Azione Tradizionale » 2008 » Settembre

C’e’ chi lo fa da un bel po’…

25 Settembre 2008 da Redazione

A proposito della notizia qui sotto sul libro di Sermonti, ringraziamo un lettore che ci segnala un articolo su un disegnatore che riproduce modelli di dinosauri….Il pezzo dice cosi’: “Oggi Pastori è uno dei pochissimi illustratori italiani che, a mano libera e senza l’ausilio di computer grafica, viene chiamato a ricostruire le fattezze dei giganti della preistoria.” Uno dei pochissimi, esatto: tra questi vi e’ proprio il Sermonti, combattente di 87 anni ancora sul fronte!

Vedi l’intervista su “Il fuoco di Sparta”
Vedi l’intervista su “L’odio e la fede”

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Presentazione editoriale con Rutilio Sermonti

24 Settembre 2008 da Redazione

“Noi e Loro - Storie di Uomini e di Bestie” di Rutilio Sermonti

Conferenza - Lunedì 27 settembre 2008
Presentazione del libro Noi e Loro che ci racconta storie e rapporti con gli animali per come sono, senza il bisogno così nostro, di doverli per forza umanizzare.

Locandina Approfondimenti

Jan Palach

24 Settembre 2008 da Redazione

Riportiamo una lettera arrivata all’editorialista del Corriere Sergio Romano e la relativa risposta, per far conoscere - a chi non gia’ non la conoscesse - la figura di Jan Palach. Teniamo a precisare che l’ultima parte dell’analisi di Romano la condividiamo meno, perche’ piu’ personale e meno “storica”. Consigliamo pertanto la lettura anche di questo articolo per saperne di piu’ sui motivi del suo suicidio…

Nelle minuziose analisi e ricostruzioni della Primavera di Praga può notarsi come venga citato marginalmente il suicidio di Jan Palach.
Facevo il liceo. La sua figura divenne oggetto di discussioni e assemblee. Un eroe. E si mescolava a nozioni libresche: «libertà va cercando». Da adulta, in piazza San Venceslao, trovai sulla lapide fiori di plastica anneriti dallo smog. Ora mi dico: un idealista? Un anarchico? Un illuso? Oppure semplicemente «nessuno»?
Non ho mai saputo chi fosse. Pertanto le chiedo: chi era veramente Jan Palach?
Silvia Delaj, sdelaj@virgilio.it

Praga e il ricordo di Palach le ambiguita’ del suicidio - Fonte: corriere.it/romano
di Sergio Romano

Cara signora,
E’ giusto ricordare anzitutto che Jan Palach non fu il solo suicida della protesta antisovietica dopo l’invasione delle forze del Patto di Varsavia nell’agosto 1968. Quando tornò a Praga nel gennaio del 1969, poco dopo la sua morte, Enzo Bettiza mandò una corrispondenza al Corriere in cui annotò che vi erano stati in quei giorni anche la morte misteriosa di una sua amica e due tentati suicidi. Il gesto di Palach aveva creato fra i giovani una sorta di contagio che il regime dovette considerare particolarmente pericoloso.

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Leggete bene…

23 Settembre 2008 da Redazione

Quest’articolo che vi riportiamo denota ancora una volta una chiara pregiudiziale da buona parte della stampa, che vorrebbe ridurre il tutto ad una faccenda tra ultras, quando invece si tratta di un tragico assassinio di un ragazzo…E, come molto spesso capita, rivediamo le solite scene di avversita’ fomentate da giornalisti che si dimostrano ancora molto “incauti”…

Sandri, tribunale in stato di assedio
dienza Spaccatorella alla “Vela”

E’ passato quasi un anno dalla domenica nera dell’11 novembre in cui un poliziotto sparò colpendo il giovane tifoso del Lazio. Giovedì 25 settembre dal gip Simone Salcerini si terrà la fase preliminare che potrebbe diventare quella della sentenza. Previste misure straordinarie per evitare il pericolo degli ultras e per reggere l’assedio mediatico che potrebbe riguardare ancora la storia

