Un esercito di depressi

Oltre alle sconfitte in campo militare, ci si mettono anche i soldati depressi. A dimostrazione che combattere per soldi (propri e dello Stato), non conviene affatto!
Un soldato su cinque, tra i militari statunitensi che hanno combattuto in Iraq e in Afghanistan, soffre di gravi problemi mentali che vanno dal disturbo post traumatico da stress alla depressione; e la metà di queste persone non ha mai cercato cure mediche, anche nel timore che ciò danneggiasse la propria carriera nelle forze armate. Lo ha scoperto uno studio della Rand Corporation, un gruppo indipendente che ha redatto la più estensiva ricerca mai compiuta sugli effetti psicologici dei due conflitti.
Lo studio “Ferite invisibili della guerra”, 500 pagine di interviste a quasi 2.000 tra soldati in servizio, riservisti e veterani, è il risultato di due anni di lavoro. Il 19 percento dei militari mandati al fronte ha subito danni traumatici al cervello, spesso a causa di esplosioni ravvicinate, e la stessa percentuale presenta sintomi di problemi mentali. Dato che finora oltre 1,6 milioni di persone hanno servito in Iraq e Afghanistan, ciò significa che oltre 300.000 persone soffrono ancora oggi conseguenze psicologiche gravi. Il 47 percento di questi soldati e veterani, inoltre, non si è rivolto al sistema sanitario. Tra quelli che lo hanno fatto, solo la metà ha ricevuto “cure minimamente adeguate”.
“C’è la percezione che la cartella clinica potrebbe venire usata contro di loro”, ha detto Lisa Jaycox, una scienziata del comportamento della Rand coautrice del rapporto. “E’ difficile da superare, dal momento che i dati medici non sono coperti dal segreto”. Ma a sentire le reazioni dei vertici delle forze armate, il dipartimento della Difesa ha intenzione di risolvere questo problema. “Sono numeri che ci preoccupano”, ha detto il colonnello Loree Sutton, responsabile del nuovo Centro del Pentagono per la salute psicologica e il trattamento dei danni cerebrali, “e crediamo che, grazie a questa ricerca, faremo un grande passo avanti nell’aiutare i nostri soldati a capire che ricercare una cura è in effetti un segno di forza”. Intanto, il segretario alla Difesa Robert Gates sta contemplando l’ipotesi di rimuovere, dai moduli da compilare per le posizioni di responsabilità, una domanda sulle cure psicologiche ricevute.
Nel complesso, secondo il Rand, si può anche quantificare il danno economico delle maggiori cure mediche e della “forza lavoro” perduta a causa delle ferite psicologiche: 6,2 miliardi di dollari – 3,9 miliardi di euro – solo negli ultimi due anni. Una somma equivalente a quella che gli Usa spendono in soli venti giorni di guerra in Iraq.
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