Che la diritta via era smarrita

31 Agosto 2008 da Redazione

Ripensando ai versi con cui Dante apre la Divina Commedia ci viene da pensare che persino un mezzo delinquente può essere candidato a combattere per il fronte della Tradizione.
Considerata l’epoca di dissoluzione in cui viviamo, riteniamo che molto spesso il fatto di trovarsi con le spalle al muro sia una condizione necessaria, ma non sufficiente, per “decidere” di mettersi alla ricerca di Sé stessi.
Il bravo ragazzo, dal curriculum vitae ineccepibile, persona dabbene, difficilmente sarà propenso a sfidare questo mondo per realizzarsi spiritualmente…ha tutto da perdere e nulla da guadagnare…secondo lui.
Ha una buona salute, una bella donna, una grossa macchina un lavoro che lo soddisfa e tanti amici, saldi valori borghesi in cui crede…cosa cerca di più?
Invece, chi ha l’animo dell’asceta guerriero difficilmente riuscirà a non sentirsi fuori posto nel mondo moderno che, dominato e plasmato da servi e mercanti cerca di disintegrarlo senza pietà per favorire i subumani e può benissimo arrivare a reagire con atti di violenza contro se stesso e gli altri, vivere in una condizione di alienazione tale da arrivare a riconoscere erroneamente i suoi simili in drogati, comunisti, delinquenti o in qualunque altro esponente della sovversione mondiale.

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Don Emilio e il crocifisso

31 Agosto 2008 da Redazione

di Emilio Del Bel Belluz

In una notte di pioggia Don Emilio non riusciva a chiudere occhio, malgrado avesse fatto ogni tentativo per dormire. Si girava e si rigirava nel letto, come se fosse stato reduce da una colossale mangiata. Quando una famiglia del paese lo invitava a cena, sapeva che quella notte si sarebbe rigirato nel letto. Ogni tanto, quando aveva bevuto più del solito, si rivolgeva al Crocefisso che aveva in chiesa per chiedergli mille volte scusa per la sua debolezza. Una grande debolezza erano le grappe che di nascosto mandava giù d’un fiato, con la scusa che un po’ d’alcool lo faceva digerire.

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Incise sulla pietra [Leon Degrelle]

30 Agosto 2008 da Redazione


Occorre pensare continuamente al valore della vita.
Questo e’ lo strumento ammirevole postoci nelle mani
per forgiare la nostra volonta’, elevare la coscienza,
edificare un’opera di intelletto e di cuore.
La vita non e’ una forma di tristezza, ma la gioia fatta carne.
Gioia di domare, quel che potrebbe macchiarci o sminuirci.
Gioia di agire e di donarci.
Gioia di amare tutto quel che vibra,
spirito e materia, perche’ tutto,
sotto l’impulso di una vita retta,
eleva, alleggerisce, anziche’ pesare.

Leon Degrelle

Lapsus

30 Agosto 2008 da Redazione

Un lapsus (freudiano) di un giornalista del Tg3….Ascoltate bene!

Sul carattere primordiale del patriziato

29 Agosto 2008 da Redazione

di Julius Evola

La civiltà indo-aria presenta una delle più complete applicazioni di questi principii. In essa la casta brahmana, o brahman, non stava al sommo della gerarchia per via della forza materiale o della ricchezza, nemmeno di una organizzazione sul tipo di una Chiesa. Solo il rito sacrificale, che era suo privilegio, determinava la distanza fra la casta brahmana e le altre. Il rito ed il sacrificio, investendo chi lo esercita di una specie di carica psichica, ad un tempo temibile e benefica, fa partecipi i brahmana della stessa natura delle potenze invocate e questa qualità non solo resterà per tutta la vita alla persona facendola, direttamente come tale, superiore, venerata e temuta, ma si trasmetterà alla discendenza. Passata nel sangue come una trascendente eredità, essa diverrà una proprietà di razza che il rito di iniziazione varrà via via a rendere di nuovo attiva ed efficace nel singolo (1). La dignità di una casta si misurava sia dalla difficoltà che dall’utilità delle funzioni che essa aveva in proprio. Ma, appunto per i presupposti dianzi accennati, nel mondo della Tradizione nulla era considerato più utile delle influenze spirituali che il rito poteva attivare con la sua azione necessitante (2); e nulla appariva più difficile dell’entrare in un rapporto reale attivo con le forze invisibili, pronte a travolgere l’imprudente che le affrontasse senza conoscenza e senza possedere la qualificazione necessaria. Solo per questo, sparsa come era, unicamente quale unità immateriale di singoli individui non soltanto umani, la casta brahmana poté imporre in India alle masse fin da tempi antichissimi un rispetto e avere un prestigio che nessun tiranno fra i meglio armati ha mai posseduto (3).

