Adriano Romualdi: nel suo nome, la nostra lotta

Trentacinque anni fa moriva Adriano Romualdi. A soli 33 anni, in un tragico incidente stradale, moriva uno dei massimi riferimenti culturali della Destra. Un vuoto, quello lasciato da Adriano, innegabile, che in molti hanno cercato, vanamente, di colmare.
Oggi di Adriano – inutile negarlo – è sopravvissuto ben poco, soprattutto in quell’ambiente, politico ed umano, a cui sempre volle riferirsi, nell’ottica d’una azione di rettificazione culturale e militante mai, fino in fondo, recepita ed interiorizzata.
Le sue opere, i suoi articoli, ed il suo stesso esempio umano, furono sempre e solo finalizzati alla testimonianza: a ricollegarsi agli avi, alla Tradizione, da un lato, ed a tramandare tutto questo alle generazioni future, dall’altro.

Diverse cose abbiamo fatto nel tempo per onorarne e ricordarne la memoria. Così, anche quest’anno non sono mancati ricordi, articoli, testimonianze, ed uno speciale su Adriano Romualdi apparso proprio sul nostro blog, nel giorno esatto della sua morte.

Nostalgismo e reducismo non ci sono mai piaciuti, e tantomeno i relativi sotto-prodotti umani che questi due virus – così diffusi “a destra” – hanno nel tempo prodotto. Ed è stato in tale ottica che, quest’anno, presentatasi l’occasione, non abbiamo esitato a recarci nel suo luogo di sepoltura, per rendergli doveroso omaggio ed un cameratesco saluto. Sepolto insieme ai suoi famigliari, Adriano riposa in un cimitero, a pochi metri da una ben più famosa cripta, quotidianamente invasa da maleducati – per usare un eufemismo – pellegrini che rumorosamente, e i più “addobbati” come veri e propri idioti, vanno a fotografarsi per portare a casa un souvenir della gita fuori porta all-inclusive.
Adriano, fortunatamente libero da tali disturbatori, è sepolto tra cristiani, sotto ad un’enorme croce. Lui, che nel cristianesimo seppe riconoscere l’eclissarsi della “tradizione europea”, ma che al tempo stesso riconobbe il ruolo comunque benefico svolto dalla «Cristianità nella stagione più piena dell’ecumene europea», dorme silenziosamente, sepolto tra i suoi cari. Nonostante le contraddizioni, vere o apparenti.

Adriano Romualdi è, a tutt’oggi, un più che valido esempio di testimonianza. Un Uomo la cui Azione è stata, e sarà, sicuramente Esempio. Faro per un’epoca di dissoluzione, anzitutto interiore, e “fratello maggiore” per una generazione d’uomini – la nostra – nata “troppo tardi” per cogliere l’appuntamento con la storia degli uomini, da un lato, e “troppo presto” per vedere l’Aurora dello Spirito, dall’altro. Noi.

Adriano Romualdi: anche nel suo nome, la nostra lotta.

Adriano Romualdi (1940 – 1973)