Si festeggia l’uscita del film su Carnera, ma sulla tomba fiori secchi
di Emilio Del Bel Belluz
Mi attardo solitario nel paese di Sequals. La giornata è limpida e un meraviglioso sole mi riscalda. Sono gli ultimi giorni di aprile. Sempre una grande gioia mi riempie il cuore quando, come ora, mi trovo sotto questo cielo che diede i natali a Primo Carnera. Appena arrivo al paese mi reco al cimitero, dove riposano le spoglie del campione per salutarlo. Il camposanto è deserto e la campana della vicina chiesa suona per annunciare il mezzogiorno. Istintivamente il mio sguardo si rivolge al campanile che domina il dolce paesaggio di montagna. Nell’aria si spande il profumo dei cibi e immagino le persone radunate a tavola per il pranzo. Mi avvicino alla tomba di Carnera e con rammarico vedo che vi sono deposti dei fiori appassiti, per non dire secchi. E questo significa che in paese non c’è persona che senta il desiderio di prendersi cura di questo sepolcro che racchiude le spoglie di un uomo tanto grande e tanto buono. Egli ha riempito il mondo con le sue gesta agli italiani e alla sua terra natale ha donato gloria. Spontaneamente accarezzo il suo busto bronzeo e penso: - Caro Primo, qui sei solo, sembri abbandonato. Ma non è così. Alcuni giorni fa in America, alla presenza delle massime autorità del mondo politico e sportivo, è stato presentato il film sulla tua vita. Erano presenti pure i tuoi figli Umberto e Maria Giovanna”. La solenne presentazione è avvenuta nello stesso ring in cui Carnera scrisse la pagina più gloriosa della storia del pugilato italiano, impossessandosi della corona mondiale dei pesi massimi. Dopo la vittoria, le sue prime parole furono rivolte al Duce Benito Mussolini e così si espresse: “Ho voluto vincere per l’Italia e per il Duce”. Ricavo questa dichiarazione dal quotidiano – il Giornale d’Italia – del 1 luglio 1933. In questi giorni in una delle tante interviste rilasciate dalla figlia Maria Giovanna, alla domanda: “Primo Carnera, ovvero forza e muscoli. Per il regime fascista è stata una vera icona…” lei dichiara con una certa fermezza : – Senza dubbio il regime ha usato mio padre, come ha usato ogni sportivo di quei tempi. Comunque papà non è mai stato fascista e non apparteneva a nessun partito politico” . Ogni volta che i figli del campione rilasciano ai giornalisti le loro dichiarazioni relative alla vita del padre, io presto molta attenzione e nei cassetti della memoria ricordo questa notizia letta sui libri e sui quotidiani del tempo. - Carnera ritornò in Italia e difese il suo titolo a Roma contro lo spagnolo Paolino che allora deteneva la cintura di campione europeo dei pesi massimi, strappata al nostro Erminio Spalla. Egli, davanti a sessantamila persone, conservò il titolo e in questa occasione donò l’intero incasso al Duce per le opere del regime. Mercoledì 30 aprile il film verrà presentato a Cernobbio, un meraviglioso paese sul lago di Como. Ma penso che il luogo adatto per la prima proiezione in Italia avrebbe dovuto avvenire a Sequals nel suo paese natale. Dopo queste riflessioni fatte accanto alla tomba del campione, mi avvio al ristorante al Bottegon dove sono certo di trovare una cucina raffinata e casalinga, accolto dal buon Polegato, artefice di numerose iniziative sulla vita del Campione. In questo locale sono esposte diverse foto d’epoca che ritraggono il campione in mille pose e sembra che egli sia ancora tra di noi. Davanti ad un piatto d’antipasti di salumi, innaffiati da un ottimo sangiovese, ho ripreso colore e gioia. Osservo i cimeli del campione e mi faccio mostrare le sue enormi scarpe. L’oste mi mostra un quadro firmato da un valido pittore dove si vede il pugile nel momento in cui vinse il titolo mondiale nel 1933 e accanto a lui è ritratto lo stesso, in età matura, che osserva questo suo trionfo. Il “sangiovese” mi ha tolto la tristezza, ma non ho abbandonato l’immagine di quella tomba spoglia, alla quale non mancherò di portare un fiore fresco prima di lasciare Sequals . E mentre consumo i gustosi piatti tipici ripenso a Carnera e rivedo delle immagini che la memoria mi ha conservato: rivedo Primo quando scese dalla scaletta dell’aereo che lo riportava in patria dopo i grandi trionfi, vedo il suo caloroso saluto romano che si staglia verso il cielo come la punta di un campanile. Anche in altre foto lo si vede in questo atteggiamento e mi pare difficile pensare che tale saluto sia stato forzato, frutto di imposizione. Penso all’episodio molto triste, cioè il momento in cui i partigiani lo prelevarono da casa, lo portarono in mezzo a un bosco e, dopo averlo bendato, lo volevano uccidere però alla fine lo lasciarono libero. Non fu altrettanto fortunato il mediomassimo Michele Bonaglia che invece fu ucciso dagli stessi partigiani. Osservo la chiesa dove il pugile si è sposato e dove si svolsero i suoi funerali. E’ un monumento di bellezza un faro di civiltà. Un tempo tutto ruotava attorno alla famiglia, al crocefisso, alla chiesa e il parroco era al centro di tutto. Ora questi valori stanno perdendo la loro importanza. Mi dice uno del paese che dalle aule della scuola elementare è stato tolto il crocefisso perché potrebbe disturbare gli alunni di altro credo, in particolare i musulmani. Guardo incredulo negli occhi l’uomo che mi racconta questo e mi pare impossibile. Se abitassi a Sequals, il crocefisso lo farei rimettere al suo posto con una cerimonia pubblica, alla quale farei intervenire il parroco che ho l’onore di conoscere. Se ci fosse il buon Primo non credo accetterebbe di mandare un proprio figli in una scuola dove manca il crocefisso, lui che quando andava in processione era più alto del crocefisso posto all’inizio del corteo. Carnera amava la famiglia nata dal vero amore e dal matrimonio. Amò profondamente il suo paese decidendo di venirci a morire. Ora Primo è entrato nella nostra storia per la terza volta: la prima come campione del mondo della boxe nel 1933, la seconda come campione del mondo della lotta libera e la terza entrando nel mondo del cinema da vero mito.
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