Sembra giusto dire che, se qualcosa all’interno della polizia italiana non va, ciò vale anche nei casi in cui la polizia si lascia andare ad eccessi se non a veri e propri comportamenti incivili e vigliacchi contro chi sta “dall’altra parte”. E’ il brivido del potere che porta a colpire chiunque e a scaricare la tensione in modo vigliacco e ingiustificato. Allo stadio o a manfiestazioni di altro genere. Crediamo non ci siano differenze di colore quando c’è di mezzo un’ingiustizia, quando c’è da reclamare un comportamento meno animalesco. E così non possiamo che chiedere giustizia nei confronti di certi agenti che dietro una divisa nascondono le loro frustrazioni e le scaricano contro quelli che, in genere, sono i meno colpevoli, i più indifesi. Al G8 la maggior parte delle persone che in Tv vedevamo subire le cariche della polizia erano per lo più donne da sole, per terra contro quattro-cinque celerini per volta che scaricavano contro di loro e contro qualcun altro, in età più avanzata e quasi sempre incolpevole, la rabbia per l’incapacità di mantenere l’ordine, per colpe loro o di chi ne aveva gestito la (dis)organizzazione. E la stessa cosa successe, in maniera più vigliacca, nella notte, nella scuola Diaz. Mentre adesso apprendiamo qualche particolare in più sui fatti che accaddero nella tristemente nota caserma di Bolzaneto dove, ragazzi e ragazze non ancora giudicati da nessuno, subirono la precoce sentenza da parte di poliziotti eccitati dall’avere, una volta tanto, dalla loro lo scettro del potere (non si sentono evidentemente così potenti quando si tratta di difenderci dalla criminalità, organizzata e non). Il risultato furono ore di torture e vessazioni inutili quanto inumane.

 

GENOVA - La caserma di Bolzaneto trasformata in un luogo di torture fisiche e psicologiche. Quasi come un girone dell’inferno in cui ragazzi e ragazze arrestati durante le manifestazioni del G8 di Genova furono picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione. Non ha risparmiato particolari inquietanti la seconda parte della requisitoria dei pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello, iniziata lunedì mattina, che si protrarrà per altre quattro udienze, al processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova. Gli imputati sono 45 vertici apicali appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia di stato, carabinieri e medici.

 

RAGAZZE NUDE E COMMENTI BRUTALI - Stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare come cani per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, schiaffi e colpi alla nuca e anche lo strappo di piercing anche dalle parti intime: questo il genere di vessazioni subite dagli arrestati all’interno della caserma di Bolzaneto. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. «L’infermeria - ha denunciato il pm Miniati - che doveva essere un aiuto in caso di sofferenza è diventata un luogo di ulteriore vessazione».

 

LE TESTIMONIANZE - Non sono mancati nella requisitoria di Ranieri Miniati i riferimenti alle testimonianze più salienti delle parti lese durante il processo. Tra queste quella di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento. «Gli agenti mi hanno preso in giro - aveva raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con “Nano buono per il circo”, “Nano di merda”, “Nano pedofilo”». Il pm ha anche ricordato che Massimiliano per un’ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perchè gli impedirono di pulirsi.

 

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.25 febbraio 2008

 

Tratto da: www.corriere.it

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