Testo normale Testo grande Testo molto grande

Arezzo, 22 settembre 2008 - Il clima sarà quello delle giornate più tese che il palazzo di giustizia del ‘Garbasso’ abbia vissuto nell’anno e mezzo trascorso da quando è stato inaugurato. Come per Variantopoli, come per il processo in cui il clan Iaiunese è accusato di associazione camorrista. L’aula, infatti, sarà proprio quella dei due grandi casi degli ultimi dodici mesi, la corte d’assise nell’edificio della ‘Vela’, l’unico costruito ex novo su progetto dell’architetto Manfredi Nicoletti, l’atmosfera da stato d’assedio, come è inevitabile che sia per una storia che ha scosso l’Italia, l’uccisione del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri per il quale giovedì si presenta dinanzi al Gip l’ex poliziotto della Stradale (ora è alla Polfer di Firenze) Luigi Spaccarotella. Con un’accusa di quelle che fanno tremare le vene e i polsi, omicidio volontario, sotto il profilo del dolo eventuale. Come a dire che l’agente, protagonista del giallo dipanatosi la mattina di domenica 11 novembre 2007 fra le aree di servizio di Badia al Pino est e ovest, rischia davvero grosso, da 9 a 21 anni di carcere in caso di condanna. Ma questo è ancora il futuribile, visto che di sicuro giovedì non si arriverà a sentenza.

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Ancora una volta

23 Settembre 2008 da Redazione

Altra tragedia, figlia dei figli del nulla, il nulla nel quale galleggiano miliardi di persone oggi.

In un mondo dove Dio e’ morto, tutto e’ possibile, diceva qualcuno. E purtroppo aveva ragione.

HELSINKI - Almeno nove studenti della vocational school di Kauhajoki, in Finlandia (mappa), sono morti nella sparatoria compiuta da un loro compagno che ha aperto il fuoco contro i 200 ragazzi e insegnanti presenti, intorno alle 11 di martedì (ora locale). Dopo aver compiuto la strage, il killer ha tentato di uccidersi ma è sopravissuto, anche se in gravi condizioni.

L’ISTITUTO - La “Palvelualojen Oppilaitos”, una scuola professionale per ragazzi dai 16 ai 21 anni, è stata evacuata. Secondo l’agenzia Stt il killer avrebbe avuto con sé anche dell’esplosivo e l’edificio è bruciato. Gli ospedali della zona sono tutti in stato di allerta perché i feriti sono numerosi. Il giovane ha fatto irruzione nella scuola e ha cominciato a sparare all’impazzata con una pistola automatica. A quel punto è stato panico generale. «Le ragazze urlavano e qualcuno ha tentato di fuggire dal retro dell’edificio» ha detto un dipendente della scuola alla tv Yle

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Il Fascismo e il mondo arabo - Intervista a Stefano Fabei

22 Settembre 2008 da Redazione

Di seguito pubblichiamo l’intervista che abbiamo fatto a Stefano Fabei, uno degli storici piu’ esperti sul rapporto tra il Fascismo e il mondo arabo - tema in gran parte trascurato dalla storiografia ufficiale e non, ma di notevole interesse storico e politico, soprattutto se si pensa alla tragica attualita’ dei difficili rapporti tra Occidente e Islam, che qualcuno vuol propinarci come scontro tra due diverse civilta’.

Come ha avuto inizio, e quali sono stati i caratteri salienti dei rapporti tra il Fascismo e l’Islam?

Già prima della marcia su Roma posizioni filoarabe e filoislamiche erano presenti all’interno dei fasci di combattimento: derivavano dalle molteplici esperienze politiche confluenti nel movimento fondato da Mussolini il 23 marzo 1919: da quella socialista a quella repubblicana, dall’anarchica alla sindacalista rivoluzionaria, dall’arditismo al futurismo avanguardista.

L’idea di un’Italia «nazione proletaria», nemica naturale di quelle plutocratiche e imperialiste era molto diffusa in questo primo fascismo «di sinistra», repubblicano e rivoluzionario, ed in quel periodo essa emerse con un certo vigore anche nel corso dell’esperienza fiumana. Tra la fine della Prima guerra mondiale e l’avvento al potere di Mussolini una serie di fatti e circostanze politiche, interne ed internazionali, permisero all’Italia d’essere, o almeno apparire, la nazione in grado di fare da tramite, da intermediaria tra l’Oriente e l’Occidente. Un mese prima della marcia su Roma Gabriele D’Annunzio, scoperte le grandi e molteplici affinità tra il Vangelo e il Corano, affermò che proprio dall’Oriente sarebbe venuta «la forza nuova per l’Italia nuova: di questa Italia che il destino ha voluto costituisse geograficamente e spiritualmente il ponte tra l’Occidente e l’Oriente.»

