Che la diritta via era smarrita
Ripensando ai versi con cui Dante apre la Divina Commedia ci viene da pensare che persino un mezzo delinquente può essere candidato a combattere per il fronte della Tradizione.
Considerata l’epoca di dissoluzione in cui viviamo, riteniamo che molto spesso il fatto di trovarsi con le spalle al muro sia una condizione necessaria, ma non sufficiente, per “decidere” di mettersi alla ricerca di Sé stessi.
Il bravo ragazzo, dal curriculum vitae ineccepibile, persona dabbene, difficilmente sarà propenso a sfidare questo mondo per realizzarsi spiritualmente…ha tutto da perdere e nulla da guadagnare…secondo lui.
Ha una buona salute, una bella donna, una grossa macchina un lavoro che lo soddisfa e tanti amici, saldi valori borghesi in cui crede…cosa cerca di più?
Invece, chi ha l’animo dell’asceta guerriero difficilmente riuscirà a non sentirsi fuori posto nel mondo moderno che, dominato e plasmato da servi e mercanti cerca di disintegrarlo senza pietà per favorire i subumani e può benissimo arrivare a reagire con atti di violenza contro se stesso e gli altri, vivere in una condizione di alienazione tale da arrivare a riconoscere erroneamente i suoi simili in drogati, comunisti, delinquenti o in qualunque altro esponente della sovversione mondiale.
E’ vero che le cose vanno come devono andare…che gli asceti guerrieri sono scelti dall’ Alto, che viviamo in tempi di oscuramento per cui saranno sempre meno…è vero che il proselitismo è una deviazione affatto moderna…ma non è giusto restare chiusi in casa…”perché tanto non c’e’ nulla da fare, viviamo in un mondo di subumani”.
Il senso di far parte di un’èlite può essere una fonte di corruzione micidiale.
Mancando le istituzioni in grado di guidare i giovani, alle forze della Tradizione è richiesto un compito arduo, durissimo…uscire dal buio delle catacombe e del settarismo per recuperare quanti più elementi possibile.
Senza guardare ai ceti sociali…data la mescolanza delle caste oggi un asceta guerriero può nascere in una famiglia di “servi” e viceversa.
Occorre volgersi dovunque…persino lì dove c’e’ l’abbandono…nei quartieri malfamati…provare perlomeno…cercare di vedere dentro i ragazzi. Tentare, con le dovute precauzioni, un’azione di presenza, un gesto e nulla più…a volte è sufficiente una parola gettataci per cambiare le nostre vite…freddi e impassibili, distaccati…attenti ai segni che il mondo ci invia.
Fino a quando si e’ giovani si può tentare…perché passato il “mezzo del cammin di nostra vita”, sarà troppo tardi.
Federico Callegaro
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