La memoria condivisa
Il 4 novembre sarà l’anniversario della vittoria (“mutilata”) italiana nella Prima Guerra Mondiale. E a proposito di questo evento, l’articolo che segue ci propone un interessantissima riflessione sul fenomeno - fin troppo italiano - della creazione ad arte di una fantomatica “memoria condivisa”. Che dire…parole sante!
Fra poco più di un mese, il prossimo 4 novembre, si risentirà parlare di grande guerra, inutile strage e memoria condivisa. Le prime due espressioni appartengono a una retorica datata di Stato e di parte; l’altra è recente e viene presentata come un obbligo storico e morale da una nuova e più subdola retorica di Stato. Tuttavia mentre grande guerra e inutile strage sono espressioni con significato logico, memoria condivisa è contraddizione in termini o, peggio, falso ideologico.
La memoria è una delle espressioni dell’intelligenza dell’uomo e l’intelligenza è un bene strettamente individuale; dunque la memoria è un processo proprio dell’individuo e ne diventa patrimonio intellettuale, quindi inalienabile. L’aggettivo condivisa è fuorviante perché rischia di fare credere che si possano prendere pezzi di memoria individuale e portarli all’ammasso di una memoria collettiva.
Non vedo per quale motivo dovrei riconoscermi in una memoria condivisa, elaborata poi da chi? Da altri; in tal modo rinuncerei alla mia intelligenza. Insieme ad altri; in tal modo non sarei più individuo pensante ma ruota di un ingranaggio governato non si sa da chi. E’ molto più onesto tenersi la propria memoria, ascoltare quella degli altri, ricostruire gli eventi, fare confronti, riconoscersi in alcuni passaggi, dissentire in altri.
La storia si traduce in pensiero e azione, secondo l’interpretazione di Benedetto Croce; pensiero e azione sono responsabilità individuali. La memoria si elabora dal passato quindi dalla storia, ma se esiste già una memoria condivisa allora vuol dire che non ho più bisogno di studiare la storia, perché qualcuno ha già confezionato il prodotto finito di cui io divento utente passivo. Alla contraddizione tra intelligenza individuale e pretesa di una memoria condivisa si aggiunge l’oscuramento intenzionale della coscienza.
Oggi le possibilità di raccogliere e scambiare informazioni sono enormi; la difficoltà sta nell’analizzarle e ricavarne un quadro soddisfacente. L’informazione pre-confezionata – e la memoria condivisa ne è un esempio pericoloso – induce a saltare il passaggio dell’analisi, processo in cui è chiamata in causa l’intelligenza dell’individuo che sola può decidere sulla qualità dell’informazione e trarne quanto serve a costruire il quadro della memoria. Tutto questo non ha nulla a che vedere con il monito virgiliano “Parce sepulto!”. Ai morti si deve pietà e rispetto, la storia esige solo rispetto. La memoria condivisa assomiglia a un velo di pietà non richiesto dalla storia e offensivo per l’intelligenza dell’uomo.
Sarebbe bello se in occasione del prossimo 4 novembre i discorsi delle numerose e inevitabili cerimonie ufficiali fossero sostituiti dalla lettura di brani di testi di storia. Ci si potrebbe sbizzarrire nella scelta, spaziando fra la critica sprezzante di chi – come Rochat e Massobrio - ha giudicato “tardiva” la vittoria del 4 novembre 1918 e l’accattivante retorica del bollettino della vittoria firmato da Diaz. Ma almeno così quelle frasi avrebbero un nome e un cognome e ciascuno potrebbe confrontarle con la propria memoria.
Se poi questa è scarsa, basta un po’ di onestà intellettuale e di curiosità per andare a leggere altre pagine e ampliare il bagaglio di informazioni. Ne scaturirebbe una memoria individuale che, per quanto imperfetta, sarebbe pur sempre una elaborazione di pensiero unica e autentica. A patto che non si preferisca che le persone evitino di pensare foraggiandole, oltre che con gli alimenti surgelati, anche con la verità liofilizzata.
Franco Apicella, 29 settembre 2008
Da: paginedidifesa.it
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