Questi aforismi si commentano da soli.

- Le invenzioni di alcuni falsi testimoni sulle mie responsabilità in atti malvagi, torture e cose del genere sono un male veramente gratuito e quindi per me più doloroso. E’ propria questa cosa che più di ogni altra, ancora oggi mi fa soffrire. La ingiustizia della condanna all’ergastolo, rientra tutto sommato nella logica della vendetta, meccanismo questo che anche se aberrante è comprensibile alla mia mente. Le menzogne diffamanti però manipolano l’immagine della persona snaturandola agli occhi dei suoi simili, dei suoi amici e parenti, sono un’onta insopportabile, un male veramente raffinato contro il quale non mi stancherò mai di lottare.

- Se le manette, la deportazione di un vecchio, il carcere, la lontananza dalla mia sposa malata, sono oggi la croce della mia vita, l’incredibile lato positivo di questa esperienza è stato trovare tanti amici sinceri; è stato scoprire un -tesoro. Fratelli che da tutte le parti del mondo si sono prodigati nell’aiutarmi. Il mio impegno di
novantenne che anche dietro le sbarre non si è mai arreso, è quello di un uomo che anche se terribilmente stanco, cerca di stare in piedi per lasciare in eredità ad altri il significato vero della sua vita.

- A mie spese ho dovuto imparare che dietro la maschera della legalità democratica spesso si celano gli interessi e gli intrighi di lobby potenti, che calpestano il diritto e manipolano l’informazione pur di raggiungere i loro torbidi scopi.

- Su tutte le sentenze che mi riguardano non si è mai processato l’uomo Priebke, innocente o colpevole che fosse, ma l’ideologia che si voleva a tutti i costi che egli incarnasse. Si è giudicato non secondo i canoni del diritto ma all’unico scopo di inscenare un processo mediatico che avrebbe imposto all’attenzione dell’opinione pubblica il solito pacchetto emozionale, confezionato per suggestionare le masse con la figura di un mostro a uso e consumo dei giochi di potere dei potenti.

- Probabilmente le generazioni attuali, quelle che non hanno fatto la guerra non possono capire. Noi abbiamo dovuto sparare alle Ardeatine; non lo abbiamo fatto per un sentimento di odio. L’abbiamo dovuto fare in seguito ad un ordine irrifiutabile venuto direttamente da Hitler. Ciò che posso dire è che la rappresaglia era ed è ancora oggi una pratica legale in guerra. Non ubbidire sarebbe stato impossibile, come
è dimostrato dalle vicende terribili di Hiroshima, di Dresda e di tutti i molteplici massacri e rappresaglie avvenuti nella seconda guerra mondiale, dove al contrario di quanto successe alle Ardeatine, si uccisero molto spesso indiscriminatamente anche donne e bambini.

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