita (con particolare attenzione per l’inseminazione eterologa, per la questione della diagnosi preimpianto e del cosiddetto utero “in affitto”), la manipolazione dei gameti, i tentativi di giungere a forme di clonazione umana a scopo più o meno terapeutico, e così via.
Proprio negli ultimi giorni la tensione è ulteriormente salita, in seguito alla redazione da parte di alcuni neonatologi romani di un documento a sostegno della rianimazione dei feti abortiti che risultino ancora vitali, e dopo la diffusione delle notizie relative ad alcune delle più recenti ricerche in atto, finalizzate alla creazione di embrioni umani con materiale genetico di tre individui, ed alla produzione di spermatozoi dalle cellule staminali del midollo osseo femminile, nonché di ovuli dalle cellule staminali embrionali maschili, in vista di futuri agghiaccianti concepimenti “naturali” da parte di due persone dello stesso sesso.
In campo extrascientifico, la battaglia si sposta su altri piani, come ad esempio quello del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali.
In questo contesto infuocato ben si comprendono i motivi sottesi all’increscioso episodio di intolleranza nei confronti di Papa Benedetto XVI, costretto poco tempo fa a cancellare la visita ed il discorso che avrebbe dovuto tenere all’Università La Sapienza, o alle continue polemiche che, in Spagna, contraddistinguono il turbolento rapporto tra la Conferenza Episcopale ed il governo socialista, fautore di scelte sistematicamente provocatorie ed improntate ad un materialismo relativistico dai toni violenti ed intolleranti.
Sotto le insegne di questi strenui difensori della fantomatica “laicità” dello Stato contro le “indebite ingerenze” della Chiesa e del Papa nelle questioni attinenti la politica, l’etica, la scienza e la società in generale, si nascondono in realtà gli indomiti epigoni di un pensiero che sta conducendo ad un lento ed inesorabile disfacimento tutte le grandi civiltà tradizionali, in primo luogo quella europea.
Questa concezione, già emersa in precedenza in forme più embrionali (si pensi all’epicureismo, non a caso rivalutato nel XVII e XVIII secolo a livello sia scientifico che etico) ha progressivamente attecchito nel sostrato della civiltà europea e, assunti dei caratteri già più consapevoli con l’Umanesimo rinascimentale, ha trovato compiuta espressione con l’avvento dell’Illuminismo ed attraverso un evento di portata epocale quale la Rivoluzione francese, che ha sancito il definitivo tramonto dell’organicismo medioevale e la conseguente progressiva e nefasta contrapposizione individuo-comunità.
Si sono così spalancate le porte allo sviluppo di dottrine positivistiche, razionalistiche, naturalistiche e scientistico-evoluzionistiche che hanno condotto ad un sistematico abbattimento di tutte le forme di spiritualità, di natura religiosa in senso stretto o meno, trascendenti o immanenti. Declassate al grado di inutili sovrastrutture e di mere “superstizioni”, esse sono state additate come il nemico da sconfiggere per liberare finalmente l’individuo da un giogo soffocante, slegandolo e svincolandolo da qualunque forma di tradizione, di legame e di contesto strutturato (famiglia, comunità, Stato).
Di conseguenza, si è assistito al progressivo inaridimento della vita dei popoli europei, corrosi da una mentalità sempre più di stampo materialistico, utilitaristico e borghese, ed all’avvento del liberalismo e dell’industrialismo (con la guerra fratricida tra le sue due dottrine antitetiche, capitalismo e comunismo). Il concetto stesso di Stato, oltre che di comunità (ridotta ormai a mera società1) è andato progressivamente qualificandosi in termini puramente burocratici e mercantilistici, senza il supporto di alcun fondamento superiore: in sostanza, tutte le entità ultraindividuali, da quelle più semplici (i corpi intermedi, come la famiglia) fino a quelle più complesse (strutture statuali ed extrastatuali, come le federazioni o le confederazioni sovranazionali), hanno subìto un processo di graduale svuotamento a livello contenutistico: ne è sopravvissuta solo la forma esteriore, la mera apparenza, ma si tratta di simulacri ormai senz’anima, privati del loro fondamento sacro e spirituale, meramente funzionali alle sterili dinamiche delle attuali società.
Inutilmente, in seguito, si è cercato di recuperare delle visioni antitetiche: si pensi agli aspetti antimaterialistici e antiilluministici di un movimento comunque complesso e sfaccettato quale è stato il Romanticismo, al concetto di Stato etico come emanazione dello Spirito Assoluto sviluppato dell’Idealismo hegeliano, alle esperienze dei vari fascismi europei d’ispirazione social-corporativa.
In un’epoca in cui, dunque, il processo di degrado e di regressione del dato spiritualistico in favore di quello materialistico è ormai prossimo a toccare il suo apice, il concetto stesso di separazione Stato-Chiesa va rielaborato in modo da comprendere come esso conduca ad un grave equivoco di fondo.
