Don Emilio e la palestra

di Emilio Del Bel Belluz
Dopo la conquista del titolo mondiale di pugilato da parte di Carnera, Don Emilio era la persona più felice del mondo. Alla mattina cantava appena sveglio, come un gregoriano. Tutto era bello. Dai giornali aveva tratto tutto ciò che gli interessava di quell’avvenimento, e ne aveva fatto un album molto dettagliato, che spesso prendeva tra le mani. Vi aveva inserito tutte le foto più belle del campione: quella che gli piaceva più fra tutte era dove lo si vedeva a Sequals, il suo paese natale, fotografato con i suoi genitori. Don Emilio aveva pensato che se fosse stato al suo posto nel salire in cima al mondo del pugilato, quanto si sarebbe meravigliata sua madre che lo aveva sempre criticato per il suo amore per la boxe. Immaginò per un attimo i genitori di Carnera, la loro grande gioia e l’orgoglio che li avrebbe aiutati ad affrontare la vita che nel passato era stata tanto faticosa. Don Emilio se fosse stato il padre del pugile, sarebbe uscito tra la gente del suo paese a manifestare la gioia perché il mondo intero parlava di Carnera, cioè di suo figlio. Un robusto giovane che già a dieci anni si era cresciuto grande e forte come una quercia. Don Emilio aveva cambiato umore in quei giorni e il Cristo lo sapeva bene, e non lo rimproverava. A volte si era messo davanti allo specchio ad assumere le pose e i movimenti di un pugile che aveva imparato durante il periodo in cui aveva praticato questo sport. In quei giorni di grande entusiasmo gli era venuto il desiderio di tirare fuori il vecchio sacco che allora usava per gli allenamenti e di portarselo in canonica. Voleva utilizzarlo per far innamorare i suoi ragazzi a questo sport. Per questo suo atteggiamento legato alla forza fisica si era preso perfino un richiamo bonario dal suo vescovo, che lo aveva convocato con urgenza perché gli era giunta voce che Don Emilio in parrocchia aveva problemi più importanti della boxe. L’idea di creare una palestra di pugilato doveva restare solo nel pensiero. Il vescovo gli sottolineò che lui era un uomo di fede e che al posto dei pugni bisognava educare la sua gente, in particolare i giovani, a seguire gli insegnamenti della chiesa. Don Emilio aveva ascoltato in silenzio questi consigli, ma non li voleva ascoltare ed era pronto alla disobbedienza. L’alto prelato gli ricordò ancora una volta l’obbligo all’obbedienza. Egli si difese sostenendo che molti dei suoi ragazzi, interessati alla boxe, avrebbero potuto essere strappati alla strada. Lui stesso da giovane era stato uno di loro, aveva visto nel pugilato un modo per allontanarsi dalle cattive compagnie, e proprio attraverso questo sport era riuscito a diventare prete. Questa era una esperienza che don Emilio riteneva importante. Il vescovo lo guardò ammirato per tanta tenacia. Sotto un certo profilo il buon Don Emilio aveva ragione: il pugilato era un modo per attirare tanti giovani. E aggiunse che forse tra quei ragazzi sarebbe potuto nascere un nuovo Carnera. Lasciato il Seminario Vescovile Don Emilio non ci vedeva più dalla gioia e aveva già pensato dove appendere il suo sacco da boxe, e per tanti anni conservato in soffitta, e che qualche volta gli era servito per dare di nascosto qualche cazzotto. Era il suo segreto, il suo modo per scaricare i suoi pensieri. Aveva pure conservato i guantoni, davvero vecchi, e tutto il resto. Ma non c’era il denaro per acquistare una nuova attrezzatura. Gli venne un’idea molto geniale, almeno a parer suo. Pensò che la futura palestra doveva essere inaugurata da Primo Carnera, il campione in persona. Sapeva che il parroco di Sequals era stato in Seminario con lui e che forse lo avrebbe aiutato nell’intento. Quella notte non riuscì a chiudere occhio. Il Signore lo guardò con un po’ di compiacimento: lui, un semplice prete di campagna, aveva tenuto testa a un vescovo e lo aveva convinto servirsi della forza di questo sport a fin di bene. Forse il vescovo sperava che da questa tormentata vicenda potesse uscire qualche vocazione come era successo a Don Emilio. Spesso lo aveva dovuto richiamare, ma questa volta non gli dispiaceva ciò che gli aveva permesso. Il parroco di Sequals, che gli era amico, e di sicuro la cosa gli sarebbe piaciuta, lo avrebbe aiutato. Don Emilio aveva appreso dai quotidiani che Primo Carnera era rientrato in Italia e che si trovava per qualche giorno a Sequals. E proprio ora non c’era tempo da perdere. Tutto si doveva svolgere con una certa solerzia. Le idee non gli mancavano e, indubbiamente, prima di ogni cosa doveva esserci la disponibilità del campione. La mattina successiva, dopo aver celebrato la messa per le solite vecchiette, come un razzo decise di partire per Sequals. Aveva chiesto a un conte, buon uomo di chiesa, che lo accompagnasse da Carnera. Il facoltoso nobile disponeva di un ottima rendita che gli derivava dalle parecchie proprietà che possedeva nella