Poi, però, nei primi otto anni di potere Mussolini non portò avanti un’autonoma politica araba perché la politica estera italiana aveva come fondamentale punto di riferimento quella inglese, e dall’andamento dei rapporti con Londra dipendeva la politica di Roma nei confronti degli arabi. Essendo in corso la «riconquista» della Libia, era poi difficile per Mussolini avviare un vero e proprio dialogo con il mondo arabo. Inoltre gli impulsi ad una politica estera veramente rivoluzionaria, anche nei confronti dei Paesi arabi, sostenuta dai fascisti più dinamici, venivano soffocati dalla eccessiva influenza che avevano nel regime nazionalisti e cattolici conservatori. Solo all’inizio degli Anni Trenta la nostra politica araba cominciò a caratterizzarsi in maniera più autonoma e dinamica, presentando l’Italia come «ponte» tra l’Est e l’Ovest, un punto di riferimento, un «faro di luce» per le nazioni islamiche. Non a caso tra il 1930 e il 1936 Roma cercò di accentuare la sua azione culturale ed economica nel Medio Oriente e nell’area arabo-islamica in generale. Pensiamo all’inizio a Bari della Fiera del Levante nel 1930; ai convegni degli studenti asiatici organizzati a Roma sotto il patrocinio dei Gruppi Universitari Fascisti nel 1933 e nel 1934; a Radio Bari, che iniziava le sue trasmissioni in lingua araba nel maggio del 1934; all’attività di penetrazione nella stampa araba con sovvenzioni a giornali e giornalisti; all’Istituto per l’Oriente e l’Istituto Orientale di Napoli, centri di attività culturale che svolgevano una proficua azione politica. Secondo Said Sciartuni, un collaboratore arabo della «Vita italiana», la rivista di Giovanni Preziosi, a prescindere dai rapporti economici e commerciali esistenti, tra mondo arabo e l’Italia fascista esisteva un legame ideologico che avrebbe avuto il suo peso effettivo nei loro rapporti futuri. Il mondo arabo secondo lui era un fertile campo per l’espansione del fascismo, che esso considerava come un mezzo essenziale per la sua rinascita nazionale. L’Italia era quindi chiamata a svolgere una propaganda per lo sviluppo del fascismo in Oriente; così avrebbe potuto combattere il comunismo nel mondo arabo conquistandosi ampie simpatie. Ai valori dell’Islamismo (ma anche del Buddismo) si sarebbe poi rifatto, subito dopo l’inizio della campagna razziale, il presidente dei CAUR (i Comitati di Azione per l’Universalità di Roma, la cosiddetta «internazionale fascista»), Eugenio Coselschi, nel messaggio rivolto, nel settembre 1938, al Congresso antibolscevico ed antigiudaico di Erfurt, per contrapporre alle «nefaste dottrine che propongono l’assoggettamento di tutte le nazioni e di tutte le razze alla tirannia di un’unica razza sottomessa alle prescrizioni del Talmud la santità della croce cristiana, la saggezza del Corano e la chiaroveggenza di Budda» e per esaltare «l’idea universale di Roma» e la sua battaglia spiritualista in nome di tutti i «credenti, e i devoti, sia a Cristo, a Maometto o a Budda» contro il vile materialismo.

Mussolini e la spada dell’Islam. Quale la storia? Alla base del legame che si instaurò, vi era solo una visione di realpolitik del Duce?

