PutinSentono il pericolo, sentono che la nuova Russia di Putin non ci sta a fare il cagnolino dell’Occidente - come da principio avranno pensato di fare con la Russia - e così tentano di fargli terra bruciata attorno. Ci provano con le varie rivoluzioni colorate e da qualche tempo anche col progetto dello scudo missilistico che, secondo Putin, non servirebbe a difendersi dall’Iran, come dicono, ma proprio dal “potenziale nucleare” della Russia. Hanno anche iniziato loro per primi “la corsa agli armamenti”, accusa giustamente Putin. Ed ora l’Ucraina ha presentato richiesta di entrare nella Nato, nell’alleanza atlantica, nata proprio in chiave anti-russa, con una mossa che, sebbene gli scenari siano cambiati, suona quanto meno come “sinistra” viste le tensioni di questo periodo. In ogni caso è un’esplicita ufficializzazione dell’amicizia con gli Usa, non in ottimi rapporti con Mosca di questi tempi. Putin ha mostrato di non capire le ragioni della scelta ed ha logicamente detto che non approverebbe la scelta di aderire anche al progetto dello scudo spaziale di cui sopra, che in tal caso non potrebbe che rispondere con la stessa moneta, puntando a sua volta i propri missili su Kiev. Insomma, parole chiare, parole in difesa della propria nazione, a cui in effetti siamo disabituati! Parole proprie di una persona con intelligenza e carattere, certo diverse da quella inutilmente minacciose dell’amministrazione Bush e dal politichese della casta nostrana ed europea. Eppure i giornalisti nostrani sono già li che urlano e additano il nemico di turno: “Zar Putin minaccia l’Ucraina…!”(vedi, la stampa.it).

 

Zar Putin minaccia l’Ucraina

 

ANNA ZAFESOVA

 

A poco più di due settimane dalle elezioni presidenziali russe, Vladimir Putin continua a rifiutarsi di fare l’anatra zoppa e fa esternazioni intimidatorie come se dovesse restare al Cremlino anche per i prossimi quattro anni. Ieri ha minacciato il suo collega di Kiev Viktor Yushenko di puntare i missili russi sull’Ucraina, nel caso la ex repubblica sovietica aderisca alla Nato, come ha appena chiesto di fare. Una minaccia appena velata da una gelida ironia: «E’ terribile da dire, terribile anche solo a pensarlo, che la Russia possa, in risposta alla dislocazione in Ucraina dell’infrastruttura della Nato - ma teoricamente non possiamo escluderlo - possa puntare i propri sistemi missilistici sul suo territorio. Immaginatevelo soltanto per un attimo. Ecco cosa ci preoccupa», ha detto Putin, affrettandosi però subito a tranquillizzare gli ospiti ucraini: «Se l’Ucraina vuole ridurre la propria sovranità aderendo alla Nato, non abbiamo il diritto di interferire nella definizione dei parametri della sua sicurezza e certamente non lo faremo».

 

Una promessa difficile da ignorare per Yushenko, soprattutto nel contesto di un negoziato al Cremlino, faccia a faccia, sulle forniture di gas. I due presidenti si sono incontrati per risolvere in extremis il problema dell’indebitamento di Kiev con Mosca, e hanno firmato un accordo proprio nei minuti in cui stava scadendo l’ultimatum di Gazprom di chiudere i rubinetti dei gasdotti diretti verso Ovest. Il governo di Yushenko si è indebitato con il colosso del gas russo per 1,5 miliardi di dollari, somma che ha permesso ieri a Putin di discutere in toni perentori con l’ospite da Kiev non solo le forniture energetiche, ma anche problemi politici, come appunto l’eventuale adesione alla Nato, - Kiev ha appena chiesto a Bruxelles di avviare la procedura dell’adesione graduale, scatenando una protesta dei deputati filorussi che ha bloccato i lavori del parlamento - e perfino l’insegnamento della storia nelle scuole ucraine, «una versione nazionale della storia in chiave antirussa». Yushenko - che ha di recente proposto di considerare un reato la negazione del «golodomor», la carestia degli anni ‘30 che ha ucciso in Ucraina dai 5 ai 10 milioni di contadini ed è stata, secondo molti storici, organizzata da Stalin - si è limitato a sorridere educatamente, rassicurando che «nulla di ciò che il nostro Paese fa in direzione occidentale può minacciare la Russia».

 

Comunque, da domani Kiev inizierà a ripagare il debito per il gas già consumato a Mosca, che ha accettato di farselo pagare al vecchio prezzo di 179 dollari per mille metri cubi, invece dei 319 che Gazprom aveva ipotizzato nei giorni scorsi. Uno «sconto» che ha offerto al padrone del Cremlino il palcoscenico per una nuova bellicosa dichiarazione, dopo quella sulla «corsa agli armamenti che non è stata iniziata dalla Russia», della settimana scorsa. Il presidente russo ha spiegato che non vuole la partecipazione dell’Ucraina, in caso di adesione alla Nato, al progetto dello scudo antimissilistico americano, diretto non contro l’Iran come afferma la Casa Bianca, ma a «neutralizzare il nostro potenziale nucleare». L’accusa all’amministrazione Bush non era mai stata così esplicita, nella nuova guerra fredda dell’ultimo anno tra il Cremlino e la Casa Bianca.

 

Il prezzo da pagare per Yushenko, per non interrompere il riscaldamento nelle case ucraine, è stato anche i«sì» promesso alla richiesta dell’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio, una procedura nella quale l’Ucraina ha fatto prima della ex «grande sorella», acquisento così teoricamente il diritto di bloccarne l’avanzamento. Kiev comunque ha incassato ieri anche una vittoria: Gazprom e la società energetica nazionale ucraina Naftogaz hanno deciso che il loro negoziato sul futuro prezzo delle forniture di gas proseguirà senza più mediatori. In questo modo è stata esaudita la condizione della premier di Kiev, Yulia Timoshenko - che, invisa al Cremlino, ieri non è apparsa accando ai due presidenti - di eliminare qualunque mediatore, innanzitutto la società Rosukrenergo che era stata imposta da Mosca come anello di congiunzione tra i due Paesi nella disputa di due anni fa.

Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200802articoli/30084girata.asp

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