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Combutte

28 Agosto 2008 da Redazione

Lo sanno tutti, e un recente studio che metteva la mafia al primo posto per fatturato annuo ce lo riconferma: la mafia puo’ guadagnare solo se la politica e’ d’accordo. A dirlo non e’ un giornalista o il primo analista politico, ma un boss della ‘Ndrangheta (cosi pare, se il tutto fosse vero…), che ci fa capire ancor meglio da chi siamo governati…

La Mafia puo’ guadagnare molto denaro solo quando la politica e’ d’accordo – così come in Germania. Lo afferma un padrino della ‘Ndrangheta calabrese. Il padrino parla a SPIEGEL ONLINE riguardo all’immagine della propria organizzazione e alla propria versione degli omicidi di Duisburg.

SPIEGEL ONLINE: Come dobbiamo chiamarla in qualita’ di boss?

Capo: Sono un Medaglione, il grado piu’ alto che si possa raggiungere da noi. Mi chiami semplicemente Fedele.

SPIEGEL ONLINE: Come si diventa medaglione?

Capo: Bisogna attenersi alla regole, guadagnare i propri meriti ed essere svegli.

SPIEGEL ONLINE: Quali sono questi meriti?

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Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma

27 Agosto 2008 da Redazione

L’Impero romano era arrivato anche in Turchia, dove recentemente e’stata ritrovata un’enorme statua di Marco Aurelio. Vedi le foto…

Noi pubblichiamo di seguito un bellissimo brano dell’imperatore romano.

“Tutto presto svanisce e diviene mito: e presto lo seppellisce un totale oblio. E questo dico a proposito di chi visse in un prodigioso alone di gloria: perché gli altri, come esalano l’ultimo respiro, restano ignoti, non lasciano traccia. Del resto cos’è, in sostanza, un ricordo imperituro? Il vuoto totale. Ma cos’è, allora, ciò in cui ci si deve impegnare? Unicamente questo: un pensiero ispirato a giustizia, azioni tese al bene comune, una parola che non inganni mai e una disposizione che di cuore abbracci tutto ciò che avviene, in quanto necessario, già noto, derivante da un tale principio e da una tale sorgente.”

ISTANBUL (26 agosto) - E’ stata rinvenuta tra i resti di antiche terme romane, a Sagalassos, nel sud della Turchia. Si tratta di una gigantesca statua in marmo raffigurante l’imperatore romano Marco Aurelio. Ad annunciarlo è stato il direttore dei lavori nel sito archeologico turco, Marc Waelkens, docente all’Università Cattolica di Lovanio in Belgio. «È la rappresentazione più bella che sia mai stata rinvenuta, e di una qualità straordinaria, del giovane Marco Aurelio», ha spiegato il professor Waelkens. Solo la testa - che raffigura i tipici tratti del volto barbuto, del tutto analoghi alla statua equestre di Marco Aurelio esposta a Roma al Campidoglio - misura oltre un metro. Gli archeologi hanno trovato poi
il braccio destro e i piedi della statua, nei pressi delle antiche terme romane di Sagalassos. Il pezzo fa parte di un gruppo di sei membri della dinastia degli Antonini e, secondo gli esperti, fu terminato tra il 161 e il 165 d.C.. Secondo quanto ha riferito Waelkens, si trovava in una stanza utilizzata probabilmente come «frigidarium», una piscina con acqua fredda in cui gli antichi romani ci si immergevano dopo il «calidarium», i bagni con acqua calda.

