Franco De Piccoli campione olimpico
di Emilio Del Bel Belluz
In una calda giornata d’agosto del 2006 mi trovavo in compagnia di Stenio Solinas a Sequals nei luoghi di Primo Carnera. La giornata era imperniata nella visita alla casa, al paese e al cimitero, posti che hanno visto e partecipato alla vita dell’indimenticabile pugile famoso in tutto il mondo. Abbiamo incominciato la giornata visitando “il Bottegon”, ora bar ma ai tempi di Carnera una semplice osteria. Qui egli trascorreva con gli amici il tempo libero a giocare a carte e a bere qualche bicchiere di buon vino che quella zona produce. Nel bar sono esposti alcuni ricordi sotto forma di vecchie fotografie e in un angolo sopra una mensola stanno le famose scarpe che ci fanno immaginare quale era il fisico di quel gigante. Il numero di quelle calzature supera i cinquanta centimetri. Quando gliene serviva un paio doveva ricorrere a un calzolaio che gliele confezionasse su misura. E’ questo un piccolo esempio per descrivere ciò che il pugile era in realtà. Per coloro che in passato hanno letto i fumetti, avrebbero potuto accostare il mitico Carnera al buon Black Macigno, l’eroe biondo dell’Ontario, un uomo che si era sempre distinto per la sua grande forza e per la bontà che dimostrava nel difendere i deboli dalla prepotenza dei forti. Fu un eroe che fece sognare molti giovani che trascorrevano le giornate a fantasticare su questo uomo di grande fascino, un bellissimo biondo tutto muscoli. Carnera era, per chi lo conosceva, l’incarnazione di un eroe che con la sua forza poteva risolvere qualsiasi situazione. Mentre ci avviavamo al cimitero per visitare la sua tomba , Solinas mi nominò un altro personaggio di grande spicco del mondo del pugilato: Francesco De Piccoli. Questi aveva vinto la medaglia d’oro a Roma nella categoria dei pesi massimi e fu l’unico italiano a salire il vertice dei gradini olimpici: il posto più prestigioso. Dopo di lui nei pesi massimi altri avevano tentato di eguagliarlo ma non lo avevano mai raggiunto. Ricordo diversi pugili valorosi della stessa categoria come: Bepi Ros, Giorgio Bambini, Paolo Vidoz, Angelo Musone e il mitico Mino Bozzano che conquistò cinquant’anni fa a Melbourne la medaglia di bronzo e che ricordo sempre con tanto affetto. Ma lo ripeto, la vetta più alta la conquistò Francesco De Piccoli. Il 21 agosto del 1960, prima delle olimpiadi di Roma, era apparso sul settimanale ABC un articolo a firma di Giuseppe Signori. Aveva intitolato questo pezzo “ Lo spazzino di Londra vuole conquistare Roma”. Signori così scriveva del pugile Thomas Dave, che veniva considerato assieme ai pugili Dan Bekker e Andrei Abramov tra i possibili vincitori : “Un tempo Dave faceva il lattaio; poi si rese conto che lavorando per quelli di Marylebone, come spazzino, poteva guadagnare una sterlina in più. Nella casa dei Thomas l’abbondanza è un’ospite del tutto sconosciuta. Dave Thomas non va più in giro ogni mattina quando la City si sveglia ed il mondo appare pulito e riposante, di conseguenza certi ottimistici pensieri non lo accompagnano più nella sua solitaria passeggiata. Ora, anche quando il sole brucia ed il sudore scorre a rivoli sotto la camicia, Dave solleva e trasporta dalle case al “camion” dell’Impresa i bidoni della spazzatura”. Questo pugile veniva dato da molti come favorito perché in un incontro dove era in palio il titolo europeo dei pesi massimi tra Dave e Abramov chiamato l’orso russo; invece a vincere l’incontro fu il sovietico. Così Signori continuava l’articolo commentando il match : “ Tutto avvolto in muscoli pesanti Abramov, un corpulento lottatore dallo sguardo freddo e di capelli alla Marlon Brando, sviluppò subito il suo solito gioco che distrugge. Un solo pugno suo avrebbe potuto schiantare il sottile inglese, però Dave seppe evitare ogni pericolo avanzando ed indietreggiando, schivando o bloccando. Inoltre i suoi saettanti “jab” sinistri, di