L’effetto del trapianto
Quello che non ci viene detto sui trapianti, eccolo qui.
Una storia che sembra assurda, ma che dimostra bene come le ripercussioni dovute ai trapianti, possano essere a volte deleterie.
di Vittorio Andreoli
Sonny Graham, un americano 69enne cui era stato trapiantato il cuore, si e’ ucciso dodici anni dopo l’operazione con un colpo alla gola. Lo stesso modo in cui si era suicidato a 33 anni l’uomo dal quale aveva ricevuto l’organo. Non solo: alcuni anni prima, Graham ne aveva anche sposato la vedova, madre di quattro bambini.
Questa tragedia potrebbe sembrare assurda; in realta’ ha alla base una condizione che i trapiantati provano spesso.
L’analisi. I trapianti di organi sono sempre piu’ frequenti, e ormai si puo’ parlare di una vera e propria “psicologia del trapianto”. E’ certo, infatti, che la sua personalita’ cambia. Soprattutto quando si tratta di organi indispensabili come il cuore, il senso di disagio provato per essere in vita grazie a una persona che l’ha persa e’ quasi sempre presente.
C’e’ poi una specie di “sindrome del risarcimento impossibile”, il desiderio infinito di ricambiare un favore cosi’ immenso: desiderio irrealizzabile non solo perche’ il donatore e’ morto, ma anche perche’ niente potrebbe compensare un dono grande come la vita stessa.
Il trapiantato, inoltre, comincia a percepire la sua personalita’ come sdoppiata. L’identita’ di ognuno di noi e’ fatta della percezione di corpo e mente nel loro insieme. Il cervello ha la consapevolezza degli organi, e dopo un trapianto deve fare un lavoro di ricostruzione, di riconoscimento, perche’ ora nel corpo cui sovrintende c’e’ una parte che apparteneva a un altro. Ma a volte ci sono persone che non sono in grado di completare questa operazione di riconoscimento: si e’ riscontrato spesso infatti, che i rigetti non dipendono solo da incompatibilita’ fisica, ma anche da ragioni psicologiche (e spirituali, aggiungeremmo noi Ndr). Non solo. I trapiantati di solito fanno di tutto per conoscere l’identita’ del donatore, e spesso vi si legano in modo incredibile. Come nel caso di Graham: chi meglio della moglie poteva conoscere l’uomo che gli aveva regalato il cuore? Quale modo migliore per ricambiare, se non quello di prendersi cura della vedova e dei bambini rimasti orfani del padre? E quale sdoppiamento di personalita’ deve pero’ avere vissuto quell’uomo, cercando di mettersi al posto del suo donatore, di fare la sua vita, di essere sempre di piu’ lui? Quando Graham seppe chi era il donatore si immedesimo’ a tal punto con lui che quando vide per la prima volta la vedova disse “mi sembra di conoscerla da sempre”. Follia? No, una reazione comprensibile per un trapianto. Eppure assurda. Per questo molti medici sono convinti che sia meglio mantenere segreta l’identita’ dei donatori. Purtroppo, pero’, questo non basta a evitare problemi, perche’ anche l’indeterminatezza crea dubbi continui e fantasie su “chi sara’ stato”.
Bisogna ammettere, insomma, che in questo campo c’e’ ancora qualcosa di misterioso, che ci sfugge. E che ancora fa del nostro corpo qualcosa di diverso da un insieme di parti qualunque, sostituibili da pezzi di ricambio.
Tratto da “Io donna, n.17 26 Aprile 2008
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