Non vi è truppa al mondo che si sia battuta con maggior coraggio di questo pugno di Francesi in lotta, nel cuore stesso dell Europa, per un chilometro quadrato di rovine. Non vi è soldato che non debba, da soldato, rendere loro omaggio. Non un solo uomo, che sappia difendere le sue idee con la propria pelle, dovrà mancare di salutarli…

Da I Leoni Morti, dal VI Capitolo

Clicca per acquistare il libro

Ma i rossi che quel 1^ Maggio avrebbero dovuto, secondo Radio Mosca, risalire trionfalmente la Wilhelmstrasse e sfilare sotto la porta di Brandeburgo, non sono padroni della strada. Non è un viale di trionfo quello che hanno davanti, ma sempre una via mortale, fiancheggiata da enormi cespugli ardenti, il cui rogo sono costretti ad attizzare coi lanciafiamme per scacciarvi i Francesi…

Se avessero saputo della morte del Fuhrer, i volontari tutti d’accordo su questo punto - avrebbero continuato a combattere con lo stesso coraggio, dato che non erano là per proteggere Hitler e il suo regime, ma per difendere duemila anni di civiltà…

…una nuova guerra che stava iniziando senza che lo sapessero, e la posta di questa battaglia, di questa nuova guerra non era più la Cancelleria cadente di un impero defunto, ma la libertà e la vita di centinaia di milioni di esseri umani, ai quali i rossi dicevano già: “Vivrete se lo vogliamo e come vogliamo”.

Ma i rossi non riescono ancora a passare, sebbene Hauteval abbia identificato, di fronte, una nuova brigata corazzata…

- che c’ è di nuovo, Leguiche?
- Nulla da segnalare, signor Maggiore.
- Proprio niente?
- Von Allensbach è stato ucciso poco fa.
Gauvin non riuscì a reprimere un gesto di collera. Si alzò e voltò la schiena al sergente per nascondere il suo turbamento.
- Era un autentico signore, un vero camerata…

…un’altra automobile, sbucando dietro il carro armato morto, si avvicina rapidamente, poi una terza. Su di esse ufficiali russi e tedeschi agitano i panni bianchi. Passano. Ed ecco apparire un soldato russo, poi due, tre, cinque altri, disarmati. Ridono e fanno vedere qualcosa che tengono tra le mani, e che non si può ancora distinguere bene, perche sono troppo distanti…

…è commovente. Gauvin storna lo sguardo. Ha voglia di vomitare. Attorno a lui i volontari spianano le mani. Il desiderio di uccidere brilla nel loro sguardo.

- Signor Maggiore, li stendiamo tutti quanti, subito.

La voce di Leguiche non è per nulla interrogativa, e denota una decisione assi ferma. Gauvin scuote la testa…

…poco dopo la stazione Kaiserhof, là dove il sotterraneo affonda sotto la Vosstrasse, una scaletta di ferro risale fino all’ inferiata mezza divelta dalle bombe. Gauvin la fà saltare con una spallata. Sbuca fuori al centro di una piazzetta circolare, e capisce che questa volta è proprio tutto finito. A sinistra vede la facciata mutilata della nuova Cancelleria. Davanti alla scalinata monumentale, e sotto l’ alto colonnato corinzio, sentinelle nemiche, baionetta in canna, montano la guardia…

