Tutti a lavorare!

28 Luglio 2008 da Redazione

 

Ridotto l’assenteismo del 20%. Tutti a lavorare, gli statali…Furbetti e furbettini, con i controlli gia’ al primo giorno di malattia, si sono notevolmente ridotti…Italiani? Gran lavoratori… Continua a leggere »

Don Emilio e il trionfo di Carnera

27 Luglio 2008 da Redazione

di Emilio Del Bel Belluz
Quella sera Don Emilio non ci stava più nella pelle, aveva ingurgitato alcuni bicchieri di un ottimo vinello rosso che gli aveva portato in dono il suo sacrestano. Il vino e il calice lo aveva elevato alla gloria di Dio e del Duce. Don Emilio non aveva mai nascosto le sue simpatie per Mussolini: a lui questo uomo gli sembrava essere stato mandato da Dio. Siamo nel 1933 e precisamente il 29 giugno una data memorabile per don Emilio e per il mondo della boxe che si onorava di possedere un titolo di campione del mondo conquistato in America da Primo Carnera.

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Il regno nascosto - Gabriele Marconi, Errico Passaro [Novita' libraria]

26 Luglio 2008 da Redazione

Titolo: Il regno nascosto
Autore:
Gabriele Marconi, Errico Passaro
Edizioni:
Dario Flaccovio Editore
Pagine:
359
Prezzo: 18,50 EURO

Althorf e i suoi due nipoti, Vitur e Tekkur, sono gli unici Nani rimasti nel villaggio di Cuterbor. Dopo aver condiviso il mondo con gli Uomini abitando quartieri all’interno delle loro città, i Nani hanno deciso di tornare ai tempi antichi, lasciando le loro case per cercare un luogo adatto per ricostruire il loro regno, nel grande Nord. Solo in pochi sono rimasti: Althorf del Clan Mahûk è tra questi. E dei suoi fratelli, partiti tanto tempo prima, non ha mai più avuto notizie. Dopo aver ascoltato le storie sull’antico Regno dei Nani e sulla potenza della loro gente, Vitur e Tekkur si metteranno alla ricerca di questo luogo leggendario. Durante il loro viaggio incontreranno nemici mortali e alleati inaspettati, salderanno amicizie, conosceranno il sangue e attraverseranno i fuochi della battaglia, camminando infine sulle ali dell’ultima magia del mondo di prima.

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L’India al bivio: alternativa popolare o rivoluzione maoista

26 Luglio 2008 da Redazione

L’accordo nucleare e militare con gli Usa ha posto fine alla tradizionale politica di non-allineamento di Delhi e ha rivoluzionato lo scenario politico indiano: i comunisti sono passati all’opposizione e si sono alleati con il partito degli ‘intoccabili’ di Mayawati Kumari, che aspira a guidare l’India fuori dal sistema delle caste, da lei denunciato come incompatibile con la moderna democrazia. Ma a sinistra di questa nuova forza di opposizione c’è un’altra realtà, sempre più forte, che persegue cambiamenti ben più radicali: la guerriglia dei Naxaliti.

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Pensare l’ecologia fino in fondo

25 Luglio 2008 da Redazione

di Alain De Benoist

Domanda. Contro lo sviluppo durevole e l’insieme delle visioni “progressiste” dell’ecologia e dell’uomo, negli anni Settanta ha cominciato a svilupparsi una teoria della “decrescita”. Può definirla e descrivere i suoi principali sviluppi e obiettivi?

