In economia l’efficenza economica è data dalla massimizzazione dei risultati con la minimizzazione degli sforzi. A questa esigenza del mercato, risponde la figura dell’ “homo economicus“, ovvero la rappresentazione ideale di un soggetto che agisce aldilà della sua sfera soggettiva (emozioni, sentimenti, cultura, etc.), bensì basandosi soltanto sulle ferree leggi della logica economica.
Quanto è veramente distante questa figura “ideale” e “teorica” dalla realtà? A guardare l’evolvere ultimo dei mercati (o del “mercato”, visto che la logica mondialista ne prevede soltanto uno) potremmo ragionevolmente dire ben poco. In Belgio (ma non solo) la banca Kbc ha infatti proposto ai propri clienti un nuovo fondo che permette di guadagnare bene, speculando sull’aumento sconsiderato dei prezzi delle derrate alimentari che stanno affamando più del 50% del mondo.
Così mentre i pupazzi della FAO si riuniscono a Roma per discutere del “problema fame” (senza peraltro raggiungere il benchè minimo accordo reale), nelle borse e nelle banche di mezzo mondo la fame diventa un businness, da far fruttare sulla pelle degli altri.

“Approfittate dell’aumento dei prezzi delle derrate alimentari”. E’ lo slogan ideato dalla banca belga Kbc per pubblicizzare un nuovo fondo d’investimento indicizzato sul costo di grano, caffè, zucchero, soia e cacao. Mentre il rincaro dei prodotti agricoli a causa di sommosse nei paesi più poveri, l’importante istituto di credito promette il 14 per cento di rendimento a chi pensa di trarre vantaggio dall’impennata dei costi delle materie prime.
Pronta la reazione dei parlamentari socialisti europei che hanno chiesto all’Ue di proibire questo tipo di investimenti (promossi da altri 140 fondi). La Kbc non ha fatto marcia indietro, ma si è scusata per le frasi inopportune utilizzate nella pubblicità.

(Panorama)

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