D’improvviso, uno stridere di freni: parecchi veicoli si tamponano, gli altri fanno dietro front, e sembrano voler fuggire. Gauvin volge il capo verso il Kaiserhof. Da questa parte automobili ed e autocarri se la svignano ancora più in fretta. Attraverso il rombare dei motori, ode il rumore caratteristico delle raffiche di mitra e l’ abbaiare dell’ 88 di un carro Tigre. C’ è qualcuno che si batte! Una fila di autocarri gli nasconde ciò che sta accadendo davanti alla vecchia Cancelleria. Gli autisti russi sembrano impazziti, e gridano. Una grossa autoblinda, colpita da un proiettile, gira lenta su se stessa e si incendia. Ora non c’è più nessuno nella piazza, ne per le strade. Impedito dal fumo che esce dall’ autoblinda, Gauvin non può ragguagliare i suoi che, da sotto, lo bombardano di domande. Poi il vento squarcia la cortina di fumo, permettendogli di scorgere a quattrocento metri, dall’ altra parte della Wilhelmplatz, la torretta quadrata e il lungo cannone di un Tigre mezzo interrato. Sulla volata di acciaio è spiegata una grande bandiera con croce uncinata.

- Leguiche! Il binocolo, Presto!

Col binocolo vede molto chiaramente Theo Steinmuller che sorride, busto fuori dallo sportello sinistro. E Gauvin non può fare a me no di gridare. Sul carro armato, a sinistra e a destra sventolano due bandiere: la croce celtica blu in cerchio bianco su campo rosso ed il vessillo dei pirati. Hauteval è laggiù con i suoi uomini! Darà ora l’ ultima battaglia, e con i suoi soldati entrerà in quell’ altro mondo di cui parlava sorridendo. Dal basso sale la voce di Leguiche:

- Ha visto qualcosa signor Maggiore? Si sente picchiare.

Gauvin ha il cuore stretto. Non può non deve palesare nulla dello spettacolo che ha sotto gli occhi. Se nei sotterranei uno solo dei volontari sospettasse che i camerati si stanno ancora battendo, correrebbero tutti ad una morte certa…

…una raffica mollata da Leguiche lassù esplose come un tuono.

- Leguiche, le ordino di scendere subito! Leguiche!… Il fucile Boussier, e guardi che nessuno quaggiù abbandoni il suo posto.
S’ afferrò alla scaletta e risalì più presto che potè. Laggiù il carro armato di Steinmuller era in fiamme. In mezzo alla piazza, sull’ orlo di un cratere scavato da una bomba, era piantata la bandiera con croce celtica, accanto a Hauteval, che stava dritto in piedi. Ai suoi lati, mezzi nascosti dal pietrame, Cappella e Leguiche facevano fuoco su un distaccamento di Guardie rosse che stavano scendendo da un autocarro. La loro bocca aperta ed i lineamenti contratti indicavano che stavano cantando. Cappella mise un ginocchio a terra. Questa positura permise a Gauvin di cogliere, d’ indovinare qualche pezzetto di strofa:
In ginocchio, Cittadini e Fratelli,
La sua ombra discende fra noi…
Era l’Ajaccienne.

Hauteval era sempre in piedi, quando contro quei dieci uomini si scatenarono le salve di fuoco della Guardia rossa, i cannoni anticarro, i mortai cal. 1, i cannoni e le mitragliatrici dei tre Klim, che si misero a roteare per la piazza come uccelli rapaci intorno alla preda. Gauvin vide Hauteval afferrare la bandiera e fare due passi avanti. Poi, tirar fuori dalla tasca un accendino e, sempre ritto sotto la mitraglia, appiccare il fuoco al guidone tricolore chesparì in una vampa chiara. Cappella, Leguiche ed un terzo volontario si erano alzati in piedi. Nonostante il tumulto, s’ intesero gli ultimi versi dell’Ajaccienne:
Il figlio diletto della Vittoria
Napèoleone, Napoleone!
il figlio…
Due proiettili esplosero, poi altri due. Gauvin, che stava anche lui sparando ritto vicino all’ inferiata, gettò un grido di rabbia. Un carro armato gli passò davanti, poi un autoblinda… Quando il fumo dei proiettili si fu diradato, pareva proprio che là dove erano stati i dieci uomini non ci fosse più nulla.

