Moriva il 9 Settembre del 1998 uno dei piu’ grandi cantautori e musicisti che l’Italia abbia mai conosciuto. Un cantautore che non era mai banale, anche quando cantava canzoni che oggi potrebbere sembrare “pop” (e magari lo erano anche, ma mai superficiali come molte di quelle che si ascoltano oggi per radio). Anche quelle che potevano passare come semplici canzoni d’amore, non erano mai tali in senso stretto, e anche se si parlava di sentimenti, non si cadeva mai nell’ossessivita’,

nella volgarita’ o nei ritmi e nelle parole smielate e sdolcinate…

Un cantautore che oggi vogliamo ricordare con una delle sue piu’ belle canzoni, “La collina dei ciliegi”.

Allora buon ascolto a voi tutti…

…E’ la paura che inquina e uccide i sentimenti…

LA COLLINA DEI CILIEGI - testo

E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina il sole.
Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando intorno la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forato e lui giù, giù, giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto, né più un’età.

E respirando brezze che dilagano su terre
senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell’immensità.

Se segui la mia mente se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i
sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie.

Non non temere, tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dài, la tua mano perché?
Potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina (e il giorno).
E dando un calcio ad un sasso
residuo d’inferno e farlo rotolar giù, giù, giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un’età.

E respirando brezze che dilagano su terre
senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
ora figli dell’immensità.

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