Giovannino Guareschi a 100 anni dalla sua nascita
di Emilio Del Bel Belluz
Vi sono personaggi nella letteratura che si incontrano per caso e hanno il potere di donarti il sorriso, proprio così, regalarti un sorriso, che ti rallegra la vita. Quando ero ragazzo ho incontrato Giovannino Guareschi. L’ho conosciuto prima attraverso la lettura dei suoi libri divenuti dei grandi film che riempivano le sale dei cinema poi attraverso le sue vignette satiriche pubblicate in diversi quotidiani. Fu allora l’uomo del tempo. Aveva raccolto attorno a sé un fascino che avvinceva e commuoveva chiunque si avvicinasse, e avesse il desiderio di ascoltare le sue parole e di leggere i suoi libri. Dalla sua penna uscivano parole che passavano tutte attraverso il cuore. Proprio con il cuore sapeva descrivere un’Italia che un tempo trionfava perché esistevano dei buoni sentimenti. Questo grande testimone aveva racchiuso nelle sue pagine la gente umile, raccontava le semplici vicende del paese dando ad ogni momento storico una giusta e nobile collocazione. Mi sono sempre sentito vicino a quest’uomo che non abbandonò mai la penna né gli ideali per sposare il dio denaro. Amavo e amo Guareschi perché ha saputo ripercorrere la storia drammatica del dopo-guerra colorandola con i suoi noti e simpatici personaggi: il buon Don Camillo, curato di campagna con una serie di episodi molto divertenti, e contemporaneamente la figura del sindaco Peppone suo rivale in politica, ma in realtà un fraterno amico. Se il buon Giovannino fosse ancora tra noi, userebbe la sua penna per criticare e biasimare la società d’oggi che pare abbia perso i valori della vita. Tutto quello che l’Italia ha creato in tanti anni lo stiamo cancellando, intaccando per primo le nostre radici che si stanno seccando. Un albero quando cade e muore ci lascia un vuoto immenso, se lo abbiamo visto crescere, se ci ha accompagnato nel corso degli anni.
Noi Italiani in questi ultimi anni a causa dell’integrazione stiamo perdendo la nostra identità , stiamo dimenticando la nostra storia e stiamo spegnendo la nostra religione e non abbiamo il coraggio di difenderla. Quando un popolo rinuncia alle sue tradizioni è un popolo destinato a finire e a scomparire. Se ci fosse ancora questo grande scrittore egli sì, con la sua voce, si sarebbe lanciato a difesa della povera Italia, povera perché abbandonata a se stessa.
Un tempo non lontano il Natale era atteso con grande gioia da grandi e piccoli e grande era l’impegno nel preparare la scena della natività . Ora nelle classi delle nostre scuole non si può parlare della nascita di Gesù bambino, né si può rappresentare questa ricorrenza con disegni, addobbi, piccole recite e canti. Guai a parlarne! Si potrebbe colpire l’integrazione tra i popoli che ora è un momento molto importante. Caro Don Camillo cosa avresti fatto se a un sacerdote fosse stato vietato di andare a visitare gli alunni di una scuola, perché tu rappresenti la religione cristiana e non la islamica? Credo che avresti chiesto ai tuoi parrocchiani di scendere in trincea a fare la vera resistenza per difendere la nostra fede e la nostra tradizione. E quanto avresti sofferto se qualcuno avesse tolto dalle nostre aule il crocefisso? Tu, don Camillo, saresti entrato in quelle aule a rimettere il crocefisso al suo posto, magari utilizzando il bastone, come si dovrebbe fare in Italia con certe teste che non trovo parole per definirle. Non avresti permesso che delle chiese fossero occupate, e che si mancasse di rispetto al sacro, come è successo in una delle nostre chiese e il prete minimizzò il fatto, dicendo che sono atti insignificanti. Quando manca il rispetto tutto crolla.
La parola rispetto ora è superata: non si rispettano le persone, le cose pubbliche, le regole della convivenza, le tradizioni. La gente ha paura, e reagisce solo a parole. Caro Don Camillo in questo periodo l’Italia vive un momento veramente difficile. Ci sono tanti italiani che non arrivano a fine mese e non hanno il coraggio di chiedere aiuti ai Comuni come fanno quelli che in Italia ci sono venuti da clandestini e ora la fanno da padroni, dimenticando che questo è un paese che ha sofferto la fame e ha dato il proprio sangue alla patria. Se nel tuo paese ti fossi accorto che non nascevano più bambini, avresti aiutato le giovani coppie a trovare una casa e un lavoro. Quanto mi manca il tuo mondo piccolo, ma bello, i buoni sentimenti che passavano attraverso la vita semplice, l’odore dell’erba appena tagliata, il profumo del fiume! Caro Giovannino ti immagino immerso nei tuoi pensieri, mentre osservi il grande Po, il tuo fiume. Spesso, quando osservo il mio fiume, ricordo la tua figura di inguaribile romantico. Ora la gente ha paura di uscire la sera, ha paura di fare quello che un tempo si poteva fare con tranquillità . Anche durante il giorno ci si sente in pericolo, perché la violenza è presente in tutti gli angoli. E’ triste vivere in un mondo divenuto così ostile.
Le abitazioni sono divenute dei fortini. Se qualcuno reagisce in maniera energica per legittima difesa contro un ladro che tenta di derubarti o farti del male, devi solo arrenderti e subire. Spesso uomini violenti ricorrono anche alle torture più crudeli, come è successo a due coniugi di Gorgo al Monticano, che sono stati massacrati.
Caro Giovannino perdonami questa sfuriata, ma tu che sei tra gli eletti e vedi la nostra dura realtà , prega affinché noi Italiani ritroviamo la serenità e la forza di amare la patria, le tradizioni, e le nostre abitudini. Perché tanti stranieri hanno il diritto di vivere nel nostro paese e non pagare per i loro reati? Ma su questa domanda scende il silenzio, un silenzio che sa di rassegnazione e di disperazione. Mi auguro che nel mio paese torni la stessa serenità che regnava nel mondo di Giovannino Guareschi, quando vi era meno ricchezza e più libertà .
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