Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.di Emilio Del Bel Belluz

Il pugile Paolo Vidoz  avrebbe potuto trascorrere quest’ultimo  Natale in modo  diverso, se  il 19 dicembre ultimo scorso, a Milano nel tempio della boxe “il Palalido”, durante l’incontro con Matt Stelton, avesse creduto di più in se stesso. Era un incontro   importante dove veniva messo  in gioco il vacante titolo dei pesi massimi d’Europa. Ad affrontarlo, come ho già detto, c’era l’inglese Matt Skelton. Ma quella sera qualcosa si è inceppato in Paolo.  Dopo un avvio piuttosto difficoltoso, dovuto ad alcune momenti durante i quali il pugile di Lucinico era stato messo a seria prova dalle bordate dell’Inglese, i giochi erano cambiati e l’incontro sostanzialmente era in parità. Sembrava che la strada per la conquista del titolo europeo fosse cosa fatta. Il nostro Paolo  avanzava come un rinoceronte e conquistava gli applausi del pubblico amico. Ma all’improvviso, durante la nona ripresa, in lui è successo qualcosa: il pugile italiano sembrava disorientato  e totalmente assente. A nulla valevano gli incitamenti del pubblico ad incoraggiarlo per portare a termine l’incontro. Vidoz vagava e impensieriva l’avversario che forse temeva una tattica per colpire di sorpresa. Il pugile inglese guardava l’arbitro insospettito con uno sguardo interrogativo, perché era evidente che la  “ macchina da pugni” il pugile demolitore era in difficoltà.  Alla conclusione  del round tutto il pubblico era rivolto verso Vidoz che sembrava stanco e svuotato.  A nulla valsero i tentativi di rianimarlo di Salvatore Cherchi, il suo menenger  che gli ripeteva  che non doveva  mollare, che doveva pensare ai figli che a casa lo attendevano vittorioso. Anche  Silvio Branco suo amico cercava di smuoverlo  ma non c’era niente da fare. La conclusione del match fu  la delusione del pubblico fino all’ultimo  fiducioso.  Ma a Vidoz era successo qualcosa di veramente grave.  Lo si saprà poi che dipendeva da una crisi glicemica, e dal fatto che forse il campione italiano della categoria regina  era dimagrito un po’ troppo,  passando dagli abituali 116 chilogrammi ai 108. Questo importante  calo di peso forse  ha diminuito la potenza  e la massa muscolare. Mentre  Matt Skelton comprendeva che il campione aveva abbandonato la lotta,  preso dall’entusiasmo alzava le mani al cielo e saltava   sul ring dalla gioia. Nell’angolo opposto accanto a Vidoz  i suoi   lo consolavano, ma il volto del campione italiano era una maschera di tristezza. Ero vicino a lui e ho visto i suoi occhi solcati da qualche lacrima. Ma il pubblico che ha sempre amato il Vidoz che onorò Carnera con la conquista della corona dei massimi lo applaudiva con molto calore e affetto. Devo dire che prima dell’ amaro epilogo avevo sognato come il pubblico, la cintura europea attorno al nostro idolo. Un sogno che gli era sfuggito alcuni mesi prima contro il Turco Sinan  Sam  Sail in un match che il Goriziano aveva vinto. Ma come spesso succede  in terra straniera, specialmente in Turchia dove si vedeva un pubblico piuttosto euforico e violento , dopo aver decretato un pari, nei giorni seguenti questo pari    è stato trasformato nella vittoria del Turco. Quella vittoria negata gli costò la riconquista del titolo, in quell’ incontro di una durezza davvero grande. Ma talvolta la fortuna non gira come la logica, e quella sconfitta cos’ ingiustamente patita poteva essere superata contro l’Inglese Skelton.  Personalmente avrei desiderato  un vincitore italiano per pareggiare lo strapotere che ebbe l’inglese Joe Bugner che sconfisse per il titolo europeo  uno dopo l’altro i tre pugili italiani: il roccioso veneto Bepi Ros, PierMario Baruzzi e il mitico campione bolognese Dante Canè. Joe Bugner era un pugile ungherese la cui famiglia fuggì durante la sommossa del 1956 .  Mi pare che da  prima si rifugiò in Italia e poi si stabilì in Inghilterra dove   divenne cittadino Inglese. Passai moto tempo a leggere  la storia di questo pugile dal fisico  muscoloso e tonico  che durante il suo percorso pugilistico   ebbe l’onore di affrontare il grande Alì.  Prima dell’incontro di Milano, mi ero recato nella chiesa vicina al tempio della boxe per pregare,  e in quei momenti pensavo ai tanti pugili che  prima dei loro combattimenti avranno chiesto aiuto a Dio per  vincere.  Quanti pugili  hanno lottato vinto, gioito o sofferto  sotto quei riflettori :è difficile calcolarlo.  All’interno dell’arena, mentre attendevo l’inizio del primo incontro, osservano  i tanti  pugili  che mi stavano vicino e notavo sui loro volti   i segni delle tante battagli. Avrei voluto parlare con loro. Ne ho riconosciuto uno Alfredo Vogrig che fu un grande nei pesi massimi, l’uomo che sconfisse per la prima volta il Basco Urtain, il sollevatore di pietre.  Mi sono avvicinato e dopo averlo salutato  ho parlato con lui  di un libro che sta scrivendo e che  raccoglie le sue vicende di giramondo del ring. Sarebbe stato  bello che in casa di Vidoz  accanto ai personaggi del presepe, allestito con amore dai figli del pugile fosse stata posta la cintura europea della vittoria simbolo della vittoria del padre. Il Natale per la famiglia Vidoz sarebbe stato più lieto.  Ma la grandezza di un pugile la si misura dal modo che ha di affrontare la vita, anche e soprattutto nella amarezza di una sconfitta che non logora sempre, ma può e deve essere fonte di grandezza. Saper risalire con la stessa forza di chi ha vinto sul ring. Con questa curiosità e con l’entusiasmo che mi percorre sempre, ho voluto incontrare il campione nella mia terra. Alcuni giorni dopo il match mi sono trovato con lui e con la sua numerosa famiglia a passare una giornata in campagna. L’allegria non traspariva, dai suoi occhi, ma abbiamo lo stesso trascorso  un momento di gioia. Una gioia che è passata anche attraverso un buon bicchiere di vino generoso della nostra patria veneta. L’amarezza del risultato è stata finalmente bandita. Spero che il campione ricominci a salire la china, con la stessa  umiltà di chi deve rialzarsi per continuare a combattere. Vidoz che è campione italiano ritornerà sul ring e a poco a poco riavvicinerà la possibilità di riconquistare quello scettro europeo che è alla sua portata. E lui ben sa che non potrà mai mollare, ci sono tre figli che  gli fanno  il tifo per lui e di sicuro gli faranno rinascere la voglia che ha forse perduto per un attimo. Questa volta il ring del Palaido non sarà così avaro. Una serata storta può capitare a tutti. A presto campione.

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