di Emilio Del Bel Belluz

Parecchie sono le storie che il pugilato ha scritto con uomini che hanno saputo far sognare tanta gente. Il pugile è sempre stato un personaggio che si poteva ben prestare alla penna di uno scrittore che con una certa facilità avrebbe avuto buon materiale per scrivere. Nel mondo del cinema un grande successo ha avuto la serie dei film sulla boxe interpretati dal grande attore Silvester Stallone. Un personaggio che trenta anni fa iniziò la storia di Rocky. Ma chi era questo pugile, e a chi si è ispirato Stallone per trovare uno spunto così veritiero, almeno all’inizio del suo primo film: una serie completata con il sesto episodio uscito nelle sale in quest’ultimo gennaio. Sotto un certo punto di vista mi è piaciuto che l’attore americano abbia voluto far uscire questo film poco dopo la celbrazione del centenario della nascita di Primo Carnera avvenuta alla fine dell’anno appena trascorso (2006), culminata con due grandi mostre: una a Pordenone e l’altra a Milano. E quest’anno uscirà pure la storia della sua vita nel film del grande regista Martinelli. Riprendendo il discorso relativo al film di Stallone consiglio vivamente a tutti di andarlo a vedere, perché, a mio parere, dà alle persone una buona carica di entusiasmo. Dico questo perché sono rimasto colpito dai tanti momenti di dolcezza che questa proiezione mi ha donato. Uno su tutti il messaggio d’amore dell’interprete Silvester nei confronti della moglie che morta da tempo non riesce a dimenticare. Il suo era un amore vero e unico, sentimento, oggi, davvero raro che sembra in via di estinzione. Il protagonista dimostra il suo continuo grande amore per Adriana ricordandola sempre quando conversa con i suoi amici. Frequenti sono le sue visite al cimitero dove rimane a lungo seduto su una seggiola davanti alla sua tomba. Il dolore per la morte della moglie e il senso di solitudine si nota in tutto il film anche se gli è sempre accanto il cognato con il quale ha un vivo, sincero e affettuoso rapporto di amicizia. A lui confida la grande malinconia che lo assale per la mancanza della moglie, ed è proprio lui che lo accompagna nei luoghi che un tempo lo vedevano felice accanto ad Adriana: la vecchia casa dove aveva abitato, il negozio dove Adriana lavorava. Ed è proprio qui che il passato ritorna e la nostalgia si fa più forte. Il tempo può cancellare le tracce materiali della vita, ma non cancella i ricordi e i sentimenti, specialmente quando si sono vissuti così intensamente. Anche la nostalgia del ring è evidente. Rocky gestisce un ristorante dove tutte le pareti sono tappezzate di foto che rappresentano i momenti più belli dei suoi incontri. Questo ambiente mi ha fatto venire in mente quello che si trova a Sequals il paese dove è nato Carnera. Anche qui si trovano i ricordi del pugile, il G I G A N T E B U O N O , che noi italiani amiamo. Penso che il signor Polegato, gestore assieme alla moglie di questo ristorante friulano, se avesse visto il film di Stallone si sarebbe rallegrato pensando che il regista del film si fosse ispirato al suo locale. Ma scherzosamente dico che se l’interprete di Rocky arrivasse a Sequals rimarrebbe di sicuro stregato da questo posto così attraente. Se avessi la bacchetta magica vorrei che ogni pugile creasse, nel luogo di nascita, un locale che ne ricordi le sue imprese. Nel ristorante di Rocky trova sempre ospitalità, a pranzo e a cena, un suo ex avversario caduto in disgrazia, a cui è molto affezionato e non vuole abbandonare. Sono proprio in questi comportamenti pieni di umanità cristiana che il generoso animo italiano viene alla luce. E Rocky mi ricorda tanti pugili che come lui hanno aiutato altri boxer anche avversari, non baciati dalla fortuna o rimasti in miseria, perché spesso i facili guadagni si volatilizzano in breve tempo. Nel film compare per qualche secondo la figura di Mike Tayson che la sa lunga a proposito sul come scendere dall’altare alla polvere. L’interprete sottolinea l’importanza delle famiglia tradizionale che conserva gelosamente gli usi e costumi dei padri, come allestire il presepe durante le feste natalizie e partecipare alla messa di mezzanotte che ricorda la nascita di Gesù. Dopo aver lasciato la boxe, non scompare la sua popolarità , né la sua semplicità. Veste in modo sobrio, con un giubbotto e un cappello che lo fa apparire un personaggio