Don Emilio e il trionfo di Carnera
di Emilio Del Bel Belluz
Quella sera Don Emilio non ci stava più nella pelle, aveva ingurgitato alcuni bicchieri di un ottimo vinello rosso che gli aveva portato in dono il suo sacrestano. Il vino e il calice lo aveva elevato alla gloria di Dio e del Duce. Don Emilio non aveva mai nascosto le sue simpatie per Mussolini: a lui questo uomo gli sembrava essere stato mandato da Dio. Siamo nel 1933 e precisamente il 29 giugno una data memorabile per don Emilio e per il mondo della boxe che si onorava di possedere un titolo di campione del mondo conquistato in America da Primo Carnera. La gioia del vecchio parroco di campagna era davvero grande , anche la perpetua si accorse di tale gioia, perché il suo curato non era mai stato così gentile. La donna pensava che gli fosse dato di volta il cervello. Lo aveva visto in simili condizioni solo quando il pugile italiano Erminio Spalla si era impossessato della corona europea dei pesi massimi. Don Emilio quel giorno cantava le lodi al Signore in ogni stanza, e lodava Carnera che aveva mantenuto la promessa fatta al Duce, la promessa di diventare campione del mondo dei pesi massimi. Sfondare in America usando la forza fascista. Il buon prete si immaginava la gioia di Carnera e il tripudio di folla che lo aveva onorato. Ma soprattutto vedeva con l’immaginazione quei tanti italiani che lo avevano osannato sentendosi fieri di appartenere all’Italia anche se erano lontani. Don Emilio era stato in gioventù un ottimo peso massimo, aveva fatto una cosa davvero folle per il suo carattere, aveva effettuato alcuni combattimenti tra i professionisti di quella categoria , prima di mettersi a disposizione di Dio. Ma la passione per il pugilato non lo aveva mai abbandonato. E il 29 giugno 1933 giorno in cui Primo il Gigante di Sequals era diventato campione battendo Jack Sharkey a New York, egli aveva suonato le campane a festa. Aveva fatto tutto da solo senza avvertire il sacrestano. Si era letteralmente appeso alle corde delle campane con la forza che Dio gli aveva dato e aiutato anche dal vino che aveva bevuto. In quei momenti gli sembrava di essere un re. Gli pareva d’aver conquistato la corona. Sentiva nei suoi pugni la stessa forza di Carnera. Un entusiasmo incredibile si era impossessato di lui. Il suono a distesa delle campane aveva richiamato la gente dai campi. La notizia della vittoria del pugile italiano il parroco l’aveva sentita alla radio e aveva mandato il suo sacrestano in paese a comprare un fascio di giornali. La gente era accorsa vicino al campanile e aveva veduto Don Emilio nella sua veste nera, lisa e vecchia, con il volto sudato e agitato e si chiedeva il perché. Uno dei presenti pensò che il parroco fosse impazzito, che i pugni subiti durante la carriera pugilistica fossero responsabili di questo strano ed improvviso comportamento. Ma Don Emilio spiegò subito a tutti che era così felice per il trionfo di Carnera e per la grande gioia che tale vittoria avrebbe dato al Duce. Lo stesso campione di Sequals aveva telegrafato al Duce ricordandogli che aveva mantenuto la promessa fattagli prima di partire per l’America. Il Duce gli aveva risposto che l’Italia fascista lo stava aspettando per tributargli i meritati onori . Don Emilio aveva invitato poi tutti i presenti in canonica dove aveva messo a disposizione una damigiana di buon vino , quello che usava per la messa, perché tutti potessero brindare alla vittoria. Aveva poi incaricato un giovane di leggere ad alta voce il telegramma che Carnera aveva inviato al Duce. E nel dare questo incarico gli scappò un saluto romano e un’ovazione a Mussolini. La sua gioia era davvero incontenibile, alimentata pure dal vino che egli continuava a sorseggiare. La perpetua lo osservava attentamente come una moglie preoccupata . Il suo intento era di convincerlo a non bere più perché era alquanto brillo.
“HO VINTO PER IL DUCE E PER L’ITALIA” Appena disceso dal ring il nuovo campione del mondo ha dichiarato agli accorsi per felicitarlo. Non ho voluto vincere per me, ma per il Duce e per l’Italia. E subito dopo ha pensato a sua madre che attendeva trepidante notizie nella lontana Sequals . Debbo tutto a te mamma le ha telegrafato mentre era ancora in costume di combattimento le mani avvolte nei bendaggi”. Don Emilio volle che si continuasse a leggere a voce ancora più alta affinché tutti ricordassero . Intanto gli animi si erano fatti più gioiosi e Don Emilio parve ancora più infuocato. La festa durò a lungo poi il parroco barcollante fu accompagnato a letto dal suo sacrestano. Giunti alla stanza da letto, il sacrestano lo aiutò a distendersi sopra il copriletto e là lo lasciò. Il prete era completamente avvolto nei fumi dell’alcool tanto che gli sembrava d’essere a New York davanti al suo idolo. Osservò il crocefisso posto al centro della stanza e gli parve che il Signore lo guardasse severo . Ma quella sera il buon Cristo aveva compreso che il suo pastore era davvero fuori di sé per la gioia, e a lui non dispiaceva. Don Emilio non entrò nel letto, si addormentò subito e rimase immobile fino alle quattro di mattina ora in cui si svegliò con un solenne mal di testa, ma ancora tanto felice. Aveva sognato che a conquistare quelle gloria fuori dall’Italia era stato lui. Si era sentito come Primo Carnera. Ma questa volta il volto del Cristo lo guardò attentamente e con severità gli disse di bere con moderazione. Per penitenza gli ordinò di non toccare un goccio di vino per almeno un mese, e neppure il vinello che utilizzava durante la messa. Don Emilio borbottò qualcosa e il Cristo lo richiamò in modo benevolo. Se avesse scelto la carriera pugilistica di sicuro sarebbe diventato un grande pugile, ma aveva preferito combattere sul ring della fede e aiutare il prossimo che aveva più bisogno. Il buon Gesù sapeva che Don Emilio con le sue robuste mani accarezzava i suoi parrocchiani e con le stesse a volte assestava qualche colpo, che andava a buon fine. La gente del paese lo amava , perché sapeva che egli nel cuore aveva l’amore per tutti i suoi parrocchiani. Riusciva a risolvere tanti problemi e questa dote gli era data dalla sua forte fede. Aveva scelto di diventare un pastore, anche se prima di tutto lui era un buon contadino. La sua infanzia era stata difficile e non poteva dimenticare la fame e la carestia sofferte. Ora da prete aveva dovuto lottare spesso per i suoi parrocchiani. La perpetua gli voleva bene pure il sacrestano. Di buon mattino, dopo la festa, andò a celebrare la messa chiedendo al sacrestano di riempire le due ampolline solo di acqua. Il sacrestano pensò che si trattasse di una nuova pazzia del curato, ma obbedì. Don Emilio quello stesso giorno chiese a un artista del paese, che si adoperava sempre per preparare i manifesti in occasione della sagra , di fargli un disegno rappresentante Primo Carnera mentre saluta la folla dopo la sua vittoria e un altro mentre il pugile fa il saluto fascista al Duce.
L’artista capì che tale incarico doveva essere eseguito subito. Allora chiese al parroco di ritirarsi con i suoi attrezzi nella biblioteca della parrocchia e lavorando tutto il pomeriggio eseguì ciò che gli era stato ordinato. Ricavò due disegni molto espressivi e come compenso ebbe dal parroco l’invito a cena. Don Emilio quella sera obbedì all’ordine datogli dal Signore : si astenne dal bere vino.
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