 

Risposta. Oggi siamo di fronte a due fenomeni ben conosciuti da tutti: inquinamenti di ogni genere, che trasformano progressivamente la Terra in pattumiera e provocano ormai serie irregolarità climatiche, e un esaurimento accelerato delle riserve naturali che il nostro pianeta aveva impiegato milioni di anni a costituire. La causa essenziale di questa situazione è la civiltà industriale, che si è lanciata da due secoli in una folle corsa in avanti senza preoccuparsi dell’ambiente e immaginando che le risorse naturali fossero al contempo inesauribili e gratuite, mentre né l’una né l’altra cosa erano vere. La teoria della decrescita è nata all’inizio da una riflessione sulla nozione di limite, e più precisamente dalla constatazione che non può esserci una crescita economica (o demografica) infinita in uno spazio finito dalle riserve naturali limitate. In altri termini, nessuno può vivere indefinitamente a credito su un capitale non riproducibile. L’economista Nicholas Georgescu-Roegen è stato uno dei primi a presentare la decrescita come una conseguenza inevitabile dei limiti imposti dalla natura. L’idea è stata poi ripresa, in particolare negli ambienti ecologisti, da un certo numero di economisti e di teorici. Affermando che bisogna far decrescere l’“impronta ecologica” delle società industriali, i “decrescenti” constatano che andiamo dritti verso una catastrofe, che ci andiamo sempre più in fretta e che bisogna cambiare rotta. Ma la tematica della decrescita ha beninteso anche una portata antropologica e un aspetto morale. Essa si fonda sul rifiuto della dismisura, il rifiuto di un’evoluzione che fa predominare l’interesse per le cose inanimate sulle cose viventi, che riporta la nozione di valore sulle nozioni di calcolo e profitto, e che finisce col trasformare gli stessi esseri umani in oggetti. La scuola raccomanda non una limitazione della libertà, ma al contrario un ritorno alla “vita buona” di cui parlava Aristotele, in opposizione alla “vita” ordinaria considerata nel suo solo rapporto con i bisogni elementari. È un rifiuto della trasformazione del mondo in un mercato, un rifiuto di quella fuga in avanti nel “sempre di più”, che è consistita per così tanto tempo nell’internalizzare i profitti e nell’esternalizzare le perdite, senza preoccuparsi del quadro naturale di vita né delle conseguenze future delle nostre azioni. È dunque una teoria che contraddice nettamente l’attuale mentalità dominante, secondo la quale è meglio avere di più che cercare di essere di più (ed anche che l’essere si riduce all’avere).

 

D. L’obiettivo di cui oggi si parla maggiormente resta tuttavia quello dello “sviluppo durevole”, che lei critica duramente nel suo ultimo libro Demain, la décroissance! (Édite). Può riassumerci, a grandi linee, questa critica?

 

