Le colpe di Washington nella questione georgiana
23 Agosto 2008 da Redazione
di Massimo Fini
La vicenda Georgia - Ossezia del Sud - Russia porta al pettine se non tutti una buona parte dei nodi; delle contraddizioni, degli errori della politica estera americana di questi ultimi vent’anni seguita finora, o subita, quasi supinamente dall’Europa.
Bush ha minacciato la Russia di espulsione dal G8 e dal Wto (grottesco diktat poi sfumato in un più diplomatico rischio di compromettere “l’aspirazione di essere integrata nelle strutture diplomatiche, politiche ed economiche del Ventunesimo secolo”) per essere intervenuta nell’Ossezia del Sud a sua volta aggredita dalla Georgia da cui formalmente dipende e dalla quale reclama, da vent’anni, l’indipendenza? Ma quale autorità ha Bush in materia dopo che gli Stati Uniti hanno voluto, e ottenuto con la violenza delle armi, l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia? Con differenze che rendono molto più giustificabile l’intervento russo in Ossezia di quanto non lo fosse l’aggressione americana alla Serbia. Il Kosovo infatti era da sempre territorio serbo (era anzi considerato “la culla della Nazione serba”) e vi vivevano 380mila serbi (ora ridotti a 60mila nella più grande, e vera, pulizia etnica nei Balcani), l’Ossezia del Sud non è mai stata territorio georgiano e vi vivono solo osseti. Gli indipendentisti albanesi dell’Uck, foraggiati e armati dagli americani, facevano ampio uso del terrorismo, gli osseti no. Le truppe russe sono intervenute in Ossezia e hanno anche sconfinato in Georgia ma non ne hanno toccato la capitale, Tbilisi, gli americani bombardarono invece a tappeto, per 72 giorni, Belgrado. La Serbia di Milosevic non costituiva una minaccia per alcun Paese Nato (anzi non costituiva, ridotta ai minimi termini com’era dopo la guerra di Bosnia, una minaccia per nessun Paese). La Georgia in predicato per entrare nella Nato, e con una serie di “istruttori” americani sul suo territorio, sta ai confini della Russia. Ciò che ha fatto la Russia in Georgia e in Ossezia del Sud è quindi molto meno grave, e più giustificabile, di quanto hanno fatto gli Stati Uniti in Serbia e in Kossovo.
Nella vicenda kosovara l’Europa, compresa l’Italia di D’Alema, seguì supinamente e stupidamente gli Stati Uniti. Mentre infatti gli americani avevano almeno un loro piano, costituire un corridoio - Albania più Bosnia più Kosovo - di islamismo “moderato” nei Balcani a favore della Turchia, il loro grande alleato nella regione (calcolo poi rivelatosi sbagliato perché in quel corridoio si sono installate cellule di Al Quaeda che stanno contaminando proprio la Turchia), l’Europa non aveva alcun interesse a favorire la componente islamica dei Balcani a danno della Serbia ortodossa e da sempre parte integrante del Vecchio Continente (e infatti quando a Ballarò dissi a D’Alema che quella per il Kosovo era stata una guerra “cogliona”, l’ex presidente del Consiglio non replicò).

Tutto a rate ormai si paga. Da ora anche la spesa. Molti non ce la fanno più a pagare in contanti immediati, e c’è chi è pronto a legare a sè i destini economici delle famiglie italiane…
Mentre la Russia sospende la cooperazione con la Nato anche per l’accordo sulla presenza dello scudo missilistico targato Usa in Polonia, vi riproponiamo un ottimo articolo a firma di Sergio Romano che ripercorre le fasi storiche che hanno portato al conflitto oggi in atto tra Russia e Georgia.

Forse se ne vanno. Forse, perche’ come al solito gli annunci sono altisonanti, ma poi…c’e’ sempre tempo per ripensarci…Iraq libero dagli Americani? Difficile - purtroppo - da credere…
Siamo nel mezzo di un’Olimpiade giocata in un paese macchiato dal sangue, che si arricchisce sul sangue della gente. Le dimostrazioni dei Capi di Stato, annunciate i giorni precedenti con le proteste pro-Tibet, non si sono viste (dimosrando ancora come i politici siano bravissimi a parlare e promettere, ma che a fatti, troppo spesso si dimostrano inutili, e dimostrando come la parola data sia ormai una scelta opzionabile, piu’ che un dovere assoluto di ogni politico) e i giochi continuano, come continuano le persecuzioni in Tibet e le repressioni interne, con gli ormai tristemente famosi Laogai.
Siamo nel mezzo di un’estate che vede una contesa strategica in Caucaso, con zone autonome che chiedono l’indipendenza e la Georgia che ritrova senza gli aiuti dei finti amici Stati Uniti. Una guerra cominciata a causa della Georgia stessa, e che i giornali italiani e mondiali continuano imperterriti ad attribuire solamente alla Russia. Non si giudica Saakashvili per aver attaccato l’Ossezia - ben consapevole dell’immediata risposta russa e speranzoso di un aiuto statunitense - ma si punta il dito contro la Russia di Putin, che, come poteva essere ben prevedibile, ha risposto all’attacco su una zona da lei controllata. Non si fa nessun parallelo con il Kosovo, anche se la situazione e’ molto simile: due pesi e due misure anche in questo caso, come le democrazie occidentali ci hanno abituato da tempo.
Siamo nel mezzo di un’estate che vede la resa di Musharraf, “dittatore democratico” pakistano che lascia la guida del paese, perche’ rimasto isolato ormai da tutti i suoi collaboratori. Aveva, in questi nove anni di dittatura democratica (cosi’ e stata chiamata per addolcirla, ma dittatura rimane, con repressioni sanguinose e media azzittiti), agito come un vero doppiogiochista, da una parte appoggiando gli Usa nell guerra globale al terrorismo, dall’altra finanziando (per essere rifinanziato) i taliban in Afghanistan. Anche qui, abbiamo la dimostrazione di come siano i politici oggi: doppiogiochisti, con un volto buono e tanti scheletri negli armadi, fedeli all’oro e poco a se stessi o alla loro parola, amici e nemici allo stesso tempo.
Siamo nel mezzo di un’estate che vede l’uccisione di un ladro da parte di un tabaccaio logorato dalla paura per i continui furti nel suo negozio. Viene fermato, e forse arrestato per omicidio volontario. Gli abitanti di Aprilia (cittadina vicino Roma) si dicono esausti di insopprimibili tensioni dovute a ladri e molestatori. I benpensanti puntano il dito contro chi e’ stato minacciato di morte da chi gli stava rubando sotto casa per aver risposto eccessivamente. I politici non sanno che dire, forse consapevoli delle loro mancanze. E si dovrebbero chiedere che problemi possano avere dei cittadini che devono ricorrere alla giustizia personale (e non pubblica), quali siano le mancanze di un sistema di polizia pronto a colpire chi non la pensa democraticamente, e che lascia bande armate fare scorribande per le citta’.
Interrompiamo la pausa estiva per inserire due articoli inediti su Adriano Romualdi, a 35 anni dalla scomparsa. Consigliamo comunque la lettura del Quaderno su Romualdi prodotto da Raido (
La ribellione delle masse
Eugenio Wolk ”Lupo” – Comandante dei Gamma della X Mas
Alta finanza e miseria



















Tutti i contenuti sono protetti da licenza