Racconto di guerra 2 - Linea Wotan
Non ci avrei creduto se qualche anno fa mi avessero detto come ero destinato a passare il 1957. A dormire sotto la pioggia avvolto in un telone cerato, a dondolare come un salame su questa amaca fissata a due alberi della foresta che copre la Sierra Maestra. E’ la vita dei barbudos, le tende le abbiamo perse quando rimanemmo tagliati fuori tre mesi fa, abbiamo una tettoia di canne sorretta da quattro pali, ma quella serve per tenere asciutte le armi, e più strutture fisse sarebbero troppo visibili.
Sono al comando di questa colonna, ventiquattro guerriglieri in tutto, persi in un mare di foglie e pioggia. Eppure il morale è alto perchè sappiamo di avercela quasi fatta, mancano dieci giorni a novembre, che è l’inizio della stagione secca. Ancora due settimane e col bel tempo potremo lasciare questo accampamento e rimetterci in contatto col comandante, se ancora esiste.
Una squadra è rimasta fuori a caccia tutta notte per procurare il pranzo, al loro ritorno devo cedere l’amaca, la giornata comincia e non sembra delle peggiori.
C’è un angolo per il fuoco sotto la tettoia, tutti quelli che non hanno partecipato alla caccia o non sono di guardia stanno qua, come ogni mattina si controllano le armi, si taglia la carne portata dai cacciatori e Hector ci prepara la sua tisana.
Hector è la cosa più simile a un medico che si abbia nella colonna, è anche uno sostegno morale per gli uomini, perchè molti di loro sono paleros e lui è rayado, ha la nganga, una pentola in cui secondo loro vivrebbero gli spiriti dei suoi antenati. Sono convinti che la nostra sopravvivenza nei tre mesi passati sia dovuta alla generosità dei nonni morti di Hector invece che alle leggi immutabili dell’evoluzione storica, un giorno dovrò fargli un discorso a tutti su come stanno realmente le cose, ma non adesso. Adesso c’è da pensare solo a rimanere vivi e ritrovare il comando.
Un suono interrompe tutti i discorsi e i pensieri, passi di corsa nel fango, una delle sentinelle porta notizie.
” C’è uno che sta salendo dal sentiero grosso, visto da lontano non sembra armato, ma pare in divisa. Che si fa? ”
Prendo dal mucchio il mitra francese, è una bella arma, peccato sia rimasto un solo caricatore.
” Fammi strada ”
Gli altri continuano tranquilli con le loro occupazioni, scendo il sentiero con Alberto, la sentinella. Quando l’estraneo arriva in vista Alberto rimane nascosto tenendolo sotto mira, io invece gli blocco il passo.
” Dove vai bimbo? Ti sei perso ? ”
” Cerco il Barraca, ho un messaggio per lui. ”
” Sta proprio davanti a te.. ”
Ha la faccia da contadino, ma la divisa dei regulares, soldato semplice. Disertore? Marmittone mandato da un crudele ufficiale a fare da esca per i pericolosi barbudos?
In entrambi i casi dovrebbe avere paura, invece è indifferente, non trema, parla con un tono piatto come se nulla gli interessasse.
” Devo dirti che dopodomani, a mezzogiorno, ci sarà una pattuglia dell’ Ejercito nel villaggio giù in basso.. accompagnano l’esattore delle tasse. Ma la gente si è già venduta il raccolto al mercato nero pensando che non sarebbero venuti per paura vostra. Si troveranno nei guai domani. ”
” E ora che me lo hai detto cosa dovrei fare di te? Hai visto dove stiamo.. ”
” Fai un po quello che vuoi.. ”
Continua a fissarmi con uno sguardo spento, come se darmi questa notizia fosse stato l’unico scopo della sua esistenza e adesso non avesse più motivi per stare al mondo.
Non mi piace buttare munizioni, e se lui ha potuto trovarci vuol dire che lo sanno tutti dove stiamo. Siamo rimasti fermi nello stesso accampamento troppo a lungo, troppo.
Gli faccio un cenno con la testa e un fischio tra i denti, quello capisce, gira sui tacchi e torna da dove è arrivato.
La sera si mangia l’arrosto e si beve l’ultimo goccio di rum rimasto, ha smesso di piovere, attorno al fuoco si fa assemblea per decidere cosa fare.
” E’ una trappola, può essere solo una trappola.. ”
” Ma se non andiamo si perde la faccia davanti ai contadini. Se abbandoniamo il popolo, il popolo abbandona noi.. ”
” Si era detto di rimanere nascosti fino all’arrivo della buona stagione, una azione ci costerebbe tutte le munizioni.. ”
” Se perdiamo non ce ne facciamo nulla delle munizioni da morti, e se vinciamo avremo quelle dei regulares.. ”
” Votiamo.. alzi la mano chi è per andare. ”
Le votazioni nella colonna funzionano sempre alla stessa maniera: io guardo Hector, lui alza la mano, i paleros la alzano con lui e fanno maggioranza.