R. Lo sviluppo durevole consiste nel ridurre i costi, nel tentare di utilizzare meno materie prime, nel generalizzare il riciclaggio, nel fabbricare prodotti che consumino meno energia, in un più ampio ricorso a fonti di energia alternative, ecc. Tutto questo è bello e buono, ma, con ogni evidenza, tali misure servono solo a differire le scadenze. Sapendo che la nave si infrangerà sullo scoglio, se ne riduce la velocità, ma ci si guarda bene dal cambiare rotta. Come dice molto bene Patrick Viveret, il tempo ecologico (la misura degli equilibri naturali e del calendario climatico) non concorda con il tempo economico (l’approccio puramente quantitativo e monetario alle contabilità pubbliche). Il rifiuto di tenere conto di questa discordanza dimostra che la dottrina dello “sviluppo durevole” non rimette seriamente in discussione nessuno dei principi di base della società attuale. Si tratta sempre di trarre un profitto dalle risorse naturali e umane, e di ridurre il debito dell’uomo verso la natura a dispositivi tecnici che permettano di trasformare l’ambiente in quasi-merce. Ora, non si può far durevolmente coesistere la protezione dell’ambiente con la ricerca ossessiva di una resa in continua crescita e di un profitto sempre più elevato. Queste due logiche sono contraddittorie. Uno degli aspetti più assurdi della crescita misurata col Pil (prodotto interno lordo) è che quest’ultimo contabilizza positivamente ogni attività economica, anche quando è il frutto di una distruzione di valore, ad esempio una catastrofe naturale, un uragano o una “marea nera”. Nel mio libro segnalo che se si tenesse conto, nella determinazione del Pil, di queste distruzioni di valore, da un lato, e dall’altro del costo reale dell’attività economica, riferita ai suoi effetti non commerciali (impatto negativo sulla biodiversità, distruzione dei paesaggi, inquinamento dell’aria, ecc.), allora dovremmo rivalutare molto differentemente i nostri indici di crescita. Poiché oggi tutti si dicono più o meno favorevoli all’ecologia, i suoi avversari non vogliono essere da meno e si dichiarano perciò ecologisti, ma a modo loro. Il loro discorso, che è pressappoco quello di tutti gli uomini politici, è riassumibile nel tentativo di conciliare l’inconciliabile. La “buona” ecologia, secondo loro, è quella che non attenta al primato dell’economia, la loro idea è che, soprattutto, non bisogna opporre quelli che vogliono proteggere il pianeta e quelli che vogliono continuare a incrementare i loro profitti. Questa posizione emerge con grande chiarezza nelle parole di Luc Ferry, il quale ha recentemente dichiarato: “Sono risolutamente favorevole all’ecologia, purché si integri dolcemente nell’economia di mercato”. Evidentemente, tutto sta in quel “purché”! Olivier Dassault, dal canto suo, si spinge oltre: “I problemi possono trovare soluzione attraverso il mercato”, come dimostra il fatto che ormai “i diritti di inquinare si vendono in Borsa”. Conclusione. “In definitiva, l’ecologia non può essere che liberale”. È incredibile!
Lo “sviluppo durevole” cerca in effetti di mettere al servizio della logica del capitale una disciplina, l’ecologia, che per natura ne contesta le fondamenta. Perciò Serge Latouche non esita a definirlo un “ossimoro”. Simbolo di questa contraddizione è Nicolas Sarkozy che firma, come tutta la classe politica, il “Patto ecologico” di Nicolas Hulot, e che poi organizza il “Grenelle dell’ambiente” nel momento stesso in cui si dichiarava pronto a tutto per “rilanciare la crescita”. Bossuet diceva che “Dio si fa beffe delle creature che deplorano gli effetti di cui continuano ad amare le cause”. Volere al contempo lo “sviluppo” e il rispetto del quadro naturale di vita, è come voler inventare il cerchio quadrato.

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Arrestato il padre della ragazzina che ha girato il video

24 Luglio 2008 da Redazione

da Infopal

La “giustizia” e la “democrazia” by Israel hanno colpito ancora: ieri sera è stato arrestato il padre della coraggiosa ragazzina che il 7 luglio scorso, a Nil’in, aveva ripreso il soldato di Tsahal sparare a bruciapelo contro un pacifico dimostrante palestinese.

Ieri avevamo chiesto a uno dei nostri corrispondenti in Cisgiordania di recarsi a casa della quattordicenne Islam Ameereh, e di intervistarla. Ci ha risposto che non era possibile in quanto la famiglia aveva ricevuto la visita dell’esercito israeliano e che il papà, Jamal Hussein, era stato arrestato.
Il villaggio di Nil’in, nei pressi di Ramallah, è famoso (insieme a quello di Bil’in) per la sua lotta nonviolenta contro l’occupazione israeliana e contro il Muro di Annessione. Continua a leggere »

Laogai.it

24 Luglio 2008 da Redazione

Sito nuovo della Laogai Research Foundation Italia

Ricco di notizie per chi voglia sapere tutto su quanto concerne la lotta di liberazione per il Tibet e dei cinesi contro il governo capital-comunista.

I giovani sono violenti

24 Luglio 2008 da Redazione

I giovani sono violenti, non credono in nulla, non riconoscono l’autorità.
L’autorità dal canto suo non sta certamente meglio però, le scuole hanno abbandonato la loro funzione educatrice, la chiesa non trasmette più valori con cui identificarsi, le famiglie hanno abbandonato a loro stessi ragazzi deboli e facilmente impressionabili.