Ovviamente nessuno può propugnare la creazione di Stati confessionali in senso stretto, ma occorre sottolineare che questa affermazione non può condurre a negare alla Chiesa Cattolica quello che deve essere, ancor più che in passato, il suo ruolo fondamentale fra le rovine del mondo moderno, e cioè quello di ultima grande autorità spirituale rimasta in Europa (e non solo), in seguito al tramonto di ogni forma di Imperialità2 di matrice immanente e “ghibellina”.
La Chiesa Cattolica, in quanto principale confessione cristiana, accanto soprattutto alle chiese ortodosse orientali (sul possibile ruolo delle chiese protestanti le perplessità sono invece molteplici, essendo le medesime il frutto della penetrazione, nella sfera religiosa, dei princìpi dell’individualismo liberale), è infatti attualmente l’ultimo grande baluardo in grado di contrastare l’egemonia del pensiero unico materialistico e relativistico, l’ultima entità che possa costituire un riferimento unitario e trascendente in un tempo in cui sono venuti meno i concetti di tradizione, di sacralità, di etica e di spiritualità quali elementi fondanti delle comunità umane.
Questi elementi sono infatti gli unici realmente in grado di permeare il potere politico, costituendone l’anima più profonda, rendendolo il collante unificatore e vitalizzante dei popoli attraverso l’azione di strutture ultraindividuali, come quelle di cui si parlava poc’anzi, fondate su principi di derivazione superiore, quali la gerarchia e l’organicismo, in grado di valorizzare l’individuo trasformandolo in persona, armonicamente inquadrata e realizzata in un contesto più ampio e perfettamente strutturato.
Il rischio che si corre è che in nome della difesa del cosiddetto “Stato laico”, nel medio-lungo periodo si consolidi definitivamente quella che già attualmente si sta profilando come una vera e propria Dittatura del Relativismo etico, in virtù della quale le suddette realtà statuali ed extrastatuali (tra queste ultime si pensi all’Unione Europea, per come si sta configurando) non sono più chiamate a prendere posizione su nessun aspetto etico e spirituale concernente la vita degli uomini e delle comunità, limitandosi a riconoscere, in quanto esistenti in natura, tutte le realtà che ivi si manifestino ed i relativi presunti “diritti” che da esse deriverebbero (si pensi al “diritto” di abortire, al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, etc.), nonché facendosi garanti delle cosiddette “libertà” economiche, nel contesto di un mercato capitalistico ormai globalizzato e schiavizzato dagli interessi delle grandi multinazionali
L’abdicazione in favore del dominio assoluto ed incontrollato della scienza (che cerca di piegare e forzare le leggi naturali, per adattarle alla propria volontà di onnipotenza), dell’economia e della tecnica, non più intese come mezzi, ma come finalità, e la trasformazione delle persone in meri individui, “monadi” egoiste, autosufficienti ed autoreferenti, sta segnando mai come prima d’ora il mondo moderno ed il tramonto della civiltà fondata sullo Spirito.
Ridurre dunque, attualmente, la questione del rapporto Stato-Chiesa ad una mera contrapposizione tra laicità e confessionalismo è una miope ed assurda semplificazione, una lettura superficiale, tipica peraltro di un certo pensiero debole, negatore dell’autonomia e del rilievo della spiritualità nella vita dell’uomo e nella storia.
Un’indicazione nel senso di quanto affermato sopra è rintracciabile persino nel pensiero di Julius Evola, che pur dalla sua ottica fortemente “ghibellina” e critica nei confronti della dottrina cristiana, non mancò di sottolineare come, qualora uno Stato in una determinata epoca si presenti come fondato su basi puramente materialistiche, la Chiesa (nello specifico quella Cattolica) quale si è storicamente venuta concretizzando con le sue gerarchie e la sua autorità spirituale, possa e debba costituire un’anima per le organizzazioni politiche che ne siano prive3.
Pertanto, al di là degli orientamenti personali in materia di fede religiosa e delle valutazioni su alcune posizioni ufficiali della Chiesa Cattolica, ed al di là di quelli che possono essere gli errori, le mancanze e le incrinature interne alla medesima, minata anch’essa dalle umane imperfezioni e dai principi eversivi del modernismo, occorre affiancare questa importante Autorità ed il suo coraggioso Pontefice nella battaglia per riaffermare i valori dello Spirito su quelli della materia.
1 Cfr. l’illuminante saggio di Claudio Bonvecchio, Europa degli eroi, Europa dei mercanti, Roma, 2004, pp. 24-25.
2 Per la differenza fondamentale tra Imperialità ed Imperialismo, che della prima è la degenerazione, cfr. sempre Bonvecchio, op. cit., pp. 49 e ss., 55 e ss., 62 e ss., 78 e ss..
3 Cfr. J. Evola, Idee su uno Stato come potenza, in Critica fascista, IV, 17, 1 settembre 1926, pp. 328-29: “Un impero il cui dominio sia puramente materiale, può coesistere con una Chiesa che a lui può dare quell’anima di cui manca (…)”.
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