zona. Durante la strada Don Emilio gli illustrò il progetto e la speranza di realizzare la palestra per la boxe per allenarvi i giovani interessati a questo sport, con la speranza che ne uscisse un campione. Giunti a Sequals, dopo essersi fermati due volte per il rifornimento di benzina e per bere qualche bicchiere di vino che da quelle parti non mancava, raggiunsero il centro del paese. La giornata era ideale anche per una passeggiata tra i monti. Giunsero al paese a mezzogiorno e la campana della chiesa che domina il paese lasciava i suoi rintocchi. Don Emilio aveva una gran fame e pure il conte, che era una buona forchetta decisero, prima di recarsi dal suo amico parroco, di soddisfare il palato. Parcheggiarono l’automobile al lato del piazzale e si diressero alla locanda “al Bottegon”. All’interno trovarono molte persone e subito pensarono che poteva esserci il campione, solo lui poteva richiamare tante gente. E non si sbagliarono. A fatica riuscirono a vederlo. Primo stava al tavolo da gioco con i suoi amici per una partita a carte. La sua voce forte come il suo possente fisico dominava tutte le altre. Carnera notò subito Don Emilio, lasciò il gioco e andò a salutare il prete come si fa con una autorità. Il pugile gli rivolse la parola, chiedendogli se fosse il parroco del paese vicino. Don Emilio felicissimo gli strinse la mano, presentandosi come un vecchio pugile e un suo ammiratore. La risata di Primo fece tramare il tavolino e, finita la partita, volle approfondire la conoscenza invitandolo a bere un bicchiere di vino rosso. Don Emilio gli presentò il suo accompagnatore e si misero a bere. Il vino Don Emilio lo amava più di ogni altra cosa e gli piaceva soprattutto quello rosso, quello che lo faceva stare bene. Carnera poi li salutò e si mise a conversare con altri ospiti che erano venuti dall’America a salutarlo. Erano emigranti che non ritornavano al paese da tanto tempo. Carnera era un libro aperto verso tutti, stava volentieri in compagnia con il piccolo contadino come con una persona importante. Non aveva tremato neppure davanti al Duce del fascismo che era un suo ammiratore e neppure davanti al campione del mondo dei pesi massimi che aveva messo al tappeto. Carnera era un mito per tutti. Don Emilio non aveva ancora mangiato, ma il vino bevuto era come un acceleratore per la sua mente, e non voleva in nessun modo perdere l’occasione che ora gli si era presentata. Primo Carnera era davanti a lui in carne e ossa. Si era messo a tavola con i suoi compaesani amici di sempre e, poiché nel locale non c’erano tavoli liberi Don Emilio e il conte vennero fatti accomodare allo stesso tavolo di Carnera che fu ben felice di ritrovarsi quel parroco che gli era davvero simpatico. Don Emilio nel frattempo si era procurato una foto del campione, e gli chiese se gliela dedicava alla palestra “ Don Emilio di Villanova”. Carnera prese la penna e scrisse “ Alla palestra Don Emilio, con affetto Primo Carnera”. Egli però, incuriosito, domandò al prete il motivo che lo aveva portato a Sequals Don Emilio gli raccontò del permesso ricevuto dal vescovo di aprire in parrocchia una palestra che accogliesse i ragazzi della parrocchia per allontanarli da cattive compagnie. Il pugile rispose che anche lui aveva conosciuto dei boxer che avevano lasciato la strada per diventare dei campioni. A questo punto promise che avrebbe donato volentieri del materiale pugilistico a questi giovani, senza che il prete glielo avesse chiesto espressamente e addirittura avrebbe instaurato un cordiale rapporto per organizzare una raccolta di fondi. Don Emilio aveva bevuto l’ennesimo bicchiere di vino rosso e cominciava a sentire che la testa pesante. Nel frattempo era giunto pure il parroco di Sequals, che si unì ai commensali. Finito il pranzo, Carnera accompagnò Don Emilio nella sua palestra per mostrargliela e gli donò dei guanti da boxe che erano appartenuti ad alcuni pugili che avevano usufruito della palestra nei mesi in cui lui era in America. Gli fece dono pure degli indumenti da indossare durante gli allenamenti. Don Emilio e il suo amico lasciarono Sequals per far ritorno a casa con la promessa che il pugile sarebbe intervenuto all’inaugurazione della palestra. Don Emilio ottenne la vittoria più bella della sua vita, ed era assai felice. La sera, prima di coricarsi, con la foto di Carnera si inginocchiò davanti al suo Cristo prese la foto di Carnera e lo ringraziò per l’ennesimo miracolo che aveva fatto. Si sentì dire ancora una volta che le sue mani erano fatte per benedire e che non si sentisse anche lui un pugile e che non tentasse di salire sul ring vecchio com’era. Aveva vinto la sua battaglia. Ora doveva attrarre ed entusiasmare i suoi giovani, donandogli l’opportunità di trascorrere in modo più sano il loro tempo libero e magari nutrire la speranza di diventare campioni del pugilato.
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