Se avete avuto modo di accendere la televisione negli ultimi anni vi sarà certamente capitato di imbattervi in queste affermazioni. A volte le avrete trovate in salotti di basso profilo intellettuale nel casalingo pomeriggio di Rai Due altre volte in prima serata nell’empireo culturale di la 7, placidamente poste, sotto forma di insinuante domanda, da un gongolante Gad Lerner fermamente intenzionato a far apparire ancora più rozzo qualche sindaco di verde vestito.

Quello che certamente non vi sarà scappato è quanto grande sia l’esercito di individui che dell’educazione dei violenti pargoli hanno fatto professione.

C’è il prete metallaro, che la mattina prega la Vergine Maria e la sera si fa giovane tra giovani, anzi, più giovane dei giovani e imbracciata la chitarra comunica nel linguaggio giovanile del metal il messaggio senile del Vangelo.

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Chi sono le “schiave”?

24 Luglio 2008 da Redazione

Una donna a capo di una spedizione alpinistica Iraniana sulla montagna alla ribalta dei media per la tragedia di Karl Unterkircher? Qualcosa non torna rispetto alla propaganda bellica….non crediamo che le donne Iraniane abbiamo bisogno dei bombardieri Nato per emanciparsi.

ISLAMABAD, Pakistan – Legate a un filo le speranze di ritrovare l’alpinista della spedizione iraniana disperso sul Nanga Parbat nei giorni scorsi nei pressi del campo 4, sulla via Kin versante Diamir. Si tratta del 27enne Saman Nemati, che durante il tentative di vetta ha deciso di fare dietrofront, da solo, perchè non se la sentiva di proseguire. Dal momento in cui ha lasciato il gruppo, di lui si è persa ogni traccia.

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Sulle premesse spirituali dell’Impero

23 Luglio 2008 da Redazione

Un articolo di estrema attualita’, che chiarisce l’idea imperiale cosi’ come concepita dall’autore. D’attualita’ perche’ da’ una risposta a chi definisce quello americano un Impero, e poi perche’ la proposta che viene avanzata al problema dei rapporti tra le religioni ci sembra la piu’ valida, quella da seguire. Leggere e meditare.

di Julius Evola

Il problema dell’impero, nella sua espressione più alta, è quello di una organizzazione supernazionale tale, che in essa l’unità non agisca in modo distruttivo e livellatore nel riguardo della molteplicità etnica e culturale da essa ricompresa. Così impostato il problema dell’impero ammette due principali soluzioni, che sono quella giuridica e quella spirituale.

Secondo la prima, l’unità dell’impero è quella di una semplice organizzazione politico-amministrativa, di una legge generale di ordine, nel senso più empirico del termine. In questo caso le qualità, le culture e le tradizioni specifiche dei varii popoli raccolti dall’impero non sono lese, per il semplice fatto che l’impero resta, rispetto ad esse, indifferente ed estraneo. All’impero, qui, importa la semplice organizzazione politico-amministrativa e la semplice sovranità giuridica. Esso si comporta rispetto ai singoli popoli così come lo Stato agnostico del liberalismo si comportava rispetto ai singoli, ai quali lasciava fare quel che volevano purchè certe leggi generali venissero rispettate.

Nei tempi moderni, un esempio caratteristico di impero di questo tipo è l’impero inglese. Da alcuni, per es., dal Bryce, si è voluto stabilire, a questa stregua, una analogia fra l’impero inglese e quello dell’antica Roma; e anche da noi non sono mancati storici caduti in questo grave errore, per il fatto di aver considerato, nell’antico impero romano, il suo aspetto giuridico e politico, tralasciando, o considerando come irrilevante, ogni presupposto d’ordine superiore, spirituale o religioso.

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