Angelo Jacopucci

Ricordando un pugile che ha scritto la storia con il cuore, a 30 anni dalla sua morte.

di Emilio Del Bel Belluz

“L’ultimo volo di Angelo Jacopucci”. Questo è il titolo del libro appena uscito in libreria e che narra la vita di Angelo Jacopucci, un pugile che seppe fare onore alla boxe italiana, dapprima con la conquista del titolo italiano dei pesi medi e poi con la corona europea della stessa categoria. Ogni volta che scrivo uno dei miei pezzi sul pugilato vedo di attingere ai miei ricordi. In tutti questi anni dopo la sua morte avvenuta sul ring di Bellaria contro l’inglese Alan Minter, non ho mai abbandonato il ricordo dell’amico Angelo. È un ricordo che mi fa tornare indietro di tanti anni e proprio ai momenti più belli quando mi ero avvicinato al pugilato come appassionato e non come atleta. Quando i giornali cominciarono a scrivere di Jacopucci mi accorsi che davanti avevano un personaggio di quelli rari, che solo ogni tanto il mondo della boxe trova nel suo percorso. Mi piacque subito questo peso medio che veniva definito il Clay dei poveri. Apparvero le sue prime foto sulla “Gazzetta dello Sport”, il giornale che ogni giorno dedicava una rubrica piuttosto interessante sulla attività pugilistica. Cominciai allora a ritagliare gli articoli che lo riguardavano e il mio fascicolo dove riponevo questo pezzi di giornale, ben raccolti e incollati, cominciò a lievitare come una torta. Mi piaceva questo giovane che aveva una gran voglia di emergere e mi piacevano le sue battute che non contenevano cattiveria ma voglia di lottare, di amare la vita. Allora, quasi trenta anni fa, esisteva come adesso un rotocalco di pugilato che raccoglieva gli avvenimenti più importanti. Era un quindicinale e aveva una diffusione tra i pugili e gli appassionati che a quel tempo erano davvero tanti, anche grazie a dei personaggi come Jacopucci. Quando è uscito il libro di Andrea Bacci lo acquistai subito, come del resto faccio per tutti i libri di pugilato che raramente compaiono nelle librerie. Alcuni anni fa era impossibile entrare in una libreria e chiedere un libro che parlasse della storia del pugilato, difficilmente avremmo avuto una possibilità di trovare un libro che soddisfacesse le nostre esigenze. Ora almeno nella letteratura pugilistica e nella memorialistica le cose sono cambiate. Sarà perché quest’anno ricorre il centenario dalla nascita di Primo Carnera, o per una tendenza inversa che, come una moda, spinge a ricercare nel pugilato quelli che lo hanno praticato e che ora si liberano a scrivere la loro esperienza. Di solito ne nascono dei libri molto belli. Mi vengono in mente quelli di Benvenuti, dell’olimpionico Franco De Piccoli, di Bepi Ros, di Sandro Mazzinghi e tanti altri. Il libro di Bacci su Jacopucci non lo lessi subito, lo misi nello scaffale più caro della mia biblioteca perché temevo nell’aprire le prime pagine di immergermi in un dolore. II dolore che avevo provato alla morte di Jacopucci, in quel tragico luglio. Perché lui era l’amico importante che avevo, qualcosa di particolare mi legava a lui. Nel 1976 scrivevo una lettera alla rivista “Boxe Ring” alla persona del direttore Roberto Fazi, che purtroppo ci ha lasciato non molto tempo fa, e trovo giusto ricordarlo per la sua vita dedicata al pugilato sempre in trincea a combattere. Nella lettera scrivevo di me stesso, chiedendo a qualcuno dei lettori se poteva privarsi di qualche giornale di pugilato, di qualche libro e se me lo inviava magari gratuitamente, essendo allora uno studente con pochi denari nelle tasche. Il direttore mi rispose annunciandomi l’arrivo di un pacco da considerarsi un dono della Befana. La mia gioia fu davvero grande e mi diede una forza incredibile. A quel tempo telefonai ad Angelo Jacopucci per chiedergli se poteva inviarmi una sua foto con dedica, e lui subito mi chiese se ero io l’autore di quella lettera al giornale. Dopo quell’episodio qualche volta ci siamo risentiti. Mi scrisse una bella lettera:

Caro Emilio,
eccoti accontentato, comunque quando avrò una foto migliore di questa te la invierò di mia iniziativa.
Continua a seguirmi anche attraverso la stampa, perché sono certo che non ti deluderò.
Per togliermi il titolo italiano, a meno che io non lo abbandoni per la scalata all’Europeo, dovranno farlo solo con un mitra puntato sulla mia schiena.
Un caro saluto
Angelo Jacopucci

