Orizzonti mondialisti. Il cerchio si chiude
di Paolo Taufer
Il 2 novembre 2007 la Bhutto, nel corso di un’intervista televisiva con un celebre giornalista americano annuncia la morte di Bin Laden per mano dello sceicco Omar. Il 27 novembre Milos Zeman, ex primo ministro ceco, dichiara: «Quale minaccia iraniana? Questo sistema (antimissile, N.d.R.) è stato creato contro la Russia». La NIE, ente americano che raggruppa i servizi di sicurezza, il 3 dicembre comunica che già dal 2003 Tehran aveva arrestato la produzione di armi nucleari, smentendo clamorosamente sei anni di aggressiva politica americana. Il Corriere della Sera del 30 novembre riferisce le stupefacenti parole di Cossiga (foto) sull’11 settembre: «…Tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad… per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan».
L’ipotesi Mackinder, dunque, rimane una valida chiave per un’interpretazione razionale. Il copione è noto: approfittando della superiorità tecnologico-militare si mira ad accerchiare la Russia, a indurre volatilità e violenza al suo interno, ad accendere conflitti ai suoi confini, a rovinarne l’economia, a predare le ricchezze dell’unico, vero avversario geopolitico degli Stati Uniti. Il Kosovo è lì, modello in piccolo delle future, ricercate secessioni.
Altre conferme: sull’onda dello studio del CFR del 2006 “La direzione sbagliata della Russia”, in cui si affermava che il regime autoritario di Putin aveva di fatto posto fine alla collaborazione strategica con gli Stati Uniti, il Centro Internazionale di Studi Strategici di Brzezinski e di Kissinger, in data 13 dicembre 2007, pubblica il documento “Futuri alternativi per la Russia”. In esso si configurano, da qui al 2017, tre possibili scenari, uno dei quali prevederebbe l’assassinio di Putin e un’ondata di disordini interni. E solo tre settimane prima, il 19 novembre, lo stesso Centro aveva diffuso un modello di simulazione di guerra atomica limitata in Medio Oriente dove, a determinate ipotesi iniziali, la parte islamica soccomberebbe sotto una massa di decine di milioni di vittime in pochi giorni. Messaggio che avversari più corposi, quali Russia e Cina, potrebbero estrapolare facendo le debite proporzioni…
Il 12 dicembre il Turkmenistan, ultimo punto di sforzo americano in Asia Centrale della guerra per l’energia, passa a fianco di Putin. L’oleodotto transcaspico sarà quello voluto dai russi. Uno scacco bruciante ai piani americani e una dipendenza più netta dell’Europa dai flussi energetici russi. Contestualmente Brzezinski si reca in Cina per ravvivare un “dialogo strategico”, stante il “ruolo incerto” della Russia nel garantire ai due paesi l’accesso alle risorse caspiche e dell’Asia Centrale, obbligando in prospettiva i due paesi ad una pesante dipendenza da essa.
I militari russi, da parte loro, denunciano con forza il serrarsi progressivo del cerchio americano: il 15 dicembre il comandante delle forze russe, generale Baluyevski, riferisce che gli americani intendono installare lo stesso sistema antimissile ceco e polacco anche alle frontiere meridionali e orientali della Russia. I lanci di missili balistici russi proseguono: il 25 dicembre si assiste ad un doppio lancio, da sotto il mare e da terra, a sottolineare la determinazione a difendersi contro le centinaia di missili di crociera che affollano le piattaforme americane attorno alla Russia. L’ultima dichiarazione, del 19 gennaio 2008, è particolarmente inquietante: per la prima volta il suddetto Baluyevski parla francamente della possibilità di una guerra nucleare preventiva da parte della Russia per «proteggere l’integrità territoriale della Russia e dei suoi alleati».
Il tassello forte che manca all’accerchiamento della Russia, l’Iran, verrà presto dotato di adeguata difesa antiaerea a lungo raggio. I tempi tuttavia stringono: il dollaro è in affanno, il sistema finanziario globale fondato sui derivati è sull’orlo del collasso, la situazione militare “convenzionale” degli Stati Uniti, che non sono riusciti a conquistare né il petrolio, né men che meno i cuori asiatici, si fa drammatica. L’instabilità generale cresce, fra un Pakistan che oscilla paurosamente verso la guerra civile e una Cina che in vista della supremazia economica sull’Asia non vedrebbe male una catastrofica guerra nucleare fra Pakistan ed India. E l’Europa? Quale Europa?
Tratto da La Tradizione cattolica
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