di Emilio Del Bel Belluz

Sono passati più di quarant’anni dalla medaglia d’oro conquistata nei massimi a Roma da Franco De Piccoli, e da allora molti italiani ci avevano provato a bissare questo traguardo, ma nessuno vi era riuscito. Tra i tanti che avevano sfiorato il podio più alto vi furono : Francesco Damiani, Bepi Ros, Giorgio Bambini, Paolo Vidoz, Angelo Musone, ma nessuno raggiunse il traguardo più ambito. Tante volte ne avevo parlato con Franco De Piccoli, che incontrai lo scorso anno a Sequals dove veniva ricordato il più grande della boxe italiana dei pesi massimi: il leggendario Primo Carnera. De Piccoli si onorava di quell’oro conquistato a Roma, in quell’olimpiade che consacrava nei pesi medio massimi il grande Cassius Clay, che iniziava la scalata al mondo della boxe diventando leggenda. Con Franco De Piccoli ricordo che si parlò del trionfo che gli diede gloria, quella gloria che nessuno gli toglierà mai. Ricordava con piacere che da tante parti del mondo gli giungevano lettere di ammiratori che gli chiedevano l’autografo, ammiratori che non mancano anche ora di manifestargli la loro stima. Ma dopo quasi mezzo secolo è giunto alla soglia del gradino più alto un atleta che ha eguagliato e superato De Piccoli, superato nel 2004 conquistando ad Atene il bronzo olimpico e quattro anni dopo a Pechino l’alloro olimpico: Roberto Cammerelle. E’ entrato nella storia del pugilato italiano e mondiale, portando con sè una forza e una tenacia determinanti per il successo. Ma è riuscito ad imporsi con autorevolezza sul quadrato, ma soprattutto nel cuore degli italiani che stanno ancora festeggiando la sua storica medaglia. Dal punto di vista del coraggio, della eleganza nel combattere, farà avvicinare al ring tanti giovani che lo vedranno come un esempio da imitare. E nella boxe che in Italia non riesce a far parlare molto di sé, ora finalmente è giunto il suo momento. La stampa e l’informazione televisiva hanno tributato a questo guerriero del ring molte pagine ricche di foto e di interviste. Siamo tornati così agli anni cinquanta, periodo in cui il pugilato aveva larghi spazi. La storia di Cammarelle, questo gigante buono, l’accosto a quella di Carnera per la gioia che ho in cuore e anche per un sincero affetto. Il pugile di Cinisello Balsamo nel momento della vittoria ha saputo riunire tutta l’Italia e ha entusiasmato un paese che sta lottando per uscire dalla crisi che lo attanaglia, spero sia la spinta giusta che ci voleva per continuare a sperare in un futuro migliore. Un futuro che vede davanti a sè un pugile che ha costruito la sua vita nel sacrificio, nello sforzo per diventare il migliore, lasciandosi alle spalle tante possibilità di divertimento che non servono a raggiungere un risultato positivo. La sua vita pare uscita da un film, da un sogno che è diventato realtà. Lui è un uomo che non ha abbassato e non abbasserà mai la guardia, grazie alla sua ferrea volontà. Le sue parole semplici rivolte ad un mondo che lo vorrebbe ingoiare, facendolo diventare un pugile professionista, lui dichiara con nobiltà che vuole rimanere un dilettante, vuole indossare ancora la maglietta azzurra ai prossimi campionati mondiali che si svolgeranno in Italia nel 2009. Con quella maglia vuole ridiventare campione mondiale, poi lasciare il ring. Questo ragazzo, e lasciatemi dire ragazzo, perché se in questo momento se potessi realizzare un sogno poterei dire che se avessi un figlio adolescente vorrei che percorresse la strada di Cammarelle e divenisse Grande come lui : grande nella vittoria e grande nella sua nobiltà d’animo, che non sconfina nell’esaltazione. Buono come un pezzo di pane. Se io fossi giovane, poiché sono dotato di spalle larghe di alta statura e di fisico possente, busserei alla porta di una palestra e mi iscriverei ai corsi di pugilato, perché questo sport mi ha sempre appassionato. E in quella palestra assieme alle foto dei grandi campioni di boxe, assieme al mitico Carnera vorrei ci fosse quella di Roberto Cammarelle, rappresentante dell’Italia che ha coraggio. Vorrei anche che davanti al suo ritratto tanti giovani