E’ cosi’ cattivo l’Iran?!
Su Libero di alcuni giorni fa un articolo molto interessante ci ha fatto parecchio pensare (ri-pensare, in realtà!) sul valore dell’informazione occidentale e della propaganda israelo-statunitense. Questo il succo del discorso: in Iran esiste la comunità ebraica più numerosa di tutto il medio oriente (circa 25.000 persone), tutti fedeli osservatori della legge Mosaica della corrente “ortodossa”. La storia di questa comunità risale al 539 a.c quando ancora l’area geografica si chiamava Persia e dei musulmani non vi era neanche un insediamento e fu l’allora re Ciro il Grande a chiamare i coloni israeliti. Con il passare dei secoli questo insediamento ebraico è diventato sempre più numeroso e non vi è mai stata neanche un minimo di persecuzione o discriminazione da parte del regime degli ayatollah. Anzi, gli ebrei iraniani godono di molti privilegi che farebbero addirittura scandalizzare il paese più democratico della terra. Un primo privilegio è di natura politica: infatti, secondo l’articolo 64 della costituzione della repubblica islamica, le minoranze cristiane, zoroastriane ed ebraiche hanno il diritto di eleggere un rappresentante nel parlamento; hanno la possibilità di esercitare il loro culto liberamente, tanto che si contano circa 30 sinagoghe e, nonostante vi sia il divieto dalla legge Coranica della produzione e consumazione di alcool, agli israeliti è data la possibilità di coltivare l’uva per fabbricare il vino tradizionale Kosher. Gli israeliti godono anche di una piena libertà in campo economico, infatti gestiscono una quota molto redditizia del commercio dei tappeti persiani. Infine vi è una notizia recente: una donazione effettuata dal presidente Ahmadinejad a favore di un ospedale ebraico della capitale.
Lo Stato di Israele ha più volte tentato con dure campagne persuasive di convincere i loro fratelli ad emigrare in Terra Santa, tentativi che hanno avuto risultati deludenti, visto che tra il 2005 e il 2006 sono emigrati solo 152 ebrei e per motivi prettamente economici (e non politici). Ma il governo israeliano non si da pace e ha tentato l’ultima carta: ha promesso circa 60.000 dollari per ogni famiglia che ritorni in patria. A questo tentativo di acquisto, la risposta della Società degli ebrei iraniani non si è fatta attendere: “l’identità degli Ebrei iraniani non è in vendita per nessuna somma di denaro”.
Fonte: Libero, martedì 1 luglio 2008.
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