Gabbo, i testimoni: “L’agente mirò per 10 secondi”
Quattro mesi. Tanto è passato da quella domenica in cui un agente della polizia stradale ha ucciso Gabriele Sandri, sparandogli nell’autogrill “Badia al Pino” sull’autostrada A1.Una storia tragica che, come abbiamo detto tante volte, poteva essere gestita in maniera degna e sicuramente diversa da quanto fatto da parte delle Istituzioni e di certa stampa. Per la prima volta nello stesso giorno dell’omicidio c’era l’assassino e la pistola fumante, ma nell’immediato non è stato fatto nulla. Anzi, dopo quattro mesi la storia è ancora molto tenuta sotto tono e la giusta richiesta di verità della famiglia Sandri, degli amici di Gabriele e dell’Italia intera ancora non è stata raccolta. E se si pensa che siamo in Italia, nazione dove non succede nulla per caso, viene da pensare quando vengono eseguiti alcuni arresti contro il mondo ultras proprio il giorno dell’interrogatorio di Luigi Spaccarotella, l’agente che ha ucciso Gabbo. E ancora di piú fa riflettere l’ordinanza di un Gip che cerca di mettere in cattiva luce la memoria di un ragazzo limpido che non c’è piú, provando a raccontare la storia di un Gabriele che faceva parte di un gruppo di teppisti legati alla destra radicale.
Come se non bastasse, oggi sui quotidiani nazionali non si fa parola di Gabriele Sandri, tranne due eccezioni. Qualcuno punta strumentalmente il dito “sulle scritte anti-polizia sull’A1″. Peccato che la foto sia di un muro di una città non meglio identificata. Sulle colonne di Repubblica, invece, sono state pubblicate le dichiarazioni di alcuni cittadini che erano nell’area di servizio: “quel poliziotto prima di sparare puntó l’arma e prese la mira per dieci secondi”. Tra i verbali depositati dalla Procura di Arezzo c’è anche la testimonianza di una dipendente di “Badia al Pino” che racconta il momento dello sparo: “In quell’istante uno dei poliziotti mi è passato davanti. Giunto alla fine del guardrail, all’altezza di un cumulo di terra smossa, ha disteso entrambe le mani impugnando la pistola. Ha aspettato che quell’auto imboccasse la rampa che da accesso all’autostrada e poi ho udito un colpo di pistola. E mentre l’auto continuava il suo viaggio, il poliziotto è tornato sui suoi passi, sempre correndo, e ha raggiunto i suoi colleghi”. E ancora: “Non ho notato assolutamente se il poliziotto durante la corsa, sia all’andata che al ritorno, avesse in mano una pistola che, ripeto, gli ho visto impugnare solo poco prima della sparo”.
A questo punto la situazione dovrebbe sembrare chiara e limpida come è stata raccontata dall’inizio e l’accusa di omicidio volontario sembra ovvia. Dopo quattro mesi vogliamo continuare a chiedere a gran voce giustizia e verità per Gabriele e per questo facciamo nostre le parole di Cristiano, il fratello di Gabbo: “voglio sottolineare che nessuna sentenza ci riporterà Gabriele, ma almeno la giustizia terrena gli è dovuta”.
Tratto da asgmedia
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