meditassero e imparassero a soffrire, a temprare lo spirito, ad disciplinarsi e meditare sui valori della vita. Non si diventa uomini se non si sopportano le rinunce e le sofferenze. Nella vita non si cade solo perché si è sconfitti, ma si resta a terra quando manca la volontà di rialzarsi. Ma per fare questo bisogna sudare, usare la propria resistenza morale e fisica, alzarsi alla mattina e cominciare a correre. Non diventeremo tutti dei Cammarelle, ma diventeremo più forti. Dove la strada è più ripida, là ci si allena meglio. Quando vedo alla televisione episodi di bullismo, mi sento in cuore tanta rabbia, metterei questi campioni di vigliaccheria davanti ad un sacco e li inviterei a dimostrare cosa sanno fare. Episodi di bullismo che angosciano tanti genitori, forse finirebbero, perché lo sport insegna il sacrificio, insegna che la vita dura può esserci d’aiuto. Quanti pugili si sono avvicinati alla boxe in momenti particolari della vita, presi dalla disperazione, senza una via d’uscita, e nello sport hanno saputo disegnarsi una nuova vita. Penso a Cassius Clay , che quando gli rubarono la bicicletta, venne convinto da un poliziotto di sfogare la sua rabbia in palestra: indossò i guantoni e divenne la leggenda, il mito. Spesso quando sento qualcuno che mi parla delle proprie sofferenza interiori, dove aleggia la disperazione, e gli pare di non avere delle strade in salita da percorrere, gli consiglio di leggere il libro di Cassius Clay : “ Con l’anima di una farfalla il lungo viaggio della mia vita”. In esso ho sottolineato alcune frasi del campione: “ Qualunque fosse la sfida, per quanto irraggiungibile apparisse l’obbiettivo, non ho mai permesso che qualcuno mi convincesse a dubitare di me stesso”. Lo sport del pugilato, umile esempio di sacrificio, può far raggiungere mete davvero ambite, ma la prima meta che bisogna raggiungere è la fiducia in se stessi. Quanti pugili sono usciti dalla porta sbagliata, per entrare in quella giusta dove regna l’onestà, la giustizia e la verità. Ancora il grande Clay diceva : “ Il successo non si raggiunge vincendo sempre .Il vero successo arriva quando ci rialziamo dopo la caduta. Io sono grato per tutte le mie vittorie, ma sono particolarmente grato per le sconfitte, perché mi hanno costretto a lavorare più sodo. Nessuno parte dalla cima, devi arrivarci scalando. Con fatica. Ci sono montagne più alte e strade più impervie di altre . Ci sono difficoltà e ostacoli, ma non puoi lasciare che ti fermino. Non devi fermarti mai, neanche davanti alla strada più ripida , devi tirare avanti e continuare a salire. Devi scalare ogni singola roccia per raggiungere la cima della montagna”. Caro Cammarelle tu sarai un esempio per quelli che vorranno scegliere tra due strade, e se seguiranno te il nostro paese riempirà le palestre di giovani determinati che vorranno scalare quel podio dove tu sei arrivato, e lo faranno con quella gioia che è segno di sacrificio. L’ Italia non poteva chiedere di meglio in questo momento. Abbiamo un Campione Olimpico nei pesi massimi che ci onora e il suo sorriso ci fa sentire più orgogliosi d’essere italiani. Bello le parole che Cammarelle ha rivolto al Dalai Lama e alla causa Tibetana, perché sono state pronunciate dai gradini più alti dell’Olimpiade. Anche Cassius Clay incontrò il Dalai Lama e scrisse nell’ultima parte del libro gli rivolge queste parole: “ Costruisci le tue fondamenta sulla fede . Ci saranno difficoltà nella vita. Ci saranno sfide e ostacoli. Ci saranno momenti in cui ti sembrerà che gli ostacoli siano insuperabili. Ed è allora che dovrai essere forte. Se subirai pregiudizi e ingiustizie, tieni alta la testa e aperto il cuore. L’amarezza può solo indebolirti. Non permettere che la rabbia ti consumi, non lasciare che il risentimento ti entri nel cuore. Ti appesantirebbe solamente” . Lasciando il Dalai Lama Cassius Clay lo fece con un sorriso e con un abbraccio, lo stesso, idealmente, ha fatto il campione Cammarelle che ha ricordato il dramma di questo popolo che non ha smesso di combattere .

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