Bhagavad-gìtà. presentazione di Julius Evola
22 Febbraio 2008 da Redazione
Bhagavad-gìtà in sanscrito significa “Canto del Beato”.
In quest’opera il virtuoso principe Arjuna, archetipo dell’uomo impegnato nella lotta per farsi eroe, nel momento immediatamente precedente l’inizio della guerra - trovandosi costretto a dover combattere ed uccidere i suoi stessi parenti, mentori ed amici - si lascia prendere da scrupoli umani e si rifiuta di combattere, anteponendo al dovere impersonale dell’azione guerriera (rappresentante il “Sé”) il proprio sentimento personale ed egoico (il suo “io” appunto).
Ne deriva un poema epico, sotto forma di dialogo, che rappresenta perfettamente l’essenza della “vita come militia”, l’idea cioè di una perenne lotta fra le forze caotiche ed infernali, e quelle solari ed apollinee. Queste ultime, sono ristabilite nel loro primato proprio dal sacrificio del guerriero che, offrendosi in una battaglia dal forte valore simbolico, riafferma la vittoria dei valori di Verità e Giustizia.
A lungo potremmo parlare di quest’opera, «esposizione puramente metafisica della dottrina in parola», ma lasciamo ogni altra parola di commento alle ben più qualificate parole di Julius Evola.

La nostra società ha davvero perso completamente la bussola.
di Gianfranco Mancusi





(ricordando Jünger - con Del Bel Belluz)
Racconto tratto da
“La tensione ci conviene”. Microfono acceso, fuori onda, e Zapatero e’ caduto nella piu’ classica delle gaffe. Il super-progressista primo ministro spagnolo, fautore delle politiche pro-abortiste, pro- matrimoni gay e che ha recentemente 



















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