Univa alla lettera una foto con dedica, che naturalmente gradii molto e che orgogliosamente feci vedere ai miei amici. Poi con Angelo seguirono delle telefonate nelle quali lo incoraggiavo a continuare nella sua carriera. Addirittura un giorno mi promise che mi avrebbe salutato dopo l’incontro, ma non gli fu possibile perché gli tolsero il microfono per mancanza di tempo.
Ho scelto di leggere quel libro in treno e l’ho molto apprezzato, perché è stato scritto con passione e intingendo la penna nel cuore di quelli che lo amavano. Ma chi era Angelo Jacopucci per me? Era un uomo semplice, alla mano, che voleva emergere, farsi strada nella vita, e per farsi una notorietà aveva scelto con successo il pugilato. Dopo una buona carriera da dilettante, era passato professionista e si era imposto all’attenzione conquistando il titolo italiano dei pesi medi il 16 agosto 1975 sul ring di Tarquinia togliendolo a Luciano Sarti ai punti in dodici combattute riprese, poi lo aveva difeso una volta contro Roberto Benaquista a Milano vincendo sulla distanza delle dodici riprese. Abbandonava il titolo per cercare di conquistare l’Europeo che faceva suo contro l’inglese Bunny Sterling. Il suo sogno europeo si realizzava e credo sia stato il momento più bello che ha vissuto nel mondo del pugilato. Altro momento bello il suo matrimonio con la diletta moglie che vidi nelle foto assieme a lui. La vita gli si era aperta come un sogno realizzato e tutto sembrava così bello. Ma il destino di un uomo è legato al filo di un avvenimento. Nel libro si parla delle critiche che rivolgevano a nostro pugile, molte sono severe, ma forse rivolte da chi non ha potuto conoscerlo a sufficienza. Una cosa è certa: lui era un pugile dal cuore gentile e buono, amava la sua famiglia e il suo figlioletto e viveva per loro. Dopo la perdita del titolo europeo, non si perdeva d’animo bensì si chiudeva come la conchiglia che produce una perla, ripercorreva la strada del titolo italiano (riconquistato il 13 agosto 1977 contro Mario Romersi e difeso contro Trento Facciocchi), poi lasciava anche il titolo d’Italia per la seconda opportunità della scalata al titolo europeo e in quell’incontro si consumò la vita di Jacopucci. Quella notte ero come tanti Italiani davanti al televisore e vidi uno Jacopucci motivato al massimo alla riconquista. L’avversario da battere era l’inglese Minter, che personalmente non mi era mai piaciuto. Fu un incontro nel quale il nostro Angelo diede tutto se stesso, poi il dramma del ricovero in ospedale e la morte. Il mondo del pugilato veniva privato di un grande campione, un uomo che aveva dato entusiasmo alla boxe e sorrisi alla gente e a volergli bene erano tanti. Sulla “Gazzetta dello Sport” e su tanti giornali la foto in sala di rianimazione con i tubi che lo collegavano alla vita, invece il destino aveva scelto per lui il cielo. Tra i grandi dispiaceri della mia vita ho annoverato la sua morte e in questi anni il dolore non si è mai spento, piuttosto si è ravvivato con i ricordi e con gli articoli. La mia vita è fatta di ritagli di giornale che purtroppo ingialliscono. Ma non ingiallisce il ricordo e il dolore di sua moglie e del figlio che lui aveva da poco goduto. Si dice che non muore mai nessuno se lo si ricorda a lungo e per sempre, chi ha conosciuto Jacopucci non può scordarlo. Ho sottolineato, nell’ultima pagina del libro di Bacci, le belle parole della moglie: “Dopo la tragedia non ho avuto nessuno vicino dell’ambiente del pugilato, l’unico amico vero è stato Carlos Duran… Cosa devo dire di mio marito? Mi manca molto… Vorrei che la gente lo ricordasse come un uomo solare, generoso…perché era molto generoso… Anche nei suoi incontri lo era sempre…sempre, sempre…Nei panni di Minter lui non avrebbe continuato a tirare quella serie di pugni. Ne sono certa. Alla terza ripresa l’Inglese era piegato sulle gambe, Angelo poteva insistere e dare giù: si vede lampante, che si ferma e si tira indietro. Come lui non voleva farsi male sul ring, non voleva nemmeno fare male agli altri. A lui hanno riservato un trattamento diverso …Vorrei lo ricordassero come una persona, che parlava in faccia, che se aveva qualcosa da dire, lo diceva. Era vero. Era così, era schietto”. Lo ricordo festante con il braccio esultante dopo la conquista dell’Europeo contro Bunny Sterling, e lo ricordo assieme a sua moglie e al figlioletto. Ora che tutto pare così impossibile ci si accorge che la malinconia non è finita.