“Mentre nel nostro Paese il neo ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, parla dell’omosessualità come di una realtà che non rappresenta più un problema per la società, ecco che dalla “società civile” – in realtà si tratta della sola lobby gay composta dalle sigle più disparate ed in primis dall’Arcigay – e dai media addestrati al politicamente corretto parte la campagna di “sensibilizzazione”. Uno degli esempi lo troviamo proprio sul Corriere di ieri che in un articolo ci ripropone il solito schema della omosessualità “naturale” poiché presente in natura e addirittura (!!) in molte specie animali, – udite, udite – senza che in nessuna di queste specie si presentino sintomi di omofobia! Beh, siamo alla genialità pura: fino a qualche tempo fa l’uomo era “il Re del Creato”, fatto “a Sua immagine e somiglianza”, ora invece il mondo animale sarebbe da additare come esempio. Ma senza bisogno di scomodare la religione e lo spirito, va da se che un animale e l’uomo sono differenziati anche (di conseguenza, diremmo noi) dalla ragione e che mai si è visto il superiore dover prendere esempio dall’inferiore, per una semplice questione di coerenza logica. Ma torniamo un attimo indietro e notiamo subito il perché di tanta cecità: anche se l’articolo riguarda una ricerca sulla omosessualità negli animali e non ha nulla a che fare con le parole della Carfagna, che non ha neanche tentato di contestare la “naturalità” di certe tendenze, né il rispetto per questi individui in quanto cittadini, riferendosi semplicemente alla questione dei diritti sociali richiesti dalla categoria, l’articolo azzarda invece una sorta di collegamento, dimostrando così di essere in malafede ed inutilmente polemico. Insomma, ciò che per la giornalista sembra scontato a noi sfugge: come e perché questi dati rappresenterebbero una tesi a favore dei diritti ad personam per gli omosessuali? Infatti, chi non accetta tali richieste non sostiene il più delle volte che essere omosessuale non sia naturale: ovviamente c’è anche chi nasce con determinate tendenze ed è costretto a conviverci. La questione non mina così i diritti civili dell’individuo. Né si è mai visto alcuno chiedere la messa al bando dei rapporti omosessuali: oltre che folle e in stile sovietico, il piano sarebbe inutile ed impraticabile. Nessuno ha mai contestato la possibilità che un omosessuale esplichi i propri bisogni come meglio crede. Non si può obbligare nessuno ad avere fede, perché mai si dovrebbe obbligare qualcuno a rispettare una morale in cui non crede?! Il punto è però un altro ed è questo che maliziosamente ci nascondono nelle ipocrite discussioni dei salotti televisivi: ciò che si intende negare nella maniera più assoluta è semplicemente il diritto di chiunque a elevare la propria morale a legge di Stato, è solamente il bisogno ovvio di distinguere ciò che è Norma da ciò che è Eccezione. Nessuno contesta le unioni gay in sè: la cosa non va solo laddove intenda fregiarsi del diritto ad essere norma, quindi cosa lecita e, in quanto tale, esemplare. E ciò forse lo si dimentica per lo stesso motivo per cui le leggi ormai hanno smesso da tempo di essere esempio, regola da seguire per essere cittadini migliori e si sono trasformate in semplice trascrizione dei costumi generali, diventando specchio e non più faro della società. Insomma, qui è la concezione di norma che è da considerare, solo così le richieste più assurde saranno archiviate. E che nessuno chiami tutto ciò discriminazione, semmai la si chiami integrità, rispetto dei ruoli e della coerenza che l’insieme delle leggi di un paese deve mantenere per essere degno di chiamare popolo quell’insieme di individui che non può limitarsi a tassare, ma è necessario formare.

Mentre nel nostro Paese il neo ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, parla dell’omosessualità come di una realtà che non rappresenta più un problema per la società, in molti ancora si domandano se sia «una cosa naturale». Una risposta viene dalla scienza, che chiama in causa madre natura e il fatto che l’accoppiamento omosessuale è comune in centinaia di specie animali.

1.500 SPECIE - Secondo quanto riferito dal professor Petter Böckman, dell’Università di Oslo, le specie in questione sono almeno 1.500, e includono orsi, gorilla, gufi e salmoni. Stando a quel che si osserva nel mondo animale, l’omosessualità sarebbe quindi naturale, predeterminata, scritta nei geni. Ma dato che l’amore gay non porta alla riproduzione, come mai il percorso evolutivo non ha via via portato all’eliminazione di questi comportamenti? Alcuni scienziati considerano che evidentemente gli animali, così come l’uomo, si accoppiano non solo per garantire la sopravvivenza della specie ma anche per puro piacere. Tuttavia – riferisce LiveScience – esistono anche teorie diverse a spiegazione dei comportamenti omosessuali in natura, come quella secondo la quale servirebbero come allenamento ai rapporti eterosessuali o, ancora, quella che vede nell’amore gay un modo per rafforzare i legami tra i membri della specie.

LA PAURA È UMANA – Comunque sia, a quanto pare l’unica specie in cui coesistono omosessualità e omofobia è quella umana. Quando riguarda gli umani, infatti, tale diversità è spesso considerata una minaccia, una cosa innaturale. Una cosa innaturale che però è stata documentata anche nelle scimmie bonobo - i nostri più vicini parenti - che non disdegnano i piaceri del sesso, si accoppiano di frequente (al punto che sono solite risolvere i conflitti proprio facendo l’amore) e sono notoriamente bisessuali. E tolleranti.

Alessandra Carboni
19 maggio 2008

Fonte: corriere.it

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