Tutto il mondo è paese…altro che Mastella!
Fino a pochi giorni fa se ne dicevano di tutti i colori. Sui media apparivano come nemici giurati, ognuno convinto che l’altro avrebbe mandato in rovina il paese se avesse vinto le primarie. Da una parte arrivavano accuse gravi, come quelle che si riferivano al senatore di colore come ad un elemento di pericolo, in quanto non troppo deciso a combattere il terrorismo “all’americana”. Dall’altra si sprecavano le parole screditanti verso l’ex first lady così debole da piangere in pubblico, incapace di reggere il peso di una nazione come gli Usa. La guerra si era combattuta addirittura a colpi di immagini, con una foto di Obama in costume tradizionale somalo data in pasto ai giornali – dissero alcuni – dallo staff della Clinton. E ora li vediamo uniti, più amici che mai, a fingere fair play, di più, complicità davanti al popolo americano. Ci si lamenta giustamente degli inciuci di casa nostra, che dire di questi inciuci planetari?! Andate a raccontarla a qualcun altro!
NEW YORK - Hillary e Barack, per la prima volta insieme, come alleati e non più come rivali. Quello che qualche settimana fa appariva come uno scenario da fantascienza è ora realtà: l’ex first lady e il senatore dell’Illinois, che le ha strappato sul filo del rasoio l’investitura democratica per la Casa Bianca, sono insieme in New Hampshire, a Unity. Un nome, un programma: simbolo della strada che il partito deve imboccare se vuole strappare la Casa Bianca ai repubblicani dopo otto anni di governo del presidente Bush.
VALORI - Durante la campagna elettorale per le primarie democratiche, «abbiamo avuto un dialogo vivace» ed è stato «un testa a testa» fino all’ultimo. Ora ci troviamo «fianco a fianco per condividere i nostri valori, per condividere l’amore per il nostro paese». Così Hillary ha introdotto Barack al pubblico della cittadina che diede 107 voti a ciascuno nelle primarie. «Se in passato abbiamo preso cammini separati - ha aggiunto la Clinton -, oggi i sentieri coincidono in vista dello stesso obiettivo: eleggere Barack Obama prossimo presidente degli Stati Uniti». Prima di passare la parola a colui che ha definito senza avere l’ombra di un dubbio «il prossimo presidente», Hillary lancia un monito a quelli tra i suoi elettori che non sarebbero pronti a votare per il senatore nero: «Chiedo loro, e lo faccio con fermezza, di cambiare idea con la massima urgenza». Dopo avere abbracciato la Clinton, Obama inizia il suo intervento ringraziando l’ex first lady per l’appoggio esplicito, dichiarando che «non potrei essere più felice di così, più onorato ed emozionato».
I CLINTON - «Abbiamo bisogno di loro», Hillary e Bill Clinton, ha detto il candidato democratico alle presidenziali. «Abbiamo davvero bisogno di loro. Non solo la mia campagna, ma anche il popolo americano ha bisogno dei loro servizi, della loro visione e della loro saggezza nei mesi e negli anni a venire perché è così che creeremo unità in seno al Partito Democratico. Ed è così che creeremo unità in America».
STESSO AEREO - Sono arrivati separatamente al Reagan National Airport di Washington, ma si sono salutati calorosamente e sono saliti a bordo dello stesso aereo, direzione New Hampshire. Hillary Clinton è stata ospitata da Barack sul velivolo della sua campagna elettorale dopo un breve caloroso scambio di convenevoli a beneficio dei fotografi. Gli ex rivali si sono seduti uno accanto all’altra conversando amichevolmente 12 ore dopo un incontro di entrambi a porte chiuse con i maggiori finanziatori della campagna di Hillary. Giovedì gli assistenti personali dei due senatori, Huma Abedin per Hillary e Reggie Love per Barack Obama, avevano cenato assieme in un ristorante di Georgetown.
PIGLIO AGGRESSIVO - Terry McAuliffe, presidente della campagna della senatrice ha detto alla Cnn che Hillary si schiererà con piglio aggressivo a favore di Barack Obama anche se lui non la sceglierà come vice. «Qualsiasi sia il suo ruolo, è pronta a scattare e a fare tutto quel che deve per la campagna di autunno» ha detto McAuliffe, aggiungendo che anche il marito, Bill Clinton, è pronto a contribuire «24 ore su 24, sette giorni alla settimana su sette» alla causa della vittoria democratica a novembre.
DENARO E VOTI - I due hanno bisogno l’uno dell’altra per proseguire verso il voto di novembre. A Obama serve l’ex rivale per ottenere l’appoggio dei sostenitori della senatrice, una consistente fetta dei quali durante le primarie si era detto più propenso a votare per McCain piuttosto che per lui se Clinton avesse perso. Clinton, del resto, ha avuto un solido consenso da parte di quelle fasce di elettori, come la classe lavoratrice e le donne adulte, verso le quali il senatore dell’Arizona ha rivolto grande attenzione dopo che l’ex first lady ha abbandonato la corsa, lo scorso 7 giugno. Clinton, dal canto suo, ha bisogno di Obama per riportare denaro nelle proprie casse, ben più che all’asciutto dopo la fine della campagna elettorale. Oltre venti milioni di debiti, di cui 12 milioni sborsati di tasca propria, sono un problema con cui fare letteralmente i conti e i dieci milioni offerti dal senatore dell’Illinois sono una boccata d’aria a cui è difficile rinunciare.
Fonte: corriere.it
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