Il frigidarium è andato distrutto in seguito a un terremoto, avvenuto tra il 540 e il 620 d. C. Il sito di Sagalassos negli ultimi anni ha attirato l’attenzione dei ricercatori, che vi hanno rinvenuto anche una statua dell’imperatore Adriano e la testa di una statua raffigurante Faustina maggiore, moglie dell’imperatore Antonino Pio. Marco Aurelio compare con le tipiche calzature militari, decorate con effigi di leoni. Si ritiene che il torso dell’imperatore fosse coperto da un’armatura in bronzo, andata perduta dopo il sisma. Marco Aurelio governò l’impero tra il 161 e il 180 d.C.

Tratto da www.ilmessaggero.it

Altri maghetti crescono…

27 Agosto 2008 da Redazione

Si chiama Hari Putar. E’ l’Harry Potter targato India.
In un mondo globalizzato, tutto il mondo e’ paese…

Bollywood contro Hollywood. Dall’India arriva il titolo che fa eco al maghetto più famoso del grande schermo ed è subito polemica. La Warner Bros ha denunciato lo studio di produzione cinematografica indiano che ha realizzato il film “Hari Puttar - A Comedy of Terrors”, evidente riferimento alla saga di “Harry Potter”, perchè il termine “Puttar” infrangerebbe le leggi sul copyright. Prodotto dalla Mirchi Movies, il film, la cui uscita è fissata al 12 settembre, si basa sulle vicende di un bambino indiano di 10 anni che viene portato in Inghilterra. “Abbiamo fatto ricorso alle vie legali - ha detto un portavoce della Warner Bros - E’ nostro diritto tutelare la proprietà intellettuale delle nostre opere, comunque non renderemo pubblici gli sviluppi del dibattito giudiziario finché non sarà concluso”. Secca la risposta degli indiani. “Avevamo registrato il titolo nel 2005, il film non ha nulla a che fare con Harry Potter: vedremo come andrà a finire”, ha dichiarato l’amministratore delegato della Mirchi Movies.

Da Repubblica

Si getta tra le fiamme

26 Agosto 2008 da Redazione

Giuseppe Viganò, 79 anni (Newpress)Ogni tanto anche qualche bella notizia. Che fa bene allo spirito. Un 79enne (foto) si getta tra le fiamme per salvare due fratellini di 3 e 5 anni, rimasti intrappolati nell’abitazione in fiamme. Fa una salto nel vuoto dal settimo piano per raggiungere il balcone, e mette in salvo i due piccolini.
Riportiamo a tal proposito un passo del Capo di Cuib di Codreanu (testo fondamentale):

“Il legionario deve essere coraggioso e deciso nelle ore di pericolo. Cosi’, se per esempio vedra’ una persona in pericolo, il dovere d’onore di un legionario sara’ di correre a salvarla, affrontando il pericolo. Esempio: incendio, annegamento, ecc.”

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E’ genocidio

26 Agosto 2008 da Redazione

Secondo il Comitato investigativo della procura russa, quello ai danni degli Osseti del sud sarebbe genocidio. Da parte georgiana ovviamente. Si ridimensiona gia’ tutto l’apparato propagandistico a favore della “democraticissima” Georgia, che, ricordiamolo, per prima ha attaccato l’Ossezia del sud, innescando la risposta russa.

(ANSA) - MOSCA, 26 AGO - Le indagini in Ossezia del Sud dimostrano il ‘genocidio’ georgiano contro il popolo sudosseto. Lo ha detto Aleksander Bastrikin, capo del comitato investigativo della Procura russa. Secondo il quotidiano ‘Vedomosti’, oggi si riunisce a Soci il Consiglio di sicurezza russo per valutare la situazione in Georgia e le possibili conseguenze di un riconoscimento dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, regioni separatiste filorusse.

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