…rimasero d’ accordo che avrebbero usato un sotterraneo della metropolitana verso il sud…

- Cammineremo di notte. Ci batteremo. Dobbiamo uscirne. Non ci avranno. Siamo intesi?
- Intesi signor Maggiore!
Gauvin accese la lampadina tascabile e Boussier fece l’ appello: trentanove uomini risposero “Presente” con voce bassa e ferma.
Questo appello acquistava il carattere di una cerimonia commovente, ma in Gauvin, ormai, la stanchezza, l’ usura dei nervi ed il ricordo dei morti, uccidevano ogni emozione. Ed era quasi con occhio freddo che stava osservando i suoi ultimi soldati, gli ultimi combattenti della divisione Carlomagno, gli ultimi dei novemila uomini che, adunatisi a Wildflecken al comando del generale Puaud, erano partiti in difesa dell’Europa. Quasi tutti erano feriti; tutti, se si fosse trattato di soldati comuni, sarebbero stati vinti dalla stanchezza e dalla disperazione. Ma loro erano là, sull’attenti, pronti a lottare ancora…

…era quasi mezzogiorno. Gauvin mandò tre esploratori in avanscoperta. Spense la lampada e, con le armi in pugno, la piccola schiera intraprese in silenzio nelle tenebre la sua ultima marcia…

…rimase in piedi. Seduto, si sarebbe addormentato subito. Dormire, voleva dire la morte; eppure non ne poteva più. Ogni più piccolo movimento pareva svuotargli il cervello. Frugando nella tasca della giubba, le sue dita trovarono, avvolto nel messaggio lasciato da Ida, il pezzo di cioccolata da lei rifiutato…

…stava pensando che il vero sorcio, qui, era proprio lui, quando echeggiò il grido.
Era un grido di donna braccata, come ne aveva uditi tanti da sei giorni a questa parte. Spense la lampadina. Dal muro sporgevano le pietre di un pilastro. Gauvin vi scivolò dietro, tirò fuori la pistola e attese. “Avrebbe potuto scegliere un altro punto per farsi violentare questa qua!”

…correva verso di lui, e dietro veniva un soldato con una lampada elettrica, e le stava gridando in russo di fermarsi, che non intendeva farle del male. In un balzo le fu vicino. La lampada cadde, mentre il soldato gettava in grido di dolore. La donna fuggì. La raggiunse a qualche metro dal pilastro e dovette picchiarla con violenza. Lei cadde in ginocchio. Gauvin vedeva perfettamente le loro ombre ai suoi piedi. Il soldato sollevò la donna per i capelli, scagliandola contro il muro, la sollevò di nuovo…

…vide l’ombra dello scarpone e intese il colpo sordo, poi il grido della donna, colpita al ventre, che stramazzava. Gauvin si stava proprio domandando chi mai potesse essere Toni. L’ uomo grugniva sempre, ma in altra maniera. Vedeva la sua ombra accovacciata, e la donna si mise ad urlare. La sua voce divenne più rauca:
- Non mi avrai, cane, non mi avrai…

…per vedere, Gauvin non ebbe che da fare un passo.
Era una giovane donna, dalle lunghe trecce bionde disciolte. Sdraiato su di lei, il soldato pareva una bestia. La teneva ferma con le mani e, addentandole il petto, strappava la camicetta con i denti. Gauvin attese che la reazione della donna diventasse più fiacca, poi con tutto comodo allentò una scarpata violenta alla tempia dell’ uomo, un Mongolo, che fece scivolare a calci nel canale. Il rumore del corpo cadente nell’ acqua rianimò la giovane svenuta…

…otto giorni dopo, Gauvin era a Genova, pronto ad imbarcarsi in qualsiasi modo per la Spagna. Aveva imparato la frase dell’ Eclesiaste in italiano, e quando doveva cavarsela in qualche situazione allarmante, diceva piano: “Meglio un cane vivo che un leone morto”…

Si capiva così quanto desiderasse vivere, sebbene avesse fatto indubbiamente di tutto per morire.

Se sei nuovo, iscriviti al Feed RSS. Grazie per la visita!