Lo stile borghese

Toh, c’è chi si accorge solo oggi che l’uomo medio moderno è pigro, rozzo e manipolato. Nell’articolo che segue sono proposte anche delle letture. Ma noi ne consigliamo decisamente altre

Quelli che rimandano. L’appuntamento dal commercialista, la visita dal dentista, l’inizio della dieta, la data del matrimonio, la consegna della relazione, la prenotazione delle vacanze, la telefonata alla mamma. I procrastinatori cronici: cresciuti al motto «non far domani ciò che potresti fare dopodomani» (Mark Twain), coccolati da servizi su Internet che ne neutralizzano le capacità propulsive (eBay è il paradiso), ormai soccorsi dai manuali di sopravvivenza (tra i più letti, Getting things done, di David Allen, tradotto in Italia da Sperling & Kupfer con il titolo Detto, fatto!).

Sono il 20% della popolazione mondiale, anche se il 95% di noi tende a rinviare i propri compiti almeno qualche volta. A loro la rivista online Slate ha dedicato uno speciale dal titolo eloquente: «Procrastination». Raccontando la fenomenologia di un’abitudine stigmatizzata pure da Cicerone in una delle sue Filippiche contro Marco Antonio: «In rebus gerendis tarditas et procrastinatio odiosa est», quando si fa qualcosa è odioso tardare e rinviare. Beatrice Bauer, docente di comportamento organizzativo alla Bocconi di Milano, lo liquida in fretta: «Rimandare è una forma di maleducazione molto tollerata in Italia e che rischia di avere costi notevoli. Banalmente, quando uno rimanda il momento di prenotare un volo aereo, finisce con il trovare le tariffe più alte».

La psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris, invece, tira in ballo «la paura del nuovo, del cambiamento, di perdere qualcosa. O, in certi casi, l’aspettativa che qualcun altro risolva il problema al proprio posto». Ma il sociologo Domenico De Masi rilancia citando la Sindrome di Galois: «Évariste Galois era un matematico prodigio vissuto nella prima metà dell’ 800, già a 16 anni aveva concepito sette teoremi matematici. Si decise a scriverli soltanto la notte prima del duello nel quale morì, ventenne». De Masi è certo: «Nella sindrome di Galois c’è tutto l’atteggiamento creativo: l’arte di procrastinare fino all’ultimo per poi costringere il nostro cervello a un tour de force finale».

Un po’ come fa sempre Enrico Cremonesi, la «colonna sonora » di Fiorello. Racconta: «Quando mi hanno chiesto di fare le musiche per le Paralimpiadi di Torino, nel 2006, il pezzo di apertura l’ho scritto la notte stessa e l’ho mixato allo stadio poco prima che la cerimonia cominciasse. La creatività non è una cosa disciplinabile e io mi sono accorto che rimandare tutto all’ultimo mi procura eccitazione e mi fa venire le idee più in fretta». Perder tempo ha il suo business. Basti pensare a tutti i caffè alla macchinetta o alle sigarette nella saletta fumatori che tengono occupate le pause di un procrastinatore convinto. Più in generale, adesso si è aperto un mercato di programmi, saggi, manuali dedicati a chi non riesce a organizzare il suo tempo. Una delle regole che David Allen insegna nel suo bestseller è quella dei «2 minuti»: «Se fare una cosa ti richiede due minuti, tu falla e basta: due minuti è il tempo che ti servirebbe per rimandarla». Il sito www.procrastinus.com addirittura misura la propensione a procrastinare. Il test richiede 20-25 minuti. Da fare «dopo», evidentemente.

FONTE: http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_17/quelli_che_rinviano_tribu_dei_nuovi_pigri_abe3ea7c-23de-11dd-8b30-00144f486ba6.shtml