È questa la terza fase della politica arabo-islamica del fascismo, quella relativa alla seconda metà degli Anni Trenta, gli anni dell’Asse, il giorno prima della cui nascita, il 24 ottobre 1936, Hitler aveva dichiarato a Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri del Duce, che il Mediterraneo era un mare italiano e che qualsiasi modifica futura nell’equilibrio mediterraneo si sarebbe dovuta fare a favore dell’Italia, così come la Germania avrebbe dovuto avere libertà di azione verso l’Est e verso il Baltico. Orientando i dinamismi delle due potenze fasciste in queste direzioni esattamente opposte, non si sarebbe mai potuto avere un urto di interessi tra Germania e Italia. In altri termini, secondo Hitler, i Paesi arabi sotto controllo francese e inglese, quasi nella loro totalità, facevano parte della sfera d’influenza di Roma. L’anno dopo, il 18 marzo 1937, il Duce, durante il suo viaggio trionfale in Libia, assunse il titolo di «Spada dell’Islam». Mussolini era il protettore dei musulmani, in Libia, in Etiopia, dove li aveva sottratti alle vessazioni del Negus, in Palestina e un pò ovunque nel Mediterraneo. A prescindere dai rapporti economici e commerciali esistenti tra mondo arabo e Italia fascista, la politica mediorientale e la questione araba divennero argomento della stampa di regime.

Quale è stato il ruolo svolto dalla Gran Bretagna nelle relazioni tra Italia e mondo arabo?

Come ho già detto, la Gran Betagna è stata sempre la grande antagonista dell’Italia nel Mediterraneo

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Equinozio d’autunno

22 Settembre 2008 da Redazione

La morte annuale della natura e il risveglio delle forze interiori di volontà si bilanciano nell’equinozio d’autunno. Esso segna un’inversione di polarità nella manifestazione delle forze divine, che nei mesi precedenti si erano espresse principalmente nelle forme della natura, nella luce trionfante del giorno e che ora incominciano a pervadere la libera volontà dell’uomo. Quando la luce del mondo declina, l’uomo inizia a percepire sé stesso come portatore di una luce invisibile, non soggetta a tramonto. In tal senso il “dramma spirituale” dell’equinozio ricapitola e sintetizza la vicenda della storia sulla Terra: fine dell’età dell’oro, oscuramento del divino nella natura, sorgere dell’autocoscienza, senso individuale di solitudine cosmica e di responsabilità.

Quel sentimento di malinconia, suggerito dalle foglie che ingialliscono e cadono, deve essere energicamente bandito. La nostalgia del passato, il lamento “tradizionalista” non si addicono all’uomo nobile (all’“arya”): egli sa che nel cosmo ciò che declina e muore è bilanciato secondo giustizia da ciò che sorge e si afferma. Nell’equinozio di autunno si celebra l’affermazione della volontà, la capacità “faustiana” di porsi obiettivi e di perseguirli.

L’elemento alchemico dell’autunno è il Ferro: al ferro materiale che ha forgiato la nostra civiltà tecno-industriale deve corrispondere il ferro spirituale della volontà, concretamente – e razionalmente – esercitata.

Gli Dei benedicono l’azione concreta, la volontà che si afferma in progetti ben definiti o che si volge alla formazione di sé (alla Bildung).

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Le tombe dei soldati guardano il cielo

21 Settembre 2008 da Redazione

di Emilio Del Bel Belluz

Niente è più vivo di una storia quando la storia ci appartiene. E di lì riconosci una strada, un cielo, un tempo che scorre, le cose e i volti. Non c’è storia più antica della memoria, quando si dice c’era una volta”. Silvio Micheli

Furono tanti quelli che partirono per la guerra, nelle loro uniformi scintillanti e l’entusiasmo che sapeva di gloria. Alla stazione. Al momento della loro partenza per il fronte, erano presenti le loro fidanzate, e le loro madri. Il vortice della guerra dopo qualche tempo li avrebbe inghiottiti per sempre. Erano i soldati di tutti gli eserciti che vedevano nel loro sacrificio una nuova Europa. Li univa il senso del dovere, l’obbedienza verso i superiori e la lealtà e quel cameratismo che solo la guerra riesce a far emergere. Marciavano a ranghi compatti e compatti fino all’ultimo, fino alla difesa estrema di quell’onore e di quella forza che per loro era più sacra della vita stessa. Quella guerra che era iniziata come un gioco, per molti di quei giovani divenne la loro ultima azione, l’ultimo canto, poi una tragica scintilla li avrebbe portati tutti nel cielo degli eroi.

