Le colpe di Washington nella questione georgiana

di Massimo Fini

La vicenda Georgia – Ossezia del Sud – Russia porta al pettine se non tutti una buona parte dei nodi; delle contraddizioni, degli errori della politica estera americana di questi ultimi vent’anni seguita finora, o subita, quasi supinamente dall’Europa.

Bush ha minacciato la Russia di espulsione dal G8 e dal Wto (grottesco diktat poi sfumato in un più diplomatico rischio di compromettere “l’aspirazione di essere integrata nelle strutture diplomatiche, politiche ed economiche del Ventunesimo secolo”) per essere intervenuta nell’Ossezia del Sud a sua volta aggredita dalla Georgia da cui formalmente dipende e dalla quale reclama, da vent’anni, l’indipendenza? Ma quale autorità ha Bush in materia dopo che gli Stati Uniti hanno voluto, e ottenuto con la violenza delle armi, l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia? Con differenze che rendono molto più giustificabile l’intervento russo in Ossezia di quanto non lo fosse l’aggressione americana alla Serbia. Il Kosovo infatti era da sempre territorio serbo (era anzi considerato “la culla della Nazione serba”) e vi vivevano 380mila serbi (ora ridotti a 60mila nella più grande, e vera, pulizia etnica nei Balcani), l’Ossezia del Sud non è mai stata territorio georgiano e vi vivono solo osseti. Gli indipendentisti albanesi dell’Uck, foraggiati e armati dagli americani, facevano ampio uso del terrorismo, gli osseti no. Le truppe russe sono intervenute in Ossezia e hanno anche sconfinato in Georgia ma non ne hanno toccato la capitale, Tbilisi, gli americani bombardarono invece a tappeto, per 72 giorni, Belgrado. La Serbia di Milosevic non costituiva una minaccia per alcun Paese Nato (anzi non costituiva, ridotta ai minimi termini com’era dopo la guerra di Bosnia, una minaccia per nessun Paese). La Georgia in predicato per entrare nella Nato, e con una serie di “istruttori” americani sul suo territorio, sta ai confini della Russia. Ciò che ha fatto la Russia in Georgia e in Ossezia del Sud è quindi molto meno grave, e più giustificabile, di quanto hanno fatto gli Stati Uniti in Serbia e in Kossovo.

Nella vicenda kosovara l’Europa, compresa l’Italia di D’Alema, seguì supinamente e stupidamente gli Stati Uniti. Mentre infatti gli americani avevano almeno un loro piano, costituire un corridoio – Albania più Bosnia più Kosovo – di islamismo “moderato” nei Balcani a favore della Turchia, il loro grande alleato nella regione (calcolo poi rivelatosi sbagliato perché in quel corridoio si sono installate cellule di Al Quaeda che stanno contaminando proprio la Turchia), l’Europa non aveva alcun interesse a favorire la componente islamica dei Balcani a danno della Serbia ortodossa e da sempre parte integrante del Vecchio Continente (e infatti quando a Ballarò dissi a D’Alema che quella per il Kosovo era stata una guerra “cogliona”, l’ex presidente del Consiglio non replicò).
Ma ora l’Europa sembra rialzare la testa. Sembra aver capito che non è suo interesse appiattirsi come una sogliola davanti all’aggressiva politica americana. La mediazione di Sarkozy va tutta in questo senso (e infatti un documento di Washington di condanna esplicita della Russia inviato ai membri del G7 non è passato). Sarkozy non ha ottenuto solo l’immediato “cessate il fuoco” ma anche la posizione giuridica dell’Ossezia del Sud e dell’Akbazia) sia discussa in una Conferenza internazionale da cui uscirà, con tutta probabilità, l’indipendenza dei due Paesi. Senza spargimenti di sangue. Che è la soluzione ottimale per i russi, ma anche per noi. L’Europa ha infatti molti motivi, di vicinanza ed economici, per tenersi buona la pur ambigua Russia di Putin. Così come ha molto motivi per avere buoni rapporti con i Paesi musulmani che circondano le sue coste (mentre l’America li ha a 10mila chilometri di distanza). Per questo sempre Sarkozy sta favorendo l'”Unione mediterranea”, cioè di tutti i popoli del Mediterraneo.

E l’Italia in tutto questo cosa fa? Il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, non ha nemmeno partecipato alla riunione che i suoi colleghi della Ue hanno tenuto a Bruxelles per discutere della crisi georgiana. Sta alle Maldive. Forse ci è restato apposta, per non compromettersi. Una dimostrazione ulteriore, se ce ne fosse stato bisogno, che con la politica delle pacche sulle spalle “all’amico Bush” e all'”amico Putin” non si combina nulla e si finisce per non contar nulla.

Fonte: Massimo Fini