Proiezione domani 25 Aprile presso Raido.

Non cooperatori

Furono così chiamati da britannici e statunitensi, i campi di concentramento per i prigionieri di guerra italiani che, dopo l’8 settembre 1943, non vollero accettare la collaborazione col nemico. La scelta dei “Non”, se in argomento si potessero fare paragoni, è stata più significativa e meritoria, perché più difficile della scelta per la Rsi fatta da chi si trovasse in Italia ed aveva, quindi, maggiori elementi di giudizio. Quel rifiuto di collaborazione col nemico, da parte dei prigionieri di guerra, darebbe legittimazione, se ce ne fosse bisogno, alla decisione di quanti, in Italia, vollero continuare la lotta.
Gli alleati (fra loro, contro di noi) si permisero di chiamare “criminali” i non cooperatori, ergendosi a giudici della Storia; chi non era con loro, era un delinquente. Anche se, poi, dimostrarono, in altri modi, rispetto per il rifiuto di collaborazione.
da “Continuità Ideale”, n° 1 - gennaio 1989, a firma V.B.

La Trama

La vicenda raccontata in “Texas ‘46″ è una di quelle che i libri di storia per molti anni hanno ignorato. Uno dei meriti di questo film è di aver portato alla luce un accadimento storico ai più sconosciuto: quello dei prigionieri di guerra italiani trattenuti nei campi di prigionia americani. Erano più di 500.000 e la maggior parte di essi, a seguito della firma dell’armistizio nel settembre del ‘43 furono rimpatriati dagli americani a condizione che firmassero una dichiarazione di abiura del fascismo e che aderissero spontaneamente alle truppe ausiliarie italiane.

Lo sceneggiatore Giorgio Serafini, alla sua seconda fatica come regista, racconta la storia di Luigi Manin (Luca Zingaretti) che assieme ad altri 5.000 italiani rifiutandosi di firmare rimangono prigionieri in un campo ad Hereford nel Texas.(…)

di Das, tratto da FilmUp

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