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Inaugurazione locali FUROR [a Catanzaro]

20 Settembre 2008 da Redazione

Segnaliamo a tutti i lettori, in particolar modo a quelli che ci seguono dalla Calabria, che questo Sabato [20 settembre] si terra’, in quel di Catanzaro (in Via Stretto Cappuccini, 32) l’inaugurazione dei locali dell’Ass. Cult. FUROR. Nella nuova sede sara’ disponibile uno spazio librario, con un buona scelta di titoli di cultura tradizionale e sport da combattimento, e al piano superiore sara’ allestita una piccola sala lettura con angolo bar. Invitiamo percio’ tutti i ragazzi calabresi a farsi avanti e a conoscere questa nuova realta’ a cui auguriamo un futuro prospero di lotta e vittoria!

Per info e contatti: acfuror@gmail.com

Il coraggio - F. Nietzsche [Incise sulla pietra]

20 Settembre 2008 da Redazione

“Anime fredde, muti, ciechi, ebbri
io non li chiamo risoluti.
Risoluto è chi ha paura
e dalla paura è sospinto;
chi vede l’abisso ma con orgoglio.
Chi vede l’abisso,
ma con occhi d’aquila,
chi afferra l’abisso
ma con artigli d’aquila,
quegli ha coraggio”

F. Nietzsche

Ecco la democrazia

20 Settembre 2008 da Redazione

Che secondo Schifani va inclulcata nei giovani. Eggia’, va inculcata, avete sentito bene. E aggiunge alla sua frase contraddittoria in termini…Ai giovani che non si riconoscono nell’antifascismo dice che sbagliano, perche’ non sanno. E se non sbagliassero, caro Schifani, proprio perche’ sanno?
Spicciole lezioni di storia da Schifani, e di finta (etica) politica che vuole dimostrarsi per quello che e’: una dittatura democratica.

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Profezia avverata: vitello d’oro all’asta

19 Settembre 2008 da Redazione

Nella Bibbia era scritto “non avrai altro Dio all’infuori di me”. Oggi, come duemila anni fa e oltre, ce ne sono a bizzeffe, di tutti i tipi e assolutamente lontani da una visione trascendentale del mondo e delle cose… E l’artista inglese Hirst lo ha capito bene: ha messo all’asta un vero vitello d’oro, che ha fatto record di incasso…Un caso o un segno della lontananza, ben tangibile, dell’uomo da Dio?

LONDRA — Animali immersi in formaldeide, enormi collage di farfalle, gli immancabili pois colorati: non poteva che trattarsi di Damien Hirst, di scena alla casa d’aste Sotheby’s in veste inedita. Stanco di lasciare tra il 40 e il 60% dei proventi delle sue opere a galleristi, l’artista — fautore e protagonista della rivoluzione che negli anni ‘90 ha visto emergere il movimento dei Young British Artists — ha deciso di fare da sé e vendere direttamente al pubblico.

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Lunedì presentazione del libro su Gabbo

19 Settembre 2008 da Redazione

S’intitola “11 novembre 2007. L’uccisione di Gabriele Sandri, una giornata buia della Repubblica”. E’ il libro scritto da Maurizio Martucci, edito da Sovera Multime­dia, patrocinato dal Comune di Roma, che sarà presentato lu­nedì in Campidoglio. All’evento parteciperanno il Sindaco Alemanno ed alcuni giocatori di Lazio e Roma: «Lo presen­teremo il giorno prima del compleanno  di Gabriele. Voglio entrare nelle case e raccontare quello che è successo . E’ un libro per evidenziare i fatti» , ha detto suo fratello Cristiano. Il libro non nasce per scopi commerciali (il costo è di 11 eu­ro), ma per un «desiderio di verità e giustizia» , dice l’ autore Martucci. Parte del ricavato sarà devoluto alla Fondazione Sandri. Il libro analizza da più punti di vista cosa successe in quel tragico 11 novembre.

Fonte: Corriere dello Sport

Ci hai rotto i taboo

18 Settembre 2008 da Redazione

No, caro Grillini, questo non e’ l’ultimo tabù che hai rotto: manca ancora la pedofilia, il matrimonio a tre, il sesso con gli animali. Volevi scandalizzarci? Ci vuole ben altro, al giorno d’oggi. Però qualche copertina te la sei guadagnata.

Franco Grillini rivela: «Ho rotto l’ultimo tabù: sto con un ventenne». Un ragazzo siciliano di trentatrè anni meno di lui. A Elisa Messina di Novella 2000, sul numero mercoledì in edicola, il presidente storico di Arci Gay si paragona all’Aschembach di «Morte a Venezia» con l’etereo Tadzio. E proclama: «Col cavolo che lo presento a Gianni Vattimo», a sua volta gay dichiarato. Ma l’ex deputato non parla soltanto dei suoi amori e del «gaydar», la sensibilità particolare che gli consente di distinguere un omo da un etero. Spiega anche perché lui, a differenza di Vladimir Luxuria, mai avrebbe partecipato all’Isola dei famosi: «Queste trasmissioni sono viste come il veicolo della cultura berlusconiana.

Fonte: corriere.it

La mamma prostituiva i figli

18 Settembre 2008 da Redazione

Purtroppo, non c’e’ nulla da aggiungere a questa notizia, o ci sarebbero troppe cose da dire…

FOGGIA - Due fratellini di 11 e 14 anni sarebbero stati violentati per diverso tempo da uomini e da adolescenti nel Foggiano durante riti esoterici organizzati dalla loro mamma: con le accuse, contestate a vario titolo, di induzione, agevolazione e sfruttamento della prostituzione di minorenni la squadra mobile di Foggia ha arrestato quattro persone, tra cui la mamma e un cugino dei due fratellini. Il provvedimento cautelare, chiesto dal pm inquirente del tribunale di Foggia Anna Carbonara, è firmato dal gip Carlo Protano.

LE INDAGINI - Le indagini, avviate nel dicembre 2006, avrebbero accertato che la mamma dei due adolescenti, oltre a far prostituire i figli, vendeva il suo corpo a uomini e adolescenti che adescava per strada. Subito dopo, sempre nella sua casa, offriva agli stessi clienti i figli. Durante le indagini, la polizia ha raccolto le confidenze che uno dei due fratellini violentati aveva fatto ad un amico, al quale aveva rivelato anche di essere stato protagonista di riti esoterici.

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Dove devono arrivare i confini della Nato?

18 Settembre 2008 da Redazione

Uno dei maggiori esperti di Relazioni internazionali da’ la sua visione dell’attuale crisi in Georgia e del ruolo degli Stati Uniti e della Nato nel mondo, dicendo, in modo molto chiaro e conciso, molte verita’…

di Sergio Romano
Il «ritorno alla guerra fredda», di cui si parla ormai da qualche mese, è soltanto un cliché. Un tic verbale, la molla che scatta automaticamente in molti occidentali quando la Russia appare sulla scena internazionale come una grande potenza. Negli anni della vera guerra fredda i due blocchi avevano rapporti economici limitati e controllati. Oggi l’economia dell’Occidente capitalista è legata a quella russa da una molteplicità di intrecci industriali e finanziari. Mentre Washington e Londra denunciavano l’arroganza imperiale della Russia in Georgia, la British Petroleum, il colosso britannico dell’energia, concludeva felicemente il suo lungo contenzioso con i soci russi di una società in cui detiene il 50 per cento delle azioni.
Ma anche l’economia, se i toni del contrasto non verranno smorzati, rischia di cedere il passo alla cattiva politica. Il discorso che il vicepresidente degli Stati Uniti ha pronunciato a Cernobbio nei giorni scorsi è un feroce atto d’accusa contro la Russia. Dick Cheney ignora la politica avventata del presidente georgiano Mikhail Saakashvili e attribuisce al Cremlino tutte le responsabilità del conflitto. Denuncia il riconoscimento russo dell’indipendenza abkhaza e osseta, ma non ricorda che gli Stati Uniti hanno sostenuto e favorito l’indipendenza del Kosovo. Descrive come inammissibile la reazione russa all’installazione di basi antimissilistiche in Polonia e nella Repubblica Ceca e dimentica che i missili americani non saranno molto più lontani dal territorio russo di quanto fossero i missili sovietici di Cuba dal territorio degli Stati Uniti.

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