particolare: è quasi una uniforme la sua. Ma la nostalgia di rimettersi in gioco, di sfidare il tempo è sempre più forte. E’ questa una nostalgia che accompagna sempre i pugili che hanno lasciato il ring. Il richiamo delle luci della ribalta, il quadrato del ring e i tifosi che lo circondano applaudendo, sono ricordi che non si spengono. Rammento il grande ritorno coronato da un successo clamoroso con la riconquista del titolo dei pesi massimi di George Foreman, alla veneranda età di quasi cinquanta anni, dopo oltre vent’anni dalla conquista del titolo mondiale che poi cedette al grande Cassius Clay nel memorabile incontro effettuato in Congo. Fu il capolavoro della boxe, una delle pagine più importanti scritte da Clay che lo fece diventare immortale, una leggenda. Una leggenda che ancor oggi vive e lotta con una grave malattia. Il ritorno di Rocky Balboa è dettato da una pagina definitiva che vuole lasciare come testamento spirituale a suo figlio - penso di aver ancora delle cartucce da sparare -. Decide di ritornare sul ring perché vuole dimostrare l’entusiasmo che gli esce dal cuore. Anche ora ritorna il valore della famiglia. Conosce una donna che ha un figlio e gli vuol essere maestro, un ruolo che ha sempre sentito. Maestro soprattutto con il figlio suo, che finalmente comprende il bene che il padre gli vuole e che diventa determinante nella scalata alla nuova carriera che passa attraverso questo risorto rapporto. Il figlio si avvicina al padre e lo fa anche quando il genitore gli rimprovera di non ricordare la dolcissima madre che gli aveva dato la vita . I due si troveranno uniti ai piedi della tomba della donna, nel piccolo cimitero vicino a due vecchi alberi che sono le vedette di un tempo che non deve passare. Ora accanto a quella tomba cristiana c’è una famiglia riunita. La famiglia è un valore che deve resistere e vincere le deviazioni della nostra società moderna, un valore che è bene evidenziato in Balboa. Un popolo non può rinunciare alle sue radici, come sta avvenendo, purtroppo, nel nostro paese. Una volta tolte le radici e le tradizioni la società diviene arida come il deserto. Balboa ritorna a calcare il ring e durante l’incontro desidera la presenza del cognato che gli ricorda la moglie. Quando va ad allenarsi percorre di corsa e gioiosamente la scalinata, quella scalinata che per molti anni era diventata famosa grazie a lui. Non lascio parole a commento del suo ultimo incontro e di tutta la coreografia che accompagna il film, comunque lo spettatore non ne esce deluso. Personalmente se avessi saputo che questo film era stato tratto da un libro lo avrei subito acquistato e letto volentieri. Mi sarei portato a casa una storia da poter insegnare a tanti giovani che non conoscono la durezza della vita, perché, forse, adagiati nel troppo denaro che i genitori elargiscono molto facilmente. Questo pellicola insegna a lottare, a non mollare mai, a sperare nel domani. Lo scorso anno il film Cinderella Man aveva raccontato la storia di un pugile che grazie alla sua forza d’animo era riuscito a risalire la china, navigando contro le tempeste della vita, spinto dal senso di responsabilità verso la famiglia e i figli a cui insegnare che la vita è lavoro e fatica. E quando va male, è giunto il momento in cui non bisogna mollare come fanno Balboa e Cinderella Man. Il risalire sul ring non sempre porta grandi risultati, rimanere fermi degli anni e poi riprendere i guantoni ha delle difficoltà, ma almeno così non si lasciano dei sogni chiusi in un cassetto. Anche un sogno fa felice un uomo. Forse il prossimo film di Stallone riguarderà la storia di un pugile come Balboa, che non abbandona la boxe, ma diventa allenatore in una palestra con la speranza di scoprire un nuovo campione grande come lui. Nulla deve rimanere incompiuto. Ma credo che l’immagine di Balboa la troveremo sempre in quel ristorante con i suoi ricordi, dove il tempo non è ancora passato. Noi italiani i cari ricordi della boxe li troveremo invece a Sequals, il bel paese ai piedi dei monti, che conosce e non dimentica la grandezza del suo Carnera. Ho scritto questa pagina a Sequals, in una gionata d’inverno dopo aver consumato il pranzo nel ristorante “ Bottegon”, dove tutto parla del G I G A N T E B U O N O .

 

Emilio Del Bel Belluz, 16 gennaio 2007

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