” E’ deciso, si tenta l’azione. Allora, domani una squadra di cinque uomini scenderà dal versante opposto, dovrà fare rumore, entrare nelle case dei ricchi, portare via cose, sparare a divise isolate. Insomma bisogna far credere che non abbiamo abboccato e stiamo agendo altrove. Quando arrivano i regulares la squadra dovrà ritirarsi e usare il fucile di precisione per convincerli a non inseguire. Il resto della colonna scenderà al villaggio, per l’agguato dovremo impiegare tutte le armi automatiche che abbiamo.. ”
Miracolosamente il tempo ha tenuto, ormai si vede che la stagione delle piogge è agli ultimi, C’è il sole, le armi sono asciutte e dai nostri nascondigli abbiamo un’ottima visuale. C’è silenzio, i contadini si sono tutti chiusi nelle loro case, gli unici rumori vengono dal plotone di regulares che sta avanzando lungo la strada verso il villaggio. Proprio attraverso i nostri mirini. Sono sbucati da un boschetto più indietro, se avessi avuto più uomini ne avrei lasciati alcuni in osservazione per sapere se altri regulares sono rimasti in agguato dietro al bosco. Ma siamo pochi, tutto quel che possiamo fare è mordere l’esca, buttare tutte le nostre munizioni in una raffica per far credere che siamo tanti, e poi se scatta la trappola scappare.
I Regulares ci passano davanti, in un agguato si fanno tre gruppi distanziati, abbiamo sei uomini e due mitra per gruppo, io sono con quello centrale.
Quando la testa del plotone passa davanti all’ultimo gruppo apriamo il fuoco tutti assieme, chi ha il fucile fa tiro mirato, i mitraglieri invece fanno convergere le loro raffiche verso un punto prefissato oltre la strada. I Regulares istintivamente cercano di allontanarsi dall’origine del fuoco e finiscono per correre proprio verso quel punto, cadono, qualcuno di loro risponde al fuoco per coprire i compagni, è compito dei fucilieri zittirli. Uno di fianco a me cade con una pallottola in corpo, il Cico penso, ma non sono sicuro. In queste situazioni il tempo sembra allungarsi, uno pensa di aver combattuto per chissà quanto tempo e invece sono passati solo pochi istanti.
In meno di due minuti la colonna nemica è stata cancellata, ora bisognerebbe uscire a recuperare i loro fucili e i caricatori, vedere se hanno delle razioni con loro.
Ma quel boschetto silenzioso più indietro continua a preoccuparmi, possibile che abbiano mandato i loro al macello solo per farci uscire allo scoperto sulla strada?
Faccio segno agli altri di rimanere dove si trovano e vado a vedere muovendomi al riparo, c’è ancora Alberto con me.
La scena nel boschetto è qualcosa che mai avrei immaginato: è vuoto, ma ci sono tracce lasciate da molte persone che si sono allontanate da poco.
Sono andati via, ma si sono lasciati alle spalle due cadaveri. Uno è l’ufficiale, l’altro è in borghese con una valigetta, allora esisteva veramente l’esattore.
Sono stati abbattuti entrambi a fucilate, i buchi hanno delle bruciature, colpiti da vicino, non sono stati i nostri.
Torno sulla strada, allo scoperto, in mezzo ai soldati morti, uno ha una faccia che conosco. Lo stesso che due giorni prima ci aveva avvertiti del loro arrivo, e ora capisco, sono stati loro. Mi sembra di sentire le spiegazioni dei loro commilitoni : ” Erano in molti.. un agguato.. il signor esattore è stato colpito.. il capitano ha dato ordine di ritirarsi e ha coperto la nostra fuga con una retroguardia.. morto da eroe.. ” E questi soldati sapevano che li stavamo aspettando, si sono sacrificati, perchè gli altri potessero seccare l’esattore..
Soldati, ma prima di tutto figli di contadini.. ci si può seccare la gola a cercare di spiegargli il materialismo dialettico.. ascoltano con il loro sguardo vacuo e dopo dieci minuti hanno dimenticato tutto.. eppure sanno già tutto quello che devono sapere e chi è il loro nemico di sempre.
Gli altri della colonna mi raggiungono nella strada e iniziano a spogliare i cadaveri, alcuni dei contadini si avvicinano con prudenza, hanno i cappelli in mano.
Abbiamo perso quattro uomini, anche Hector, bucato lui e bucata la sua nganga che doveva proteggerlo. Di solito seppelliamo solo i nostri.
” Fatevi aiutare dalla gente del villaggio! Ci sono due morti la tra gli alberi, dateli ai maiali, bruciateli, quel che volete basta che spariscano. I soldati invece no, voglio una fossa, voglio che vengano seppelliti con i nostri… erano dei nostri… li voglio tutti assieme con una croce sopra. ”
Era il ventiquattro ottobre 1957, davanti a noi c’era ancora più di un anno di combattimenti. Eppure quello è stato il giorno in cui ho saputo con certezza che era fatta, era già vinta. Per quante armi, quante macchine potesse avere l’esercito di Batista, erano gli uomini del popolo che dovevano usarle. E loro avevano già deciso da che parte stare.
Perseo
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