Il capitalismo occidentale è come un virus
Secondo uno studio, gli aiuti del Fondo Monetario Internazionale sarebbero direttamente correlati con un aumento del tasso di mortalità . Sembrerà strano ma in realtà qualcosa di simile è avvenuta anche in Europa: entrare nella Comunità europea è stato anche per l’Italia un passo difficile ed è innegabile che ci abbia impoverito. Ed è inutile che continuino a dirci che senza l’euro sarebbe stato peggio: è ovvio quanto è ovvio che se Francia e Germania hanno fatto l’Europa noi ci siamo dovuti unire, e non perché a noi ne sia venuto direttamente qualcosa in più nelle tasche, ma perché altrimenti saremmo stati fuori del tutto. Insomma, non è che ci sia stato molto da scegliere, suona un po’ come una minaccia in effetti. Così come i parametri di Maastricht, unica condizione per restare in Europa certo, ma che nessuno ci ha chiesto di contribuire a deciderne i valori. Francia e Germania, gli unici paesi europei che dall’Europa ci hanno sempre guadagnato, hanno deciso così e noi abbiamo dovuto accettare. I burocrati ci dicono di rispettare certi limiti e noi dobbiamo fare così, indipendentemente di quello di cui ha bisogno il paese e di quello che succede. Quelli lì sanno leggere soltanto numeri e statistiche. Non son capaci di capire che dietro c’è un paese fatto di persone, servizi sociali, imprenditori e gente che deve investire e non accettano che l’economia non è proprio una scienza esatta. E così lodano ogni fine mese i dati che ogni giorno gli dicono cosa fare e cosa dire, i Numeri, loro unico Dio. Beh, si, ci siamo un po’ dilungati in effetti, l’argomento era un altro e questa era solo una introduzione. Ma capire ciò che è l’Europa ci aiuta ad analizzare meglio ciò che i risultati di questo studio che presentiamo ci dicono. Ovvio metodo e contesto sono differenti, ma il succo è lo stesso: c’è chi aiuta in maniera disinteressata e chi per trarne qualcosa. E se l’Europa con queste regole si è fatta per volere di qualcuno, se gli aiuti americani nel secondo dopoguerra sono serviti più che altro ad allargare un mercato utile agli Usa stessi e a tenersi stretto il loro nuovo impero, gli aiuti ai paesi poveri del Fmi non sono troppo diversi nella logica che seguono: approfittare del bisogno per creare mercato, per sfruttare mercati più deboli, per diffondere un sistema che senza espandersi all’infinito non può sopravvivere. E allora ecco che i risultati di questo studio non ci sorprendono più: che importa al Fmi che gli aiuti garantiscano uno sviluppo sostenibile per quel paese? Loro vogliono risultati, Numeri, altro che chiacchiere! Come i loro colleghi dell’Europa Unita…!
I prestiti del Fondo monetario internazionale (FMI) sono risultati associati, fra il 1992 e il 2002, a un aumento del 16,6 per cento dei tassi di mortalità da tubercolosi nei paesi dell’ex Unione Sovietica e dell’Est Europa: lo rileva un articolo pubblicato su PLoS Medicine che illustra uno studio condotto da ricercatori dell’ Università di Cambridge, in Gran Bretagna, e della Yale University, negli Stati Uniti. Lo studio ha trovato anche che i prestiti del FMI erano associati anche a un aumento del 13,1 per cento di nuovi casi di tubercolosi all’anno. Fra il 1992 e il 2002 la maggior parte dei paesi analizzati aveva ricevuto per la prima volta prestiti dal FMI. Come osserva David Stuckler, uno dei coordinatori dello studio, “secondo il FMI l’obiettivo di questi programmi è raggiungere la stabilità macroeconomica e la crescita dell’economia…”, ma i paesi beneficiari di questi prestiti sono stati costretti a ridurre la spesa sociale per raggiungere gli obiettivi posti come condizione al credito concesso, stabilendo tetti all’impegno pubblico nel campo della salute o privatizzando i servizi sanitari. Lo studio è il primo che riesce a stabilire una connessione diretta e misurabile fra prestiti del FMI e modificazioni dello stato di salute pubblica. Per le loro analisi Stuckler e colleghi hanno utilizzato i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità e i “World Development Indicators” della Banca mondiale per sviluppare dei modelli che permettessero di tener conto anche di possibili altri fattori influenti, come il livello di sviluppo economico, la situazione finanziaria, la prevalenza di Hiv/Aids ecc. Utilizzando diverso gruppi di modelli i ricercatori sono giunti così a suggerire che i programmi del FMI siano collegati a una caduta dell’8 per cento della spesa statale, del 7 per cento del numero di medici pro capite e a una minore azione di copertura nei programmi di controllo della tubercolosi, che hanno avuto come esito un aumento della mortalità da tubercolosi. Megan Murray e Gary King della Harvard University, che non sono stati coinvolti nella ricerca, hanno affermato che nonostante alcune limitazioni intrinseche a questo tipo di studi, “siamo convinti che gli autori abbiano fatto un notevole lavoro nel testare le loro assunzioni e nel mitigare le possibili incertezze, e per questo lo studio e le sue conclusioni andrebbero presi molto seriamente.”
Da LeScienze
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