risposta, raggiungevano spesso il volto largo e pesante del russo. Ogni volta che un buon pugno centrava il bersaglio, un lieve sorriso compariva sulle labbra di Dave Thomas ”. Ma dopo la descrizione attenta su questi due pugili che potevano essere considerati i più titolati alla conquista dell’alloro olimpico, il Signori scriveva ancora : “ non soltanto Andrei Abramov e Dan Beker possono sconfiggere Dave Thomas. Difatti possiedono ottime carte da giocare anche l’argentino Edordo Corletti e il mastodonte tutto ossa Nemech di Praga, il polacco Jedrzejewski ed il nostro Franco De Piccoli, un lagunare che si affida al suo sinistro-martello, infine il colossale Percy Price, un negro di Philadelphia. Tutti aspirano alle due medaglie: a quella d’oro ed all’altra d’argento”. Ma su tutti loro , in quel olimpiade, si impose il roccioso pugile veneto Francesco De Piccoli, uomo tenace e forte che ci regalò un pezzetto di cielo di Roma. Ricordo di averlo incontrato a Sequals alcuni anni fa assieme ad altri pugili. Lo vidi al campo sportivo mentre stava assistendo ad una partita di calcio organizzata durante i festeggiamenti in memoria di Carnera. Lo avvicinai e mi misi a parlare con lui dopo avergli chiesto l’autografo su un libro che avevo portato con me. Il suo volto era sereno e con molta gentilezza mi scrisse la dedica. Mi raccontò che riceveva lettere di ammiratori da ogni parte del mondo e tutti gli chiedevano l’autografo. Con lui parlai della vita dura del pugile, degli allenamenti che impegnano fino allo sfinimento. Mi piacque ascoltarlo durante la conferenza che si svolse in una sala di Sequals. Parlò a cuore aperto della sua vita, dei tanti sacrifici e dei duri combattimenti sostenuti per costruirsi la casa. Dopo la vittoria olimpica era passato al professionismo e aveva inanellato una serie sorprendente di successi, con qualche sconfitta che lo fece desistere dal proseguire la sua carriera nel mondo della boxe. Non gli riuscì di diventare campione italiano dei pesi massimi, un traguardo che gli sarebbe stato utile per tentare la scalata al titolo europeo. Francesco De Piccoli, quando lo conobbi, mi piacque subito per la sua semplicità e modestia. Avevo davanti un campione, vincitore di mille battaglie sul ring che si intratteneva volentieri a parlare con me della sua carriera pugilistica, della sua vita, della sua famiglia, della casa guadagnata con tanto sudore. La categoria dei massimi è fatta di veri giganti che non scherzano. Mi piacque ciò che rispose al giornalista Lamberto Attioli nelle colonne del Tempo del 13 ottobre 1965 a cinque anni dalla conquista del prestigioso titolo olimpico. Alla domanda: “ Lei sfidò anche Cassius Clay, a suo tempo. Lo sfiderebbe ancora? - Certamente. Avrei voluto incontrare Clay due anni fa, prima di incontrarmi con Bethea. Poi andai k.o. e tutto saltò per aria. Ma ora che mi sono ripreso molto bene, contro Cassius Clay combatterei subito, in Italia o negli Stati Uniti. Secondo me Clay non è pericoloso come dicono. È un buon pugile, lo so, ma non certamente per quello che ha dimostrato nei due combattimenti contro Sonny Liston, incontri che per me non sono stati molto chiari. Forse qualcuno aveva desiderio di escludere una volta per tutte Liston dalla corsa per il titolo ed è accaduto ciò che lei sa meglio di me. Clay è un pugile che parla molto ed a parole è pericolosissimo. Sul ring, però, penso faccia meno danni. Del resto contro Henry Cooper è finito a terra ed è stato salvato dal gong. E Cooper, pur avendo un gancio sinistro temibilissimo, non è certo famoso per la sua potenza- . Sarebbe stato bello assistere a un incontro tra De Piccoli e Clay, i due olimpionici che vinsero la medaglia d’oro a Roma. Clay aveva vinto nei medio massimi e De Piccoli nei massimi. Un confronto che di sicuro avrebbe fatto parlare molto i giornali e ci avrebbe dato la misura di questi due campioni, di sicuro si sarebbe trattato di un bello spettacolo. La carriera di De Piccoli ebbe un periodo di grandi soddisfazioni perché ottenne tantissime vittorie per k.o. La sua vita di boxeur era iniziata con una vittoria strepitosa per fuori combattimento contro il pugile milanese Moriggi. In quel incontro il milanese aveva tentato di alzarsi barcollando penosamente, ma dopo il conteggio, l’arbitro non aveva avuto alcuna esitazione a dichiarare chiuso il combattimento. L’ultimo incontro invece lo sostenne nella sua città dove venne sconfitto prima del limite contro Peter Weilander il 26 dicembre 1965. Questo incontro che poneva fine alla carriera di De Piccoli non pose fine alla sua leggenda di olimpionico. In un articolo comparso nel Corriere della sera il 22 marzo del 1965 scritto da Virgilio Lilli viene citato il nostro De Piccoli in modo trionfalistico. Il giornalista e scrittore scrive le sue impressioni su alcuni incontri di pugilato che si erano svolti al Palazzetto dello sport di Roma. “Tali i pensieri che mi passavano per la mente sere fa vedendo i pugilatori battersi sul quadrato del Palazzo dello Sport di Roma sotto gli occhi intenti di sedicimila e più spettatori. Si combattevano vari incontri, quella sera, uno dei quali per il titolo dei campione d’Italia fra Truppi e Benvenuti, un altro per il titolo di campione dei pesi massimi d’Europa fra Hughs e De Piccoli. Sul quadrato sotto il cono di luce elettrica che pioveva dalla grande lampada teatrale al di sopra delle tavole, due atleti venivano affrontandosi vigorosamente; erano alla quarta o alla quinta ripresa del combattimento, e l’uno non riusciva a prevalere sull’altro. Per questa ragione forse essi si impegnavano con rabbia e, abbandonata la scherma vera e propria cercavano di colpirsi con furore: si sferravano reciprocamente pugni secchi e precisi come martellate, mirando agli occhi, al naso, al mento, al cuore, alla milza, al fegato, allo stomaco e via di seguito”.
Nell’articolo “I miti boxeurs”, Virgilio Lilli lo incorona campione d’Europa dei pesi massimi, ma l’incontro De Piccoli - Tony Hughs, avvenne senza alcun titolo in palio e in quel match svoltosi il 1 marzo del 1963 De Piccoli vinse per k.o. alla seconda ripresa. L’articolo sul Corriere della sera apparve il 22 marzo del 1963 nella pagina dedicata alla cultura. Una pagina su cui è difficile trovare dei riferimenti al pugilato se non in rare eccezioni. Quel giorno in cui fu pubblicato l’articolo il 22 marzo del 1963, De Piccoli perdeva il primo incontro della sua carriera andando k.o. alla quarta ripresa, ma nel giornale lo scrittore aveva scritto “un altro per il titolo di campione dei pesi massimi d’Europa fra Hughs e De Piccoli”. La coincidenza è sicuramente casuale dettata da una svista che onora il nostro il campione. Ma l’elogio che Virgilio Lilli fece a questo pugile e al pugilato in genere andrebbe ricordato e scritto a caratteri cubitali nelle palestre.
“ Siano lodati i pugilatori. Siano lodati i loro i visi plasticati dai pugni, ammaccati come vecchie pentole; siano lodati i loro nasi slogati, girevoli sulle cartilagini come banderuole; lodate le loro sopracciglia rammendate cento volte dal chirurgo e le loro labbra tumefatte; lodati i loro esageratissimi guantoni senza dita, simili a palle; e le loro frivole mutandine di seta così poco congeniali ai loro fianchi e alle loro cosce di gladiatori. Lodati i loro stivaletti di pelle, dalle suole azzurre di pece greca; lodati gli accappatoi e le vesti da camera nei quali si presentano al pubblico come fossero bagnanti distratti, o annoiati signori nell’intimità della loro casa; lodati i l salvadenti che i secondi gli ficcano in bocca non appena squilla il gong della ripresa. E lodati i loro fegati di bronzo, i loro cuori di cemento armato, i loro stomachi di calcestruzzo, eccetera. Lodati i pugilatori: essi sono forse le uniche persone al mondo veramente miti, veramente incapaci di fare male a loro prossimo”.
A Sequals in compagnia con uomo di penna come Solinas ho ricordato i due nostri grandi personaggi Carnera e De Piccoli. Il pellegrinaggio a Sequals è stato allietato dalla buona cucina del ristorante al Bottegon, dove non manca del generoso vino rosso come il sangue, che nell’etichetta delle bottiglie porta la foto di Carnera. Pareva che anche quel vino sprigionasse la forza del nostro campione. La sala da pranzo della trattoria accoglie ogni giorno tanta gente del pugilato che passa e lascia il suo segno. In questa sala vi è una foto del generale Franco lasciata da alcuni appassionati di pugilato giunti dalla Spagna in occasione dell’anniversario della nascita di Carnera, il pugile che per due volte aveva affrontato il loro campione Paolino. Dopo il pranzo siamo andati a vedere un mosaico riproducente l’immagine di Primo posto sul muro di una casa, proprietà del gestore del Bottegon , e abbiamo avuto il piacere di conoscere l’autore dell’opera, che ci ha spiegato la tecnica usata per quel lavoro. Siamo partiti da Sequals diretti a Ponte di Piave per visitare la casa di Goffredo Parise che raccoglie i ricordi e i libri di questi scrittore. Nelle quiete silenziose stanze della biblioteca sono nate tante pagine delle sue belle opere. Questo scrittore possedeva pure una casa a Salgareda sulle sponde del Piave. Spesso gli abitanti di quel luogo lo vedevano passeggiare solitario lungo il greto sassoso del fiume, fiume che ogni tanto raggiunge e allaga la casa. Però lo scrittore amava questo posto perché da qui traeva l’ispirazione per i suoi lavori . A Ponte di Piave nel suo bar ho incontrato Andrea, un compagno di scuola che non vedevo da trentacinque anni e ci siamo salutati affettuosamente. Egli è padre felice di tre figli e questa felicità la si leggeva nei suoi occhi. Salutandolo ho pensato al tempo della scuola. Allora eravamo uniti dalla passione per lo sport: lui tra l’altro è stato un grande giocatore di calcio, io invece ero e sono un grande appassionato di pugilato del pugilato e di tutte le storie di cui è ricco questo sport. Con Stenio Solinas, lasciato alle nostre spalle Ponte di Piave, ci siamo diretti verso Salgareda. Osservavamo le case lungo il fiume e magari una di quelle apparteneva a Parise dove aveva assistito fluiorire delle stagioni. Prima di accompagnare l’amico alla stazione di San Donà Piave, ci siamo fermati nella tipica trattoria “ il Bersagliere”. Ho scelto questo ambiente perché sapevo che la è possibile assaporare i cibi di un tempo. L’osteria con cucina è antica e vi sono alle pareti delle scaffalature in legno. Un ambiente molto accogliente per chi sa apprezzare ciò che la nostra storia ha scritto. Anche Stenio è stato favorevolmente colpito. Nelle stanze interne della trattoria sono ben visibili due quadri che riproducono il grande Primo Carnera: in uno lo si vede con la cintura tricolore di campione italiano dei pesi massimi, titolo che gli venne assegnato a Roma quando il 22 ottobre del 1933 incontrò Paulino Uzcudum. Mi sono recato a cena molte volte in questo locale dove il buon cibo si ben si sposa al vino prodotto dai vigneti di quella zona. Con Stenio abbiamo assaggiato qualche leccornia tipica . E’ bello trovare dei posti dove si può ancora gustare la genuinità di un tempo. Mi sarebbe piaciuto vedere accanto alle foto di Carnera una di Francesco De Piccoli, il campione olimpico degli anni sessanta. Tanti giovani si sono ispirati a loro per incominciare la strada del pugilato fatto di tanta fatica. “